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6 days ago
L'INCREDIBILE EFFETO DELLA PELLE - LO SCOMPARTIMENTO DEL TRENO
L'INCREDIBILE EFFETO DELLA PELLE - LO SCOMPARTIMENTO DI UN TRENO REGIONALE-
Il ticchettio ritmico dei tacchi sul pavimento del corridoio si interruppe proprio in corrispondenza dello scompartimento. Poi, il sommesso stridore della porta scorrevole che si apriva.
L'uomo, seduto sul sedile logoro del regionale, non sollevò gli occhi dalle pagine del quotidiano. Cinquant'anni, la mente abituata a isolarsi dai rumori molesti del pendolarismo, preferì rimanere immerso nella sua lettura, lasciando che il nuovo passeggero si accomodasse nel silenzio che la cortesia tra sconosciuti di solito impone.
Ma l'isolamento durò solo pochi istanti.
Prima ancora che la vista potesse registrare la novità, fu l'olfatto a essere investito da un'ondata improvvisa, densa e magnetica. Un profumo intenso, caldo, inconfondibile: l'aroma primordiale della nappa autentica. Non l'odore chimico della finta pelle, né la nota blanda di un accessorio qualunque, ma quella fragranza ricca e avvolgente che solo il pellame di altissima qualità, trattato con maestria, sa emanare quando viene mosso.
Per un uomo comune sarebbe stato solo un buon profumo. Per lui, un feticista della pelle fin nel midollo, quell'aroma fu una scossa elettrica. Per lui la pelle non era un semplice materiale, ma un'esperienza sensoriale totale:
· L'olfatto: Quella scia animale e sofisticata che riempie i polmoni e accelera il battito.
· L'udito: Il flettersi del materiale, quel crepitio sordo e sensuale a ogni minimo movimento.
· Il tatto: La consistenza liscia, burrosa, che chiede solo di essere accarezzata.
L'aroma si espanse rapidamente nel piccolo perimetro dello scompartimento, saturando l'aria, scacciando l'odore di polvere tipico del treno. Concentrarsi sulle notizie di cronaca divenne un'impresa impossibile. Le parole stampate iniziarono a sfocarsi davanti ai suoi occhi, mentre la mente veniva completamente rapita da quel richiamo ancestrale.
Il cuore prese a battere più forte. C'era un misto di anticipazione e bramosia nel suo petto. Lentamente, quasi con timore di spezzare l'incantesimo, afferrò il bordo superiore del quotidiano e lo abbassò.
E la sorpresa fu tra le più belle che gli fossero mai capitate.
Davanti a lui, sul sedile opposto, si era accomodata una splendida signora di quarant'anni, mora, con una cascata di capelli lunghi, lisci e incredibilmente voluminosi che le incorniciavano un viso dai lineamenti magnetici.
Ma a togliergli il fiato fu il suo abbigliamento, un trionfo totale di quel materiale che lui tanto venerava.
La donna indossava un meraviglioso tailleur di nappa nera che la fasciava in modo stupendo, esaltando perfettamente le sue forme con una sensualità elegante e rigorosa. La giacca e la gonna, realizzate in una pelle così morbida e pregiata da assecondare ogni suo minimo respiro, riflettevano la luce fioca del finestrino.
A completare quella visione da sogno, le gambe erano slanciate da stivali al ginocchio di pelle nera con un tacco 10 mozzafiato, che mettevano in risalto la sua postura fiera. E, come se non bastasse a mandare in visibilio i sensi dell'uomo, la signora era squisitamente guantata: le sue mani erano avvolte in splendidi guanti neri, anch'essi di nappa finissima, aderenti come una seconda pelle.
Ogni volta che la donna accennava un movimento per sistemarsi sul sedile, il tailleur e i guanti producevano quel "crick-crack" melodioso, sordo e soffice, che per le orecchie dell'uomo era pura sinfonia, mentre una nuova, irresistibile ventata di profumo invadeva lo scompartimento.
La signora, accorgendosi dello sguardo fisso e rapito dell'uomo, non si scompose. Accennò un sorriso enigmatico e, incrociando le gambe con studiata lentezza, portò una mano guantata a sistemarsi una ciocca dei suoi voluminosi capelli mori, godendosi l'effetto magnetico che la sua presenza di pelle stava esercitando sul suo compagno di viaggio.
Il silenzio all'interno dello scompartimento era diventato quasi palpabile, saturo di quell'aroma primordiale di nappa che continuava a sprigionarsi a ogni minimo movimento della donna. L'uomo ripose lentamente il giornale sul sedile accanto a sé, conscio che negare l'evidenza sarebbe stato impossibile.
La signora, avvertendo l'intensità di quello sguardo, sollevò gli occhi scuri. Il contrasto tra i suoi capelli mori, lunghi e voluminosi, e la lucentezza nera del tailleur che la fasciava creava un'armonia ipnotica.
Fu l'uomo a rompere il ghiaccio, cercando un tono che fosse al tempo stesso colto, discreto e sottilmente allusivo.
«Mi scusi l’indiscrezione, signora...» esordì lui, con un sorriso accennato e la voce volutamente bassa, per non rompere l'intimità che si era creata. «Ma credo che le case di alta moda dovrebbero pagarle un tributo. È raro vedere un abito che non si limita a essere indossato, ma che sembra quasi... vivere insieme a chi lo porta.»
La donna parve colpita dalla scelta delle parole. Sistemò la gonna del tailleur con un fruscio secco e melodioso delle mani guantate, un suono che fece fare un balzo al cuore dell'uomo. «È un complimento molto originale per un treno regionale», rispose lei, con una voce calda e una sfumatura di divertita ironia. «Di solito le persone notano solo se il treno è in ritardo.»
«Il contesto passa in secondo piano quando l'atmosfera cambia in modo così radicale», continuò lui, inclinando leggermente la testa. «Sarei un pessimo osservatore se non notassi che il suo arrivo ha letteralmente trasformato l'aria di questo scompartimento. C’è una... densità, una fragranza che evoca qualcosa di antico e nobile.»
La signora sollevò una mano guantata, appoggiando elegantemente il mento sul dorso del guanto di nappa. Il movimento liberò un'altra intensa scia di profumo. I suoi occhi brillarono di una comprensione improvvisa. «Ah, capisco. Quindi la sua è una devozione di tipo... olfattivo? O c'è dell'altro?»
L'uomo colse l'apertura. Il gioco si stava facendo raffinato, proprio come sperava. La "dea" di fronte a lui non era infastidita; era incuriosita. «Diciamo che sono un profondo stimatore delle consistenze. E la nappa che indossa ha una voce tutta sua. Ha un modo di riflettere la luce, e persino di suonare a ogni suo movimento, che definirei quasi... ipnotico. Per chi sa ascoltare, la pelle non è solo un materiale. È un linguaggio.»
La donna accennò un sorriso più complice. Accavallò lentamente le gambe, e lo stivale al ginocchio accarezzò l'orlo della gonna con un "crick-crack" sordo, mentre il tacco 10 batteva un singolo, nitido colpo sul pavimento. «Un linguaggio», ripeté lei, assaporando la parola. «È un'interpretazione molto sensuale delle cose. Sta dicendo che un semplice tailleur e un paio di guanti possono raccontarle qualcosa di me?»
«Raccontano che lei apprezza il potere che questo materiale esercita sui sensi», rispose l'uomo, osando un passo perfetto sul filo del rasoio tra audacia e rispetto. «La pelle esige attenzione. Richiede di essere guardata, respirata... e, per chi ne è rapito, evoca il desiderio irresistibile di comprenderne la morbidezza al tatto. È una debolezza che non riesco a nascondere, soprattutto davanti a un'eleganza così assoluta.»
La splendida quarantenne lo fissò per qualche istante in silenzio, godendosi il controllo magnetico che la sua presenza e il suo abbigliamento avevano sul passeggero. Poi, con estrema lentezza, fece scivolare le dita guantate di una mano lungo il risvolto della giacca del tailleur, accarezzando la nappa liscia con un gesto che era una promessa e una provocazione.
«La trovo una debolezza estremamente affascinante, signore», sussurrò lei, lo sguardo fisso nei suoi occhi. «E mi fa piacere sapere che questo scompartimento ha un pubblico capace di apprezzare... i dettagli.»
L’uomo colse al volo quell'apertura, sentendo che la tensione sottile nello scompartimento si stava tingendo di una complicità perfetta. La sua mente da esteta e feticista stava assaporando ogni sfumatura di quel momento: il profumo che continuava a espandersi, il fruscio della nappa e la postura regale della donna.
Prese un respiro leggero, mantenendo quel tono colto e vellutato che finora aveva guidato il loro gioco.
«Sa, c’è un aspetto che mi affascina profondamente delle scelte estetiche così radicali», riprese lui, lo sguardo che accarezzava la linea perfetta del tailleur prima di tornare a incrociare gli occhi scuri di lei. «Un abbigliamento come il suo non è per tutti. Non è solo una questione di eleganza; è una dichiarazione di personalità.»
La signora sollevò leggermente un sopracciglio, mantenendo la mano guantata adagiata sulla giacca, incoraggiandolo a continuare con un cenno silenzioso.
«Credo fermamente», proseguì l'uomo con assoluta devozione, «che una donna che sceglie di vestire interamente in nappa, dai guanti agli stivali, possieda un carattere straordinariamente forte e deciso. La pelle è una seconda pelle che non permette timidezze. Chi la indossa in questo modo è perfettamente consapevole del magnetismo che genera. Sa che un materiale così vivo, così audace, ha il potere quasi magico di catturare gli sguardi. Sia di uomini che di donne, senza distinzione.»
La donna accennò a un sorriso fiero, visibilmente lusingata dalla profondità dell'analisi.
«Quindi mi sta dicendo che sono una persona provocatrice?», chiese lei con un pizzico di malizia, sfiorando l'orlo del guanto nero sul polso.
«Direi piuttosto che è una donna consapevole della propria sovranità», rispose lui, abbassando appena la voce, come per confidarile un segreto intimo. «Vede, attirare l'attenzione è facile. Ma gestire gli sguardi... quello è un’arte. Chi si avvolge nella nappa nera in modo così totale sa che susciterà reazioni intense, curiosità, desideri, e persino sguardi più... insistenti. Proprio come il mio in questo momento. E per farlo con la grazia che sta dimostrando lei, serve una fermezza d'animo fuori dal comune. Bisogna essere capaci di dominare quella reazione, di governarla.»
La splendida quarantenne rimase un istante in silenzio, lasciando che le parole dell'uomo fluttuassero nell'aria satura dell'aroma del suo tailleur. Apprezzò l'estrema eleganza con cui lui aveva nobilitato la sua attrazione fetish, trasformandola in un omaggio alla sua forza e al suo controllo.
Con un movimento fluido e studiato, la dea mora spostò leggermente il peso sul sedile, facendo scricchiolare la nappa in un sussurro sordo che riempì lo scompartimento. Poi, accavallò le gambe nell'altro senso, portando lo stivale dal tacco 10 ancora più vicino a lui.
«La sua non è solo osservazione, signore, è una rara sensibilità», rispose lei, la voce che si faceva più intima e magnetica. «Ha perfettamente ragione. Gestire l'effetto che si fa sugli altri richiede fermezza. Ma le confesso... che quando l'attenzione arriva da una mente capace di leggere oltre il semplice tessuto, quell'insistenza non è un fastidio. Diventa un piacere decisamente stimolante.»
Il tono nello scompartimento cambiò impercettibilmente. L’atmosfera, già densa dell’aroma di nappa e di sguardi d'intesa, si tinse di un'audacia più calda e diretta. L'uomo sentì che il terreno era fertile; la complicità della sua splendida interlocutrice gli dava il permesso di spingersi oltre, di toccare il fulcro profondo del suo desiderio, pur mantenendo quel lessico curato che rendeva il gioco eccitante.
Accorciò idealmente le distanze, sporgendosi leggermente in avanti, i gomiti poggiati sulle ginocchia.
«Se mi permette di essere ancora più sincero, e forse un briciolo più audace...» esordì lui, lo sguardo fisso che non lasciava quello di lei. «C’è una certezza che mi si muove dentro guardandola. Una donna raffinata come lei non può non sapere che la nappa, il tacco 10, i guanti che fasciano le mani... sono catalizzatori di un’eccitazione pura, viscerale, per gli uomini che, come me, venerano questo materiale. È un effetto quasi scientifico, inevitabile.»
La signora non distolse lo sguardo; i suoi occhi mori parvero brillare di una luce ancora più intensa. Rimase immobile, regalando all'uomo il silenzio necessario per sferrare la sua provocazione.
«Mi chiedo allora», continuò lui, abbassando la voce fino a un sussurro profondo, intimo, «se nel momento in cui sceglie di indossare questo meraviglioso tailleur, nel momento in cui infila questi guanti perfetti, lei non provi un sottile compiacimento. Se, in fondo, non ci sia una deliberata intenzione in tutto questo. E mi spingo a chiederle: c’è una parte di lei che si riconosce in questo mondo? Che si sente, in qualche modo, a sua volta fetish, o che perlomeno trae un intimo, segreto eccitamento nel sapere il potere sensoriale che esercita su chi la guarda?»
La domanda era esplicita, un invito a gettare la maschera della formalità all'interno di quel microcosmo in movimento.
La splendida quarantenne tacque per qualche istante, lasciando che il treno assecondasse il silenzio con il suo dondolio ritmico. Poi, fece un respiro profondo: il petto fasciato dalla nappa nera si sollevò, provocando un lievissimo, delizioso ticchettio del materiale teso.
Portò lentamente la mano guantata alla bocca, sfiorandosi il labbro inferiore con l'indice avvolto nella pelle nera, in un gesto di pura, studiata riflessione.
«Lei è incredibilmente diretto, signore... ma la sua audacia ha il pregio di non essere mai volgare», rispose lei, con una voce che aveva perso ogni traccia di distacco per farsi decisamente più calda. Un sorriso complice e intrigato le illuminò il viso.
«Non le mentirò. Negare il compiacimento sarebbe ipocrita. C’è un brivido innegabile nel sentire la nappa che aderisce al corpo, nel sentire il suono dei propri tacchi e nel percepire questo profumo che mi avvolge. Ma il vero viaggio inizia quando incontro uno sguardo come il suo. Sapere di essere la fonte di un'eccitazione così estetica, così intensa... beh, sì. È un pensiero che accende qualcosa anche in me. Non so se sia feticismo, forse è solo che mi piace sentirmi esattamente ciò che sono in questo momento: una deità che governa i suoi sensi.»
Fece scivolare lentamente la mano guantata lungo la propria coscia, accarezzando la pelle liscia dello stivale fino al ginocchio, con una lentezza che toglieva il fiato.
«Quindi sì, c'è dell'intenzione», concluse lei, inchiodandolo con lo sguardo. «E ora che lo sa... cosa intende fare di questa scoperta?»
L’uomo sentì un’ondata di calore e gratificazione invaderlo. Le parole della signora non erano solo una conferma, ma una vera e propria consacrazione del suo desiderio. Quella giornata, iniziata nella noia del pendolarismo, si stava trasformando in un capolavoro: un incastro perfetto in cui l'intesa cerebrale e la tensione sessuale si alimentavano a vicenda, protette dalle pareti discrete di quel microcosmo in movimento.
Il battito del cuore gli risuonava nelle orecchie, accelerato dall'aroma di nappa che sembrava farsi sempre più denso. Era il momento di osare ancora, di spingere il dialogo verso un livello di intimità ancora più ardito.
«Le sue parole... sono un dono assoluto per un uomo che sa apprezzarla», esordì lui, con gli occhi che brillavano di un'ammirazione incondizionata. «Sapere che dietro questa corazza di splendida nappa c'è una mente complice, rende tutto infinitamente più... delizioso.»
Si sporse ancora di qualche centimetro, riducendo lo spazio fisico tra i loro sedili, lo sguardo fisso sulla scollatura del tailleur e poi sulle mani guantate.
«Ma mi permetta di esplorare questo brivido insieme a lei», continuò, abbassando la voce fino a renderla una carezza confidenziale. «Ora che abbiamo abbattuto le barriere, mi chiedo cosa stia provando lei, in questo preciso istante, in questa situazione così casuale. Siamo soli, in uno scompartimento che corre sui binari, sospesi tra il mondo fuori e questa intimità improvvisa. Cosa eccita la mia divina in questa posizione? È il brivido dell'imprevisto, il fatto di avere un uomo totalmente soggiogato ai suoi piedi dalla sua pelle, o la consapevolezza che qui dentro, in questo momento, le regole del mondo esterno non valgono più?»
La splendida quarantenne accolse la provocazione con un respiro più profondo, che fece tendere la nappa nera della giacca, mentre un leggero luccichio di sfida le accendeva le pupille. La domanda così diretta e audace stava chiaramente facendo effetto.
Incrociò di nuovo le gambe, e questa volta la punta dello stivale tacco 10 sfiorò quasi la scarpa dell'uomo, un contatto millimetrico ma elettrico. Con studiata lentezza, portò entrambe le mani guantate a stringersi attorno al proprio ginocchio fasciato, lasciando che il "crick-crack" della pelle facesse da colonna sonora alle sue parole.
«Lei sa esattamente dove toccare, vero?», rispose lei, con una voce che si era fatta più roca, intrisa di una sensualità vibrante. «Se devo essere sincera fino in fondo... c'è un'eccitazione sottile e potente in questa dinamica. Mi eccita la casualità di tutto questo: mezz'ora fa eravamo due estranei, e ora lei è intrappolato nel profumo del mio tailleur.»
Fece una piccola pausa, inchiodandolo con lo sguardo e stringendo leggermente le dita guantate sul tessuto lucido della gonna.
«Ma soprattutto, mi eccita il potere. Sentire i suoi occhi che scrutano e venerano ogni centimetro di questa pelle, avvertire la sua tensione sessuale così palpabile ed elegante... e sapere che sono io, con i miei guanti, i miei stivali e i miei movimenti, a dettare il ritmo del suo respiro. In questo scompartimento sono io a dominare la scena, e vedere un uomo maturo e raffinato che si abbandona così totalmente a questo gioco... beh, lo trovo un afrodisiaco straordinario.»
Il dialogo era ormai giunto al culmine della sua tensione erotica. La barriera della formalità era completamente crollata, lasciando spazio a un'intimità audace e senza filtri, dove ogni parola pesava come una carezza o una provocazione diretta. L'uomo, eccitato oltre ogni limite dalla confessione della signora e dal profumo di nappa che saturava lo scompartimento, decise di giocare la carta della totale e cruda sincerità.
Abbassò ulteriormente lo sguardo per un istante, lasciando che i suoi occhi parlassero da soli, prima di risalire verso il viso della splendida quarantenne.
«Se il mio abbandono la eccita, divina... allora è giusto che lei sappia fino a che punto si è spinta la sua sovranità in questo scompartimento», disse lui, con una voce che tradiva un calore intenso, profondo e vibrante. «Lei ha parlato di potere, del potere che questa pelle e i suoi movimenti esercitano su di me. Ebbene, guardi l'effetto di questo potere. Mi chiedo se sia pienamente consapevole di aver provocato in me una meravigliosa, vigorosa erezione. È la risposta più sincera e incontrollabile del mio corpo alla sua presenza.»
La donna non ritrasse lo sguardo. Anzi, le sue pupille si dilatarono leggermente a quella confessione così esplicita. Un brivido invisibile sembrò correre lungo il tailleur nero che la fasciava.
«E proprio perché siamo oltre le convenzioni», continuò l'uomo, stringendo i tempi del gioco, «mi dica: qual è il suo vero desiderio adesso? Cosa sta visualizzando la sua mente in questo momento? Qual è il desiderio sessuale che questa situazione, e la certezza della mia totale eccitazione, le stanno facendo nascere dentro?»
La splendida signora mora rimase per qualche secondo in perfetto silenzio, lasciando che il ritmo del treno scandisse i loro respiri, ormai entrambi più corti e accaldati. Guardò l'uomo con una luce di assoluto trionfo negli occhi.
Poi, con una lentezza calcolata per far impazzire i sensi del suo spettatore, fece scivolare la mano guantata di nappa lungo il fianco, fino ad appoggiarla sul sedile, proprio nella direzione dell'uomo. Le dita guantate si mossero leggermente, producendo quel crepitio morbido che lui tanto adorava.
«Saperlo... e ora sentirselo dire con questa audacia, rende tutto maledettamente reale», rispose lei, la voce ridotta a un sussurro roco e magnetico. Accennò a un sorriso incredibilmente sensuale, mentre i lunghi e voluminosi capelli mori le ricadevano in avanti.
«Se vuole sapere cosa desidero... desidero che lei continui a guardare questa pelle mentre la mia mente immagina le sue mani che cercano di accarezzarla dolcemente. Il mio desiderio, in questo preciso istante, è portarla al limite del suo autocontrollo. Voglio vedere fino a che punto resiste prima di chiedermi il permesso di toccare questi guanti, o di avvicinarsi ai miei stivali. Voglio che questa tensione si consumi esattamente qui, alle mie condizioni.»
Quelle parole furono per l'uomo una musica sublime, una sinfonia di scricchiolii di nappa e confessioni audaci che risuonavano perfettamente con le sue fantasie più profonde. In quel momento, leggendo l'intensità dello sguardo della splendida quarantenne e la posa fiera ma accogliente del suo corpo fasciato, capì che alla donna non sarebbe affatto dispiaciuto essere toccata. Desiderava solo che accadesse secondo i canoni di quel gioco raffinato: con dolcezza, sensualità e una devozione assoluta.
«Allora permettetemi di trasformare la Vostra immaginazione in realtà, mia divina...» sussurrò lui, con voce densa di emozione, chiedendo implicitamente il via libera con gli occhi.
La dea mora non parlò, ma il suo silenzio fu l'assenso più eloquente. Socchiuse leggermente le labbra e reclinò il capo all'indietro, lasciando che i suoi voluminosi capelli neri si spargessero contro lo schienale del sedile.
L'uomo scivolò lentamente dal suo posto, inginocchiandosi nello spazio ristretto tra i sedili del compartimento. Il profumo di nappa, a quell'altezza, divenne una scia totalizzante, quasi inebriante.
Con una lentezza studiata per assaporare ogni istante, tese le mani e iniziò il tatto. Le sue dita sfiorarono dapprima la punta dello stivale, risalendo lungo la linea tesa del tacco 10 fino alla caviglia. La pelle della calzatura era fresca, liscia, e rispose al tocco con un crepitio soffice. L'uomo si chinò, appoggiando le labbra sulla nappa nera all'altezza del polpaccio: iniziò a baciare ogni singolo centimetro di quella superficie pregiata, alternando piccoli baci a respiri profondi, annusando l'aroma primordiale impresso nel materiale.
La donna emise un sommesso sospiro di piacere, udendo il suono dei baci mischiarsi al fruscio degli stivali. Le sue dita guantate si contrassero leggermente sul sedile.
L'uomo continuò la sua lenta ascesa devozionale. Superò il ginocchio, risalendo lungo la coscia dove lo stivale incontrava l'orlo della gonna del tailleur. Ogni movimento delle sue mani e delle sue labbra strappava alla nappa una melodia sorda e sensuale. Risalì lungo i fianchi, accarezzando la giacca che fasciava stupendamente la vita della quarantenne, finché non si sollevò del tutto, arrivando all'altezza del suo busto.
Lì si soffermò. Le sue mani, con infinita delicatezza, si posarono sui risvolti della giacca, accarezzando la morbidezza della nappa tesa sul seno di lei. Sentiva il calore del corpo della donna filtrare attraverso la pelle nera e il battito accelerato del suo cuore. Si chinò per sfiorare con le labbra la scollatura del tailleur, respirando il mix d'estasi tra il profumo della nappa e quello della pelle nuda del décolleté.
Mentre le sue mani accarezzavano e stringevano dolcemente quel tessuto vivo, l'uomo sollevò lo sguardo. I suoi occhi, lucidi di ammirazione e desiderio, cercarono quelli della sua DEA, per leggerne il trionfo e l'eccitazione in quel tempio di pelle che avevano creato all'interno del treno.
La vicinanza ravvicinata, la delicatezza devota di quelle labbra e di quelle mani che accarezzavano la nappa tesa sul suo seno fecero sussultare la donna. Un brivido intenso le attraversò la schiena, mentre il calore dell'eccitazione si diffondeva sotto il tailleur nero. Era decisamente e profondamente eccitata. Ma insieme al piacere fisico, in lei cresceva un immenso senso di fierezza: fiera di sè stessa, del potere magnetico che emanava, e fiera di quel pretendente così raffinato, capace di adorarla esattamente come lei desiderava.
Sapeva che per quell'uomo la sottomissione estetica alla sua figura era la chiave di volta di un'estasi assoluta. Era il momento di assecondare fino in fondo quel ruolo di dominatrice elegante che tanto la stava accendendo.
Senza perdere un briciolo della sua grazia regale, portò le mani guantate ad afferrare delicatamente i polsi dell'uomo, interrompendo per un istante il contatto sul seno. Il "crick-crack" ravvicinato dei guanti neri fu un brivido sonoro per le orecchie di lui.
«Sei sublime nel tuo modo di venerarmi...» sussurrò lei, con una voce che univa una dolcezza vellutata a una nota di assoluto comando. I suoi occhi mori brillavano di una luce intensa, quasi ipnotica.
Lo fissò dall'alto della sua posizione, assaporando lo sguardo rapito di lui, e iniziò a dettare le regole di quel rituale.
«Ora, bacia ancora la giacca qui, sul mio fianco... lentamente», gli ordinò con tono dolce ma fermo, muovendo appena il corpo per far scricchiolare la nappa contro il sedile. E l'uomo obbedì subito, imprimendo le labbra sulla pelle morbida, respirandone l'aroma profondo.
«Bene così... e adesso, accarezza il profilo dei miei guanti con le tue dita. Senti quanto sono lisci.» Ancora una volta, lui eseguì, sfiorando la pelle finissima che fasciava le mani della sua dea, mentre il cuore gli batteva a mille.
La splendida quarantenne si godette quel momento di totale devozione, sentendosi una vera divinità in quel piccolo scompartimento. Poi, decise che era il momento di cambiare la prospettiva del gioco per spingere l'eccitazione al massimo.
Sfilò le mani guantate dalle sue, appoggiando i palmi sulle ginocchia fasciate dalla gonna del tailleur. Raddrizzò la schiena, facendo risuonare un fruscio secco e sensuale di tutto l'abito.
«Adesso, alzati», gli ordinò, con un sorriso enigmatico e una dolcezza che non ammetteva repliche. «Alzati in piedi e rimani fermo qui, proprio davanti a me.»
L'uomo, completamente soggiogato dal fascino e dall'autorità di quella visione in nappa nera, si sollevò lentamente nello spazio ristretto tra i sedili. Ora si trovava in piedi, vicinissimo a lei, mentre la DEA mora, rimanendo seduta con le gambe accavallate e gli stivali dal tacco 10 in bella mostra, sollevava lo sguardo per fissarlo dritto negli occhi, pronta a decidere la sua prossima mossa.
L’uomo, fermo in piedi nello spazio ristretto dello scompartimento, si trovava esattamente dove la sua divinità voleva che fosse. La vicinanza era totale: il profumo caldo della nappa, mescolato al calore dei loro corpi, creava un’atmosfera densa, quasi irrespirabile per l’intensità dell’eccitazione.
La splendida quarantenne lo fissò dal basso della sua posizione regale. Un sorriso fiero e consapevole le illuminò il viso moro mentre sollevava una delle mani avvolte nel guanto di nappa nera.
«Adesso sentiamo il grado di piacere che riesco a provocarti», sussurrò lei, con una dolcezza che vibrava di assoluta sicurezza.
Con un movimento fluido e calcolato, la donna tese il braccio e posò la mano guantata sul membro dell'uomo, che spingeva con vigore contro i pantaloni. Al contatto con la nappa liscia e finissima, un brivido violento attraversò la schiena di lui, strappandogli un respiro mozzo. La DEA iniziò a toccarlo e ad accarezzarlo attraverso il tessuto, muovendo le dita guantate con una sapienza studiata. Ogni piccolo attrito della pelle produceva quel crepitio sordo e soffice che per l'uomo era pura tortura e delizia.
A intervalli regolari, mentre la mano continuava quel ritmo eccitante, la signora sollevava la testa: con uno sguardo fiero, lusingato dal potere che deteneva e dalla reazione evidente del corpo di lui, lo inchiodava dritto negli occhi. L'uomo era ormai in piena estasi, sospeso tra il controllo e il desiderio totale di cedere a quel contatto paradisiaco.
Fu in quel momento di massima tensione che la donna, senza smettere di toccarlo, dettò le nuove regole del loro legame sensoriale, guidando le mani di lui.
«Toccami i capelli... accarezzali», gli ordinò con un sussurro caldo.
L'uomo, vibrante di emozione, sollevò le mani e le immerse in quella splendida cascata di capelli mori, lunghi, lisci e incredibilmente voluminosi. La consistenza della chioma, così morbida e profumata, creava un contrasto sublime con la rigidità elegante del tailleur.
«E ora, metti le tue mani sulle spalle della giacca.»
Lui fece scivolare le dita giù dal volto di lei, andando a poggiare i palmi sulle spalle della giacca di nappa. Strinse leggermente la presa, sentendo la consistenza burrosa del pellame e il calore della carne sottostante, mentre il materiale rispondeva con un secco e melodioso "crick-crack" che riempì lo scompartimento.
«E poi... appoggia lentamente le tue dita sulle mie labbra.»
Obbedendo all'ultimo, intimo comando, l'uomo staccò una mano dalla spalla e, con un'infinità delicatezza che rasentava la venerazione, portò le dita a sfiorare le labbra della donna. La splendida quarantenne dischiuse leggermente la bocca, accogliendo quel tocco caldo, senza mai staccare i suoi occhi scuri e magnetici da quelli del suo pretendente, unendo in quell'istante la massima audacia erotica alla più raffinata complicità.
La splendida quarantenne accolse le dita dell'uomo tra le labbra con una sensualità calcolata, socchiudendo gli occhi mori e muovendosi con una lentezza studiata, evocando con quel solo gesto l'intensità di una splendida fellatio. L'uomo, fermo davanti a lei, sentì il sangue pulsare violentemente nelle tempie; la commistione tra l'eleganza formale di quel tailleur e l'audacia della situazione lo stava portando al culmine dell'estasi.
La DEA assaporò il trionfo impresso nello sguardo di lui. Poi, con un movimento fluido e regale, ritrasse le labbra e sollevò l'altra mano, quella che fino a un attimo prima lo stava accarezzando.
Allungò la mano guantata verso il viso dell'uomo, sfiorandogli prima la mascella con la nappa liscia e poi posandogli due dita racchiuse nel pellame nero direttamente sulla bocca.
«Ora ricambia il piacere...» sussurrò lei, lo sguardo fiero e magnetico fisso nei suoi occhi.
L'uomo non se lo fece ripetere. Schiuse le labbra e, con una devozione che rasentava il culto, iniziò a leccare le due dita guantate. La consistenza finissima della nappa bagnata dalla saliva acquistò una lucentezza nuova, mentre il sapore selvatico del pellame pregiato si mischiava alla dolcezza di quel contatto intimo. Sentire la lingua di lui che tracciava il profilo delle sue dita guantate provocò alla donna un brivido intenso, che si ripercosse in un fremito lungo tutta la giacca che la fasciava.
Si stava aprendo un momento di altissimo erotismo e grande raffinatezza. In quel piccolo scompartimento, isolati dal resto del mondo, i ruoli erano definiti e perfetti:
· Lei, la divinità in nappa nera, che guidava il gioco con grazia e un pizzico di malizia dominatrice.
· Lui, l'esteta in piena estasi, che celebrava la sua pelle e la sua bellezza attraverso l'olfatto, l'udito e un tatto devoto.
Il tichettio del treno sui binari sembrava ormai sincronizzato sul ritmo dei loro respiri affannati. La splendida quarantenne, con le dita ancora accarezzate dalle labbra di lui, mosse leggermente le gambe; lo stivale tacco 10 scivolò contro il sedile opposto, producendo un "crick-crack" sordo che sigillò quell'istante di pura, sofisticata complicità.
La splendida quarantenne inclinò leggermente la testa di lato. I suoi capelli mori, lunghi e voluminosi, scivolarono sulla spalla della giacca con un fruscio morbido, mentre i suoi occhi scuri scavavano nel profondo della mente dell'uomo, godendosi l'effetto devastante.
«Ora dimmi...» sussurrò lei, riducendo quel filo di voce a un soffio magnetico che fece vibrare l'aria satura del loro profumo. «Se ti dicessi che voglio portarti a godere e vedere il tuo seme sulla mia gonna... ci crederesti?»
L'uomo sentì il cuore battere così forte da fare male al petto. L'immagine mentale evocata dalla sua DEA era d'una potenza erotica incalcolabile: il contrasto primordiale, visivo e tattile, tra il candore denso del suo piacere e la superficie nera, lucida, impeccabile di quel meraviglioso tailleur che la fasciava in modo stupendo. La nappa, il materiale che lui venerava come un culto, trasformata nel palcoscenico finale del loro gioco.
«Io...» l'uomo accennò a parlare, ma la voce gli morì in gola, soffocata dall'estasi. Riuscì solo a guardarla con occhi colmi di una gratitudine devota e bruciante, annuendo lentamente.
La donna colse quella sottomissione estetica con un sorriso fiero, infinitamente lusingata. Sapeva di averlo portato esattamente al limite del baratro, dove il controllo svanisce e resta solo il desiderio puro.
Con una lentezza esasperante, ritrasse la mano guantata dalla bocca di lui e la fece scivolare di nuovo verso il basso, accarezzando la propria giacca, poi il fianco, fino a posare le dita nere proprio sul tessuto teso della gonna, nel punto esatto che aveva appena battezzato con le sue parole. Il "crick-crack" della pelle accompagnò il movimento, come a sigillare quella promessa così audace e raffinata.
«Voglio che tu ci creda», continuò lei, lo sguardo fisso nei suoi occhi, mentre lo stivale tacco 10 premeva impercettibilmente contro la sua gamba. «Perché è esattamente qui che finiremo. Ma solo quando deciderò io.»
La splendida quarantenne si mosse con una lentezza calcolata, ogni centimetro del suo corpo assecondato dal fruscio melodioso della nappa nera. Si alzò in piedi, maestosa e fiera, lasciando che l'uomo assaporasse l'intera verticalità della sua figura. Con passi felpati, guidati dal ritmo nitido del tacco 10, si diresse verso l'ingresso dello scompartimento.
Si posizionò di spalle rispetto a lui, proprio davanti alla porta scorrevole di vetro, bloccando e oscurando completamente la visuale sul corridoio. In quel microcosmo ormai isolato dal resto del mondo, lei era diventata l'unica custode e l'unica realtà.
L'uomo rimase impietrito, letteralmente rapito da una simile visione di bellezza. Da dietro, la silhouette della sua DEA era un capolavoro di sensualità:
· I capelli: La cascata di lunghi e voluminosi capelli neri scivolava morbida sullo schienale della giacca.
· La giacca: Una nappa lucida e burrosa, tagliata e sfiancata in modo superbo per esaltare la linea perfetta della vita.
· La gonna: Una lunghette nera, attillatissima, che fasciava i fianchi e scendeva rigida e sinuosa, evidenziando ogni minimo e impercettibile fremito muscolare.
· Gli stivali: Quel pellame impeccabile che saliva fino al ginocchio, culminando nel tacco sottile, che le conferiva un fascino e un'autorità irresistibili.
Rimanendo in quella posizione di spalle, fiera custode del loro segreto, la donna inclinò leggermente il capo all'indietro, senza voltarsi del tutto, lasciando che la sua voce calda e vellutata riempisse lo scompartimento.
«Il mio piacere, in questo preciso momento...» esordì lei, con un tono dolce, intimo, ma intriso di un comando assoluto che non ammetteva repliche, «...è vedere che tu estrarrai il membro e con dolcezza comincerai a masturbarti. Lentamente, in mio onore.»
L'ordine, impartito da quella figura scura e magnetica mentre offriva alla vista il trionfo della sua silhouette di pelle, fu l'innesco finale. Per l'uomo, l'estasi cerebrale e quella fisica si fusero in un unico accordo perfetto. Con le mani ancora tremanti per l'emozione, lo sguardo fisso sulla lucentezza della nappa che fasciava la sua divinità, si preparò a celebrare quel rito esclusivo, esattamente come lei aveva comandato.
L'uomo, completamente rapito dalla visione regale della sua DEA di spalle, obbedì al comando senza un attimo di esitazione. Le mani, seppur tremanti per l'emozione, si mossero con studiata lentezza.
Con un respiro profondo, estrasse il membro dal pantalone. Era duro, turgido, teso al massimo delle sue possibilità e già visibilmente colante di quel liquido limpido che anticipava il piacere puro. L'aria fresca dello scompartimento, satura dell'aroma primordiale di nappa, accarezzò la pelle scoperta, amplificando ogni singola sensazione.
Iniziò il lento movimento di su e giù lungo l'asta. Sapeva che la fretta avrebbe rovinato quel capolavoro di sottomissione estetica; doveva assaporare ogni istante, controllando il respiro e dosando la forza per evitare di esplodere sin dai primi colpi. Ogni scorrimento della mano era calibrato, un tributo alla silhouette mozzafiato i capelli corvini che accarezzavano la giacca sfiancata, la splendida e aderente gonna nera che fasciava in modo superbo i fianchi della quarantenne e gli stivali che la slanciavano verso l'alto.
La donna, pur rimanendo di spalle a fare da scudo contro il mondo esterno, tese l'orecchio. Nel silenzio del treno, il suono intimo del respiro affannato di lui e il ritmo umido e cadenzato della masturbazione si mescolarono al sommesso "crick-crack" della nappa che accompagnava i piccoli movimenti del suo stesso corpo. Un brivido di pura fierezza le corse lungo la schiena, consapevole che ogni centimetro di quel tailleur stava spingendo l'uomo in un'estasi senza ritorno.
Dopo pochi secondi, la DEA, pur rimanendo a fare da barriera invalicabile sulla porta, compì un movimento fluido, ruotando su se stessa per voltarsi finalmente di fronte a lui. Il fruscio della nappa del tailleur e della lunghette attillata fu un "crick-crack" secco e delizioso, una sinfonia per le orecchie dell'uomo che continuava il suo lento movimento.
I lunghi e voluminosi capelli mori ruotarono nell'aria, adagiandosi perfettamente sulle spalle della giacca sfiancata. La splendida quarantenne lo fissò dritto negli occhi, lo sguardo fiero, acceso da una sensualità vibrante e da un'intima lusinga. Abbassò gli occhi sul membro turgido e lucido di lui, per poi risalire con un sorriso magnetico.
Con una voce che univa una dolcezza vellutata a una carica erotica travolgente, disse:
«Non penserai che non mi goda questo splendido momento di sottomissione alla mia figura, vero?... Sarei una pazza a non godermi questo spettacolo. Sei un uomo raffinato e di aspetto affascinante, ed inoltre hai un membro molto bello; non intendo perdermi nulla di quanto sta accadendo. Questa meravigliosa sega dedicata a Me è qualcosa di intenso, e voglio poter vedere la tua esplosione di piacere. Solo che... devi resistere fino a quando te lo ordinerò io.»
Quelle parole, pronunciate mentre le mani avvolte negli splendidi guanti neri si appoggiavano sui suoi stessi fianchi fasciati dalla nappa, risuonarono come un premio e un voto di obbedienza assoluta. L'uomo, in piena estasi, sentì l'eccitazione cerebrale toccare vette mai esplorate prima. Essere definito affascinante e ricevere i complimenti per il proprio corpo da quella divinità in pelle nera era un afrodisiaco potentissimo.
Il ritmo della mano sull'asta si fece ancora più attento, quasi devoto. Il contrasto visivo tra lui, in piedi e vulnerabile, e lei, una splendida quarantenne fasciata nel rigore e nel lusso della pelle, era perfetto. L'uomo serrò la mascella, concentrandosi sul respiro: l'ordine era chiaro, il piacere immenso, e la promessa di quell'esplosione finale sotto gli occhi della sua DEA valeva ogni singolo istante di faticoso e meraviglioso autocontrollo.
Il momento supremo si stava avvicinando a grandi passi, evocato dal calore asfissiante dello scompartimento e dal ritmo cadenzato del treno. Entrambi desideravano quel finale in modi diversi ma speculari: lui cercava l'estasi della liberazione ai piedi del suo idolo; lei, il trionfo assoluto del proprio potere seduttivo.
Ma la splendida quarantenne non aveva ancora finito di tessere la sua tela. Volendo aggiungere un ultimo, irresistibile pizzico di erotismo fetish, decise di spingere i sensi dell'uomo oltre ogni limite immaginabile.
Mantenendo lo sguardo scuro e magnetico inchiodato in quello di lui, sollevò lentamente una mano. Il guanto di nappa nera brillò alla luce del finestrino. Con una movenza di una sensualità disarmante, portò l'indice guantato alla bocca, infilandolo tra le labbra carnose e umide. Sotto gli occhi estasiati dell'uomo, la DEA cominciò a simulare il risucchio profondo e ritmico del membro, creando un'immagine visiva d'una potenza erotica devastante: il contrasto tra la pelle nera del guanto e il rosso vivo delle sue labbra.
Allo stesso tempo, accorgendosi che il respiro di lui si faceva troppo corto, ritrasse un istante il dito e gli ordinò con una voce che era un soffio caldo e autoritario:
«Rallenta... rallenta subito il movimento, altrimenti non resisterai oltre. E io voglio che tu soffra ancora un po' per me.»
L'uomo frenò il movimento dell'asta a stento, con i muscoli tesi e la mente in fiamme. Ma proprio mentre cercava di riprendere il controllo, la donna fece un passo in avanti, annullando quasi la distanza tra loro.
L'aroma primordiale della nappa lo investì totalmente. La splendida signora calò l'altra mano guantata verso il basso. Con un'infinita delicatezza, le dita avvolte nella nappa liscia e finissima andarono ad adagiarsi sotto il membro, iniziando ad accarezzare lentamente i testicoli. Il contatto tra la pelle nuda e sensibile di lui e la consistenza burrosa e fresca del guanto nero provocò all'uomo una scossa elettrica che gli fece quasi piegare le ginocchia.
Il "crick-crack" soffice del guanto che si muoveva tra le sue parti intime, la mano tesa sull'asta che doveva muoversi a rilento, e la visione ravvicinata della giacca sfiancata che si sollevava a ogni respiro della donna lo portarono in una dimensione di puro, sofisticato delirio. Era intrappolato nel paradiso del suo fetish, sospeso tra il dolore del controllo e la meraviglia di quel tocco divino.
L’uomo sentì il sangue rimbombargli nelle orecchie. Le parole della splendida quarantenne arrivarono come una promessa definitiva, l'atto finale di un rituale perfetto che aveva superato ogni sua più rosea fantasia da esteta. Il profumo di nappa nello scompartimento sembrava ormai penetrato sotto la pelle, mentre la visione di quella dea mora, così fiera e sensuale nel suo tailleur nero, lo teneva sospeso sul filo di un'estasi totale.
Le labbra carnose della donna si piegarono in un sorriso di assoluto trionfo, mentre i suoi occhi scuri leggevano la totale devozione nello sguardo di lui.
«Ed ora la sorpresa mio dolce e raffinato uomo», disse lei con una voce che era un mix letale di calore sensuale e ferma decisione. «Sarò io a finirti... Ho deciso che meriti un trattamento speciale. Sei stato un dolcissimo e galante corteggiatore e quindi decido che il tuo premio sarà quello di godere per mano mia.»
L'uomo lasciò cadere il braccio lungo il fianco, abbandonando ogni controllo e consegnandosi interamente alla sovranità della sua divinità.
La donna fece un piccolo passo, avvicinandosi ancora di più, finché il tessuto liscio e burroso della giacca sfiancata non sfiorò quasi il petto dell'uomo. Sollevò la mano guantata che fino a un attimo prima gli aveva accarezzato i testicoli e avvolse le dita di nappa nera attorno all'asta turgida e colante. Il "crick-crack" soffice del guanto che stringeva la carne calda fu una scossa elettrica devastante.
«Ora ti farò esplodere e voglio vedere il tuo seme bianco schizzare prepotentemente sulla mia gonna...» continuò lei, abbassando la voce in un sussurro roco, mentre lo sguardo scendeva sul punto esatto della lunghette attillata che stava per essere battezzato. «È decisamente erotico vedere il contrasto sulla pelle nera del tuo seme.»
La DEA iniziò il movimento. La mano guantata scorreva fluida, esperta e decisa lungo il membro teso, stringendo nei punti giusti, accelerando il ritmo con una malizia calcolata. Per l'uomo, il contatto con la nappa finissima del guanto si trasformò in una tortura divina: la consistenza liscia del pellame nero, il profumo inebriante che si sprigionava a ogni attrito e la visione ravvicinata della splendida quarantenne che lo guardava fiera, lo spinsero immediatamente oltre il punto di non ritorno.
Il respiro dell'uomo si spezzò in un gemito soffocato. I muscoli del suo corpo si tesero all'inverosimile sotto la spinta di un'ondata di piacere incontrollabile.
La donna non staccò gli occhi da lui, muovendo il guanto con gli ultimi, rapidi e intensi tocchi. Un attimo dopo, l'argine crollò: il seme bianco e caldo dell'uomo partì prepotentemente, schizzando nel vuoto dello scompartimento per andare a posarsi, denso e lucido, sulla superficie impeccabile della gonna di nappa nera, creando quel contrasto visivo assoluto, primordiale e perfetto che entrambi avevano tanto desiderato.
Quell'esplosione di piacere portò con sé una rivelazione ancora più intensa e inaspettata. Mentre il seme bianco dell'uomo si posava sulla superficie nera e lucida della lunghette, creando quel contrasto visivo che avevano tanto desiderato, la presa del guanto di nappa sul membro si fece improvvisamente stretta, quasi spasmodica.
La DEA non disse una parola, ma il suo corpo parlò per lei. L'uomo, acuto osservatore dei dettagli, intuì immediatamente cosa stesse accadendo: le dita guantate che si contraevano con forza, un fremito profondo che attraversò l'intera giacca sfiancata e il respiro di lei che si bloccò per qualche istante in gola. La splendida quarantenne fu travolta da un meraviglioso, intenso e silenzioso orgasmo, scatenato dal puro impatto psicologico ed estetico di quel trionfo di pelle e desiderio.
Il controllo regale che aveva mantenuto fino a quel momento lasciò spazio a una vulnerabilità autentica e bellissima.
I loro sguardi si incrociarono, vicinissimi, nel perimetro ormai surreale dello scompartimento. Non c'era più il distacco tra la divinità e il suo devoto, ma l'unione totale di due menti e due corpi che avevano condiviso un'estasi perfetta. Nei suoi occhi mori, solitamente fieri e dominanti, l'uomo lesse una dolcezza infinita e una gratitudine profonda.
Prima che la ragione potesse riprendere il sopravvento, la donna accorciò l'ultimo centimetro di distanza che li separava.
Le sue labbra carnose cercarono quelle dell'uomo e partì un bacio inaspettato, languidissimo e straordinariamente lungo. Le mani guantate di nappa di lei salirono ad accarezzargli il collo e il viso, mentre il profumo del tailleur si mischiava al calore dei loro respiri. Fu un bacio profondo, autentico, che spazzò via ogni traccia di finzione o di gioco di ruolo: in quel momento, il loro incontro casuale sul treno regionale si trasformò in qualcosa di incredibilmente intenso, intimo e reale.
292 0 1 week ago -
1 week ago
Mi presento
Sono una persona molto pratica e concreta. Adoro la donna in tutte le sue forme.
293 0 1 week ago
Adoro baciare e leccare per ore oltre che imboccarti per bene fino a fartelo sentire in gola.
Adoro sentirti godere... fiato a fiato mentre le nostre lingue si accarezzano.
Dolcezza, passionalità e tanta fantasia !
Che aspetti ad incontrarmi ! -
1 hour ago
Vestigi di labbra
Il mio odore le dava le vertigini.
Era l’odore del sesso, uno stato puro di mie e sue tracce sulla pelle, vestigi di labbra affamate, preziosi abbozzi di appartenenza, di piacere e tribolazione, così vividi e così transitori.
L’odore dei sussulti bruschi, delle pause scorrevoli, delle sue urla spudorate.
L’accarezzavo, prendendomi cura delle sue ferite, certo che, come loro, anche io presto non ci sarei stato più.
Mi cullavo in quella elegiaca malinconia, consapevole di un futuro inesistente.
Accende una sigaretta in silenzio, ascolta i bramiti della sua anima, richiami rapaci.
Si lascia coccolare dal suo stesso dolore.
Non può salvarmi, non può salvare nemmeno se stessa.
Si lascia alla vita, con le sue emozioni, la sua tristezza, la sua gioia e la sua passione che fluisce libera dentro di sé.
Assapora ogni istante e non lascia nemmeno le briciole: vive, sempre alla massima intensità, esagera, come solo lei fa sempre, perché lei non sa vivere diversamente.
- Silver Rea -
291 0 1 week ago -
1 hour ago
Ti disegno...
Ti disegno a carboncino, su carta ingiallita e ruvida, quella carta che sa di vecchio, impreziosita dal passare del tempo. Tratti scolpiti, leggeri, calcolati, pieni di sfumature.
Sei quello schizzo di cui vado fiera, quello che scruti e riguardi, percorrendo con la punta del dito le linee dei fianchi. Ti sfumo, delineando il tuo profilo; ti accarezzo immaginandoti.
Ti rendo vivo davanti ai miei occhi: gioco con luci e ombre, come farei con te nella realtà, ritraendoti nella più indecente delle pose, rendendoti etereo.
M’infervoro nel vedere la mia mano disegnare ogni particolare del tuo corpo; tutto di te attrae il mio istinto animale, e persevero nel darti forma.
Supponendoti al centro del mio sguardo, ti divoro, e ammaliata dal tuo essere diventi la mia opera migliore.
Stregata, non riesco a staccare le mani da quella carta ruvida, come nel più selvaggio dei momenti in cui mi coinvolgi.
Uno sciame di sensazioni esplode dentro di me: non metterei mai fine al godimento della tua presenza, avvinghiata avidamente al tuo corpo bramoso di passione.
Neanche il tuo più intenso orgasmo fermerebbe la mia mano: ti abbozzo fino a renderti perfetto, quello che solo io posso vedere.
Mi disgiungerei da te, sfinita, distrutta da quella frenesia mentale che solo tu riesci ad accendere. Ritornerei a posare le mie mani su di te, a possederti, a farti mio, a goderti.
Come un disegno a carboncino, sei lì, immobile, a deliziarmi come una viziosa peccatrice.
- Silver Rea -
374 0 1 week ago -
1 hour ago
Coppia porca catanese?
ma dico io, ma una coppia porca, bella, piccante Catanese che abbia come spoco quello di "abusare" letteralmente di me ma esiste? 😂😄 Ah, Quanto ben di dio sprecato...
320 0 1 week ago -
6 days ago
ciao scusatemi
scusatemi se non rispondo a tutti sul libro degli ospiti , ci sono troppi messaggi al momento e io sono occupata, occupata a succhiare il cazzo nei miei incontri qua , scrivetemi in chat.
494 9 2 weeks ago
mmm sono una porcellona. -
3 hours ago
diventare una puttana
mi chiamo valentina; e sono diventata una puttana da circa 7 anni; prima succhiavo cazzi, e mi facevo sborrare solo in bocca, poi con il passare dei mesi mi accorgevo che mi piaceva sempre più, e una sera andai a casa di un mio uomo, e gli chiesi di scoparmi. lui cominciò a sbattermi il cazzo prima in bocca e poi prendendomi alla pecorina, mi penetrò con forza in culo; e capii che era bellissimo farsi scopare, e gli dissi di continuare a pomparmi, ma non gli dissi di venirmi dentro; e così lo lasciai fare fino a quando lui incominciò a sborrare dentro, mi pompava e sborrava sempre più, e io mi sentivo una vera puttana. da quella volta non smisi più di farmi scopare, e di farmi sborrare dentro; era come se ne avessi bisogno per vivere, e cominciai a farmi scopare da altri uomini, e capivo che era bellissimo e mi sentivo sempre più felice, e vogliosa di cazzo e di sborra. Cosi arrivai a farmi scopare e sborrare da 7, 8, uomini al giorno, e mi sentivo sempre più puttana al punto di provare, a farlo in casa mia. così incominciai a fare la puttana di giorno, e la mignotta di notte, e a dire la verità mi sento decisamente più forte, Felice, e mignotta, di come ero prima, e voglio continuare a fare la puttana; e credetemi e bellissimo quando ti scopano bocca e culo, o quando vengo scopata da più uomini contemporaneamente, li mi sento una vera e felice puttana.
Valentina la
Puttana
643 0 3 weeks ago -
3 hours ago
la mia prima sborrata in bocca
sono valentina; e vi voglio raccontare la prima sborrata in bocca;
fù nel 1988; Quando cominciai a succhiare per la prima volta il cazzo, ero impacciata, mi vergognavo, e non sapevo che quella prima volta, sarebbe stato l'inizio della mia carriera di puttana e bocchinara.
iniziò tutto nel suo fienile, cominciò a spogliarsi completamente, poi si avvicinò a mè e mi fece inginocchiare, e mi strofinò il cazzo sulle mie labbra costringendomi ad aprire la bocca; non esitai ad aprire la bocca, e incominciai a succhiare lentamente, facendolo godere sempre più.
cominciai a prenderci la mano, mi piaceva sempre più, che lo feci sborrare, era così violenta la sborrata che mi arrivò in gola, e senza esitare la ingoiai tutta.
da quella volta capì che era una cosa bellissima che non avevo mai provato, e che volevo farlo ancora perché mi piaceva tantissimo, e stavo diventando sempre più una bocchinara; e così andavo da lui tutte le sere, e mi portava nel fienile, e si faceva succhiare il cazzo bello duro, fino a sborrarmi in bocca.
E vi dico una cosa bellissima; fù lui a farmi succhiare cinque cazzi contemporaneamente, uno dopo l'altro fino a quando, non mi sborrarono tutti e cinque, in bocca e sul viso.
Da quella sera ero diventata una vera donna e bocchinara, e sono felice di essere oggi una puttana.
Valentina la
bocchinara
560 0 3 weeks ago -
6 days ago
mi piace
mi piace succhiare lo ammetto, lo faccio già al primo appuntamento!
591 19 3 weeks ago
ditemi cosa ne pensate, sbaglio ?
faccio bene a mandarlo giù tutto? -
5 hours ago
FRONTIERA - ESTATE SCORSA
C'è un piccolo cinema porno che sopravvive a Como, a due passi dalla frontiera con la svizzera.
332 0 3 weeks ago
Due salette, una gay e una etero.
Lo scorso giugno ci sono andato. In sala etero film con ragazze stupende, e un bel movimento.
In due ore ho avuto gran godimento e grandi soddisfazioni: ho fatto godere quattro uomini, tutti con la bocca, tutti NELLA bocca.
Il primo: un ometto che non diresti, eppure mi ha scaricato in bocca una quantità di sperma bella abbondante, fluida e appiccicosa, che mi sono sputato nelle mani e spalmato sul viso e sulle tettine.
Il secondo: un tizio con un cazzino moscio moscio anche quando lo succhiavo, ma inaspettatamente al momento di venire gli si è irrigidito e mi ha fatto un discreto spruzzo sulla lingua; ingoiato.
Il terzo: un imponente signore di mezza età con una gran trippa: aveva i peli del pube odorosi di piscio, e io vi ho affondato dentro la faccia con voluttà; quando lo succhiavo non riuscivo a vedergli il volto. Ci ha pensato lui a finire: si è masturbato sulla mia lingua, scaricandomi una bella dose nella bocca e sulla faccia; bevo quello in bocca, spalmo il resto.
Il quarto e ultimo: un uomo certamente maturo, ma con un bel fisico: spanciato, spalle da nuotatore, alto. E' stato a guardarmi in azione tutto il tempo, poi al suo turno ha estratto un cazzetto deludente, ma bello rigido. Succhiarlo e farlo venire è stata questione di non più di un paio di minuti, e lo schizzo... poche gocce, prontamente ingoiate.
Comunque da tornarci, perché il movimento c'è, i cazzi pure e sperma se ne prende! E io adoro prendere lo sperma!
P.S.: alla fine avevo le tettine doloranti, perché tutti gli Uomini che mi si sono fatti me la hanno torturate, strizzandomi selvaggiamente i capezzolini... e io mugolavo di dolore e di piacere con i loro sessi in bocca! -
1 hour ago
Giorno perfetto oggi per scatenarvi tutte, mammine!
le più porche, trasgressive e anche un po' perverse, prego prendano il numeretto ho una sorpresa per voi 😂😜
341 0 4 weeks ago -
Viva tutte le mamme! un bacione grande, bellezze 😘
le più piccanti e monelle mi scrivano pure 😛🌶️
311 0 4 weeks ago -
5 hours ago
IN BOCCA DA UN TRANS
Farsi sborrare in bocca da un trans è un'esperienza così emozionante, così sexy...
La prima volta (di molte!) è stato molti anni fa, sulla Novedratese. L'avevo già caricata su una volta, e mi ero fatto sodomizzare (non aveva un cazzo molto grande), ma siccome mi piaceva molto - era molto ambigua, androgina ma femminile - una sera seguente ripassando in macchina avevo deciso di fare il bis.
Le chiedo se vuole masturbarsi su di me, e lei acconsente. Così mi denudo fino alla cintola, tiro giù lo schienale del sedile e mi sdraio, e lei mi si mette a cavalcioni sopra e inizia a menarselo.
Mentre si masturbava in silenzio ci guardavamo negli occhi, e lei aveva un'espressione bestiale, ottusa, quasi assente mentre si dava piacere con la mano. Io restavo completamente passivo sotto di lei, per darle la sensazione di essere in controllo totale su di me. Lei ogni tanto si sputava in mano e poi riprendeva a masturbarsi.
Il suo piccolo cazzo duro è puntato contro il mio torace, e lei inizia ad ansimare forte... sta per venire e l'espressione del suo viso si fa ancora più vuota, assume una sfumatura brutale... la cosa mi manda ai matti e quindi, in un impeto di lussuria, dischiudo le labbra e tiro fuori la punta della lingua: è un chiaro invito, e lei lo capisce.
Mi infila il glande in bocca, ha il viso stravolto, la sua mano corre veloce sul pene eccitato e umido. La testa mi gira per l'emozione mentre lei, con un grugnito bestiale, mi eiacula in bocca. Nel momento in cui il seme sgorga io chiudo gli occhi e ricevo la scarica. Poi lei per qualche istante continua a muovere il pene ormai soddisfatto tra le mie labbra, io lo lecco, lo bacio, mi impiastriccio tutta la faccia del suo seme perché non sono riuscito a ingoiare e uscendo dalla mia bocca lo sperma cola un po' dappertutto.
Io sono felicissimo... lei si ricompone e uscendo dalla macchina mi dice ridendo: "Tu porco".
Non sono più riuscito a trovarla, nelle settimane successive. Avrei volentieri ripetuto l'esperienza.
332 0 4 weeks ago -
5 hours ago
AVVENTURE PARIGINE - il seguito
La seconda.
La sera precedente la dolcissima avventura in sauna, mi reco in un noto locale a Pigalle. Già all'ingresso l'atmosfera sembra promettere bene: tipi loschi chen indugiano nei paraggi, soggetti ambigui che occhieggiano a uomini e donne, cercando di adescare; sono richiami ai quali risponderei volentieri, e non è detto che prima o poi lo faccia, ma adesso voglio provare il locale.
Mi danno un armadietto dove ripongo tutti i miei vestiti e nudo come un verme, me ne vado subito in saletta video, dove con mia sorpresa proiettano film etero. La cosa mi fa molto piacere, perché adoro fare sesso guardando film etero, in questo modo mi immedesimo nelle ragazze, immagino di essere al loro posto...
Non c'è nessuno, forse è ancora presto. Vi è in lungo divanetto davanti allo schermo, mi accomodo e pigramente inizio a masturbarmi. Vado avanti una mezz'oretta, poi non resisto più e me ne vengo in mano. E subito dopo entra in saletta un bel ragazzo, moro, decisamente... dotato, che vedendomi la mano bagnata di sperma mi dice: "Tu as joui ... - hai sborrato...". Io mi limito a sorridere e mi stringo nelle spalle, anche lui sorride e mi si siede accanto. Non passa molto che iniziamo ad accarezzarci. Lui guarda il film ma io non ci riesco: non posso fare a meno di ammirare i suoi genitali, e la voglia mi monta in corpo! E chiaramente ad un certo punto mi chino e accolgo il suo bel cazzo nella bocca. Lui riceve le mia ttenzioni con naturalezza, come fossero dovute, mi accarezza la schiena mentre io lo amo.
E' un pene saporito, leggermente aromatico di urina, mi piace tantissimo, e reagisce ai miei baci con leggeri fremiti dell'asta.
Non passa molto che un uomo entra in saletta, e si va a sedere poco discosto da me, dall'altra parte. Non so cosa fa, posso intuire che si sta masturbando dai rimuri che provengono dalla sua parte. E a un tratto sento anche le sue mani su di me. Il primo ragazz dice: "Suce un peu sa bite aussi - succhia un po' anche il suo cazzo". Non chiedo di meglio naturalmente! E così scendo dal divanetto, mi inginocchio davanti a loro e mi dedico un po' all'uno e un po' all'altro.
Sono nuovamente eccitatissimo, il mio cazzino si indurisce quello che può.
Non passa molto che in saletta entra un altro tizio, che non appena ci vede esclama ridendo: "Mais quel beau spectacle ! - ma che bello spettacolo!" e di rimando il primo ragazzo: "C’est une petite salope... Profite-en aussi ! - è una puttanella, approfittane anche tu!".
Parla di me al femminile, mi piace molto... in quei momenti vorrei avere una piccola fica tra le gambe invece del mio cazzino inutile... come mi piacerebbe aprire la gambe per offrire agli uomini il fiore della mia intimità!
Capirete bene come va a finire: mi ritrovo a passare da un cazzo all'altro di quei tre illustri sconosciuti, succhiando un po' uno un po' l'altro per una mezz'oretta buona.
Poi l'ultimo arrivato dice che sta per venire, e di non smettere... mi viene in bocca. E secondo voi io cosa dovrei fare, e in effetti faccio? Indovinato! INGOIO TUTTO!
"Allez, viens ici, fais-moi jouir aussi ! - dai vieni qui fai sborrare anche me!" dice il primo ragazzo. E così mentre il tizio che è appena venuto se ne va a farsi una doccia io mi inginocchio tra le sue gambe e gli do il mio amore. E lui mi fa felice e mi ricompensa con il suo sperma. La testa mi gira mentre lui mi schizza in bocca, e io mugolo per l'eccitazione. E di nuovo... tutto giù!
"Allez, fais-le jouir aussi, petit esclave ! - dai ora fai sborrare anche lui schiavetto!" dice il ragazzo spingendomi abbastanza rudemente verso l'ultimo uomo.
E' evidente che non chiedo di meglio... mentre glielo prendo in bocca i due si danno il cinque ridendo, e in meno di un minuto ricevo la terza dose. E quando l'uomo ha finito di scaricarmi lo sperma in bocca sussurra: "Putain quel suce-bites" - cazzo che pompinaro!"
347 0 4 weeks ago -
Porcelliniii😈
Ciao porcellini e porcelline! 😈💦
È online “Complici”!
Dopo giorni di stress e stanchezza, io ed Erotica ci siamo finalmente lasciati andare: vestito beige senza niente sotto, foto zozze, plug con coda di volpe e tanto piacere intenso fino a un bel creampie anale.
Leggetelo e ditemi se vi ha fatto pulsare! 🔥
Commenti sporchi benvenuti!
413 0 4 weeks ago -
5 hours ago
AVVENTURE PARIGINE
Qualche anno fa, esattamente l'estate prima della pandemia, faccio un viaggetto di una settimana a Parigi. Riesco a dividere il tempo equamente: di giorno visita alle bellezze della città, musei, monumenti, la sera e la notte a caccia di sesso nelle molteplici e variegate situazioni che quella fantastica città può offrire. Sono particolarmente affamato, ogni uomo che vedo per strada mi immagino di essere nudo in ginocchio davanti a lui...
Due avventure mi sono rimaste nel cuore.
La prima.
Sono in una sauna, mi aggiro per i labirinti, sosto nel bagno turco, per circa due ore mi trastullo un po' qua un po' là, amo con la bocca due uomini uno dei quali mi fa felice dandomi da bere il suo latte virile.
Poi ad un certo punto mi accorgo di una porticina mezzo nascosta accanto agli spogliatoi. La apro, e mi si presenta uno spettacolo inaspettato: una sorta di micriscopico budoir arredato all'orientale, con stuoie, incenso, mobiletti in bambù e un tatami, sul quale è pigramente adagiato un uomo decisamente singolare: è nudo, tozzo, decisamente grasso, con una barba candida arricciolata e un codino di capelli altrettanto candidi. Mi guarda un attimo, poi mi fa cenno di entrare.
Ci intendiamo in francese. Mi dice di essere il titolare della sauna, e mi invita a sedermi accanto a lui sul tatami. Siamo entrambi nudi, io sono eccitato, lui pare più rilassato (il pene è floscio).
Conversiamo un po' del più e del meno, gli racconto che sono in vacanza da solo a Parigi, lui intanto mi accarezza delicatamente le gambe e il torace, ignorando il mio piccolo pene durissimo. Il mio sguardo cade spesso sul sul pene, e più lo guardo più lo desidero... lui se ne accorge, e con gentilezza mi fa sdraiare accanto a lui, mi si mette sopra, io lo abbraccio e iniziamo a baciarci.
La sua bocca è calda morbida saporita, i suoi baci sono dolci e profondi, ogni tanto lui scende a stuzzicarmi i capezzolini con la lingua, poi le sue labbra salgono lungo il mio collo, dandomi brividi di piacere, e riprendiamo a baciarci.
"Je veux te sucer la bite - voglio succhiarti il cazzo" gli sussurro, stravolto dal desiderio. Lui mi sorride, poi si mette a cavalcioni sul mio viso e mi infila dolcemente il sesso in bocca. Il suo pube è completamente depilato, a differenza del mio, dove il cazzino si perde in una foresta di peli neri... la sua pelle è pulita liscia e profumata, mi piace da matti... si muove lentamente, mi scopa la bocca con gentilezza, e adesso sì che il pene gli si indurisce in fretta! Sono completamente perso sotto di lui, il mio massimo desiderio e sentire il suo orgasmo esplodermi in bocca!
Ma lui ha altri piani: "Tourne-toi - girati" mi dice, sempre molto gentilmente. Io sento che non potrei rifiutargli niente, mi piace troppo l'intimità con lui. Mi metto pancia sotto.
Lui mi prepara con attenzione, lubrificandomi con cura l'ano, poi mi penetra con un dito, per saggiare l'elasticità del mio buchino. "Tu es serré... - sei stretto..." mi dice, "essaie de te détendre, d'accord ? - cerca di rilassarti, ok".
Non aspetta la mia risposta. Mi penetra. Riesce ad infilarmi dentro tutto il pene senza quasi farmi sentire dolore tanto è attento e delicato. Io mi lascio andare, non è difficile rilassarsi con un partner così gentile. Essere sotto di lui fa sì che il mio piccolo pene eccitato strusci contro il tatami per cui in breve me ne vengo, tremando per il piacere, mentre lui continua a prendere con calma il suo dentro di me. Mi piace sentirlo dentro. E' caldo, dolce, virile.
"Je peux jouir en toi ? - posso venirti dentro?" chiede. Io sono emozionatissimo, vorrei che non finisse mai , ma voglio anche sentirlo godere dentro di me... "Oui... - sì" riesco solo a sussurrare.
Lui continua a fottermi ancora qualche minuto sempre con la stessa delicatezza, con la stessa pazienza, poi d'un tratto lo sento ansimare, i suoi colpi si fanno più veloci ed energici - dio che bello! - e alla fine gode.
Io sento il calore del suo sperma in me, e sono così felice!
CONTINUA...
347 0 4 weeks ago -
5 hours ago
ESORDI IN SAUNA
I primi tempi che frequentavo una sauna a Milano (chiusa durante la pandemia, purtroppo!) non ero ancora così disinibito come poi sono diventato. Avevo delle timidezze, delle reticenze che con il tempo ho superato - traendone molto più piacere, per me e per i miei moltissimi partner occasionali!
Per esempio mi aggiravo nel labirinto indossando la salvietta fissata intorno ai fianchi - poi ho iniziato ad andarci tutto nudo.
Era quando avevo ventuno, ventidue anni, e quasi ogni volta che ci andavo c'era anche un uomo che sarà stato sulla quarantina, alto, un fisico ossuto, dinoccolato, nodoso di muscoli, un viso severo, quasi minaccioso. Si aggirava nel labirinto indossando solo slip bianchi nei quali si indovinava un pene di tutto rispetto. Mi spaventava un po' solo vederlo, ma mi sentivo attratto. Allora non ero grassottello come adesso, ero magrolino, esile, pallidissimo, e l'idea del suo corpo sul mio mi eccitava da matti.
Una volta, finalmente, si accorse di me... mi si para davanti aprendo la porta di un camerino e invitandomi con un gesto ad entrare. Il cuore mi balza in gola, e come ipnotizzato entro nello stanzino. Lui chiude la porta, io sono un po' in imbarazzo... non parliamo, non diciamo niente... lui con geltilezza, ma sempre con quello sguardo arcigno, quasi minaccioso, negli occhi, mi sfila via la salvietta e mi fa sdraiare supino, poi si siede accanto a me e mi prende il pene, piccolino, duro, sottile, tra due dita, con attenzione.
Allora avevo la fimosi, dovevo ancora farmi operare, per cui anche se ero in erezione il glande non si scopriva del tutto... lui se ne accorge, e con molta delicatezza inizia a masturbarmi. Io sono talmente eccitato che l'orgasmo arriva subito, il mio sperma cola sulle sue dita, mi imbratta i peli del pube.
Lui mi guarda, senza dire niente, sempre accigliato, si toglie gli slip (ha un pene notevole, ancora floscio, non molto lungo ma spesso e carnoso!) e si siede accanto a me, le gambe in posizione del loto, e a gesti mi invita a coricarmi su di lui, a mettere la testa sul suo grembo.
E chiaramente, in quella posizione, va da sé che gli prendo il sesso in bocca! Sono ancora tutto languido per il piacere che lui mi ha procurato, e inizio a succhiarlo con dolcezza e dedizione, uso solo la bocca perché le mani le uso per cingergli la schiena in un abbraccio.
Ora lo desidero da impazzire. Ma nonostante le mie attenzioni non gli viene duro... lui mi accarezza, sempre in silenzio, mi passa le mani nei capelli, gioca con i miei capezzolini... tutte queste coccole dolcissime mi fanno sciogliere, sento che se me lo chiedesse (e se gli si rizzasse) mi farei sodomizzare nonostante le dimensioni... sono lì lì per dirglielo, ma preferisco che la cosa continui così, mi piace stare accoccolato nel suo grembo e prendermi cura con la bocca del suo membro carnoso.
Perdo la nozione del tempo mentre, sotto le sue carezze, mi dedico con tutto me stesso a dargli amore.
Ed è una sorpresa quando il suo seme inizia a zampillare! Il sesso è floscio, ma lui sta eiaculando! Senza avvisaglie, senza ansimare, in silenzio come sempre. Mai successo! E io sono talmente emozionato che stringo forte il mio abbraccio su di lui, faccio scivolare il suo glande in gola e lascio che mi riempia la bocca con il suo sperma.
Ingoio tutto.
L'ho incontrato altre volte in quella sauna, ma mi ha sempre ignorato, non ha più voluto fare l'amore con me.
404 0 4 weeks ago -
1 hour ago
Felice 1° maggio
Auguro un felice primo maggio a tutte le porcelline!! 🐷😛🐷
Dalle mie parti non un granché, giornata dimenticabile e da voi, bellezze?
348 0 1 month ago -
5 hours ago
FOLLIE TORINESI - 4
La nudità, la mia nudità totale di fronte a un uomo vestito, che solamente estrae il pene dai pantaloni per prendere piacere da me, mi eccita da matti, mi manda letteralmente fuori di testa: metto il mio piccolo corpo debole e grassottello a completa disposizione del partner di turno, che fa di me ciò che vuole.
E' con questo spirito che in quel cinema qualche volta mi aggiravo tutto nudo in sala, nelle due ore che precedono la chiusura, quando in sala c'è poca gente, un uomo qui, uno là, un altro più avanti, due o tre nell'immensa galleria ad anfiteatro...
Infilavo tutti i miei vestiti nello zaino, scarpe e calze comprese, lo nascondevo sotto una poltroncina e mi aggiravo nudo lungo il perimetro della platea, smisurata e quasi deserta. La mia pelle pallida risalta nella penombra, il pisellino eccitato e mezzo moscio (sono sempre stato mezzo impotente) che mi ondeggia davanti, gocciolando umori di eccitazione e goccioline di pipì che non voglio trattenere (trovo molto sexy orinare nudo mentre qualcuno mi guarda!), il cuore che mi batte all'impazzata mentre passeggio apparentemente rilassato e felice della mia nudità, vulnerabile e esposto a tutto e a tutti, mentre attendo che qualcuno mi chiami a sé.
E prima o poi qualcuno mi fa un cenno.
Può essere chiunque: una persona anziana (gli anziani in genere sono i più gentili, ringraziano dopo che li hai soddisfatti, non sono quasi mai brutali, a volte dopo avermi eiaculato in bocca poche gocce mi coccolano un po', e sanno essere molto dolci...), un ragazzo esuberante che è entrato al cinema per una sega veloce e a quel punto approfitta della mia disponibilità, sorpreso e divertito dall'opportunità inaspettata di poter ricevere un pompino da un servizievole "maggiordomo", un uomo sposato (quanti uomini sposati ho avuto!!!), che evade dalla routine ottenendo facilmente da me qualcosa che molto probabilmente non avrà mai da sua moglie, un ragazzo straniero, balcanico o maghrebino (i balcanici sono in genere i più brutali, molto "fisici", sbrigativi, nel prendere piacere, mentre i maghrebini mentre li succhio molto spesso chiedono il culo e qualche volta glielo do: mi piace essere preso dietro da un nordafricano, fottono con pazienza ma sono inesorabili e al tempo stesso lo fanno con quel senso misterioso di colpa poiché per loro la sodomia li condanna alla dannazione eterna e quindi giacché sono caduti nel peccato affondano nella loro perversità completamente), o chissà come sarà il prossimo.
Ma la scena è praticamente sempre la stessa: l'uomo mi fa cenno di avvicinarmi, io mi inginocchio tra le sue gambe, lui estrae il pene dai pantaloni, lo infila tra le mie labbra e io lo amo. Lui guarda il film, si eccita con il film, e io lo amo.
Lo amo con la bocca, lo amo con le labbra, lo amo con la lingua, lo amo con le mani.
Poi alla fine lui gode, eiacula, mi sborra in bocca e siccome è vestito chiaramente io non posso lasciare uscire nulla del suo piacere liquido, e quindi ingoio.
Poi mi alzo e ricomincio il mio giro, nella speranza che qualcuno altro, vedendo il mio corpo nudo e interpretando giustamente la mia nudità come un segno di disponibilità sessuale, mi faccia cenno di avvicinarmi.
E succede. Succede di nuovo. Un altro partner da amare.
Altro sperma da bere.
In genere vengo "chiamato" due o tre volte. Una volta, in questo modo, ne ho avuti sette in due ore.
Ero felicissimo!
343 0 1 month ago -
5 hours ago
FOLLIE TORINESI - 3
Adoro il pissing. Riceverlo, intendo.
Ovunque mi trovi a giocare, che sia nei cinema, nelle saune, nei cruising, o nei parcheggi di notte, lo chiedo sempre, e spesso vengo accontentato.
In genere mi lascio semplicemente inondare, lascio che l'uomo orini su di me come vuole, dove vuole.
Ma nei cinema invece mi piace farlo così: l'uomo mi appoggia il glande tra le labbra e inizia a lasciarla andare piano piano, in modo da non farla uscire dalla bocca; quando ho la bocca piena, alzo una mano (gesto concordato prima...) e lui smette di orinare per darmi il tempo di mandare tutto giù. E la cosa si ripete fino a che lui non si è completamente svuotato. Poi a volte segue un pompino, altre volte finisce lì (a volte pisciano dopo avere sborrato). Ed è sempre così emozionante! Sentire il liquido caldo e acidulo sgorgare dal pene, la bocca che si riempie fino al limite, e poi la difficoltà di deglutire tutto... sono momenti di annullamento totale, di totale sottomissione al partner del momento!
Una volta però in quel cinema ero molto su di giri e all'uomo che si accingeva a farlo gli ho detto: "Mettimi il cazzo in bocca e lasciala andare tutta, senza fermarti, usami come un gabinetto!"
E lui lo ha fatto, cazzo se lo ha fatto amici miei! Io ero come al solito tutto nudo. Un torrente inarrestabile e abbondante acido e caldo di pipì che una volta riempitami la bocca ha iniziato a sgorgarne fuori colando sul collo sulle tettine sul pube sul mio tirste cazzino eccitato... una vera doccia di urina che quando lui ha finito mi ha lasciato stupefatto, grato e bagnato fradicio, e che asciungandosi lentamente mi ha lasciato tutto il giorno odoroso di pipì.
Gli uomini che dopo di lui passavano su di me lo sentivano e m i trattavano ancora di più come una piccola puttana da usare.
E io ero così felice...
346 0 1 month ago