La pioggia imperversava contro i vetri con un furore primordiale, saturando l’aria di un’umidità calda e elettrica. Tu eri lì, nuda dinanzi allo specchio, una visione di selvaggia bellezza.
I tuoi capelli neri lunghissimi, ancora intrisi di pioggia, ti avvolgevano come un mantello di ebano liquido, scendendo in cascate sinuose fino alla curva generosa delle natiche.
I tuoi occhi verdi ardevano di una fame vorace, quasi ferina, mentre ti contemplavi.
Le mani, avide e sapienti, affondarono prima tra quelle ciocche folte, tirandole con lenta crudeltà per sentire ildelizioso bruciore sul cuoio capelluto, poi scesero a esplorare la tua carne con devozione famelica.
I seni prosperosi, opulenti e pesanti, reclamavano il tuo tocco.
Li afferrasti con bramosia, stringendoli fino a far affondare le dita nella loro morbidezza calda e cedevole, sollevandoli, palpandoli, godendo del loro peso sontuoso.
I capezzoli, eretti e tumidi come gemme carminie, vennero torturati con sapiente lentezza...pizzicati, arrotolati, tirati con quel giusto confine tra piacere e dolore che ti strappava gemiti gutturali dal fondo della gola.
Eri una creatura famelica di te stessa.
Le mani scivolarono lungo il busto, accarezzando la vita flessuosa, il ventre liscio e fremente, per poi risalire con urgenza sui seni, stringendoli con rinnovata ferocia mentre il respiro si faceva rauco e irregolare.
Ti voltasti lentamente, lasciando che i capelli lunghissimi ti sfiorassero la schiena come mille lingue di velluto, suscitando brividi che ti percorrevano l’intera epidermide.
Ti abbandonasti sul letto con languida urgenza, spalancando le cosce senza ritegno.
Le mani divennero esploratrici insaziabili...scesero sulle cosce interne, morbide e tremanti, accarezzarono i polpacci, i piedi arcuati, per poi risalire con bramosia verso il centro ardente del tuo desiderio.
Una mano rimase sui seni, massaggiandoli con passione crescente, mentre l’altra si immerse tra le pieghe segrete, calde, umide e palpitanti, accarezzando, esplorando, penetrando con movimenti lenti e profondi che ti facevano inarcare la schiena come un arco teso.
Il tuo corpo intero partecipava a questa sinfonia carnale.
I fianchi ondeggiavano con ritmo primordiale, i muscoli delle gambe si contraevano, il petto si sollevava in ansiti sempre più profondi.
I capelli neri si spargevano sul cuscino come un’aureola oscura, incorniciando il tuo viso trasfigurato dal piacere. Ogni centimetro di pelle era vivo, sensibile, affamato.
Il godimento crebbe come una marea inarrestabile, un incendio che ti consumava dall’interno.
Accelerasti i movimenti, famelica, vorace, inseguendo quell’estasi con tutto te stessa.
I gemiti divennero invocazioni roche e spezzate.
Quando l’orgasmo ti travolse, fu un cataclisma dei sensi...ondate possenti e prolungate ti squassarono il corpo, facendoti contrarre in spasmi violenti e deliziosi, tremare dalle radici dei capelli fino alla punta dei piedi.
Un piacere quasi doloroso ti inondò, lasciandoti scossa, ansimante, lucida di sudore e di estasi.
Rimanesti sdraiata tra le lenzuola disfatte, i seni prosperosi che si alzavano e abbassavano al ritmo del respiro affannoso, i capelli neri sparsi in un disordine sensuale, gli occhi verdi ancora velati di lussuria soddisfatta, mentre la pioggia continuava a cantare la sua melodia selvaggia fuori dalla finestra.
Comments