Poi una sera sotto le coperte, al buio, non so per che motivo, scattò una molla in tutte e due. La mia mano si allungò cercando il suo sesso. Lentamente ci stavamo abbandonando alla solita routine.
“Quando ti esibirai nel locale di quel tuo cliente?” azzardai pronto ad una sua reazione schifata.
Al contrario Silvia tacque. Scivolai con la mano verso il suo sesso e le sfuggì un sospiro. Ci baciammo, le nostre lingue si avvinghiarono per qualche istante.
Mi svincolai da lei e la abbracciai tenendola per le spalle; iniziai ad accarezzarle le tette giocando con i capezzoli. Vederla così disponibile mi convinse ad osare di più“ nuda su quel palco, costretta ad accettare le proposte oscene di quell’uomo”
“smettila - disse con voce non sufficientemente decisa – mi da fastidio solo nominarlo”
Perseverai.
“E saresti saresti andata da lui con una minigonna inguinale e un abitino aderente per mettere in mostra le tette e lasciarti guardare il culo?”
Cercò di sfuggire dalla mia presa ma non evitò che le mie mani spaziando sul suo corpo finissero con l’impossessarsi del suo sesso facendomi partecipe della sua eccitazione.
“non pensavo ti potesse piacere” le mostrai una finta sorpresa e pure io mi stavo eccitando enormemente condividendo la stessa fantasia erotica.
“non so cosa mi sia preso, è solo una sciocca fantasia, nient’altro - sussurrò come se volesse farsi perdonare - Quelle frasi mi hanno turbato, ma non pensare che io potrei mai fare una cosa del genere”.
La fermai prendendo l’iniziativa “Invece a me piacerebbe vederti osare abiti meno castigati, ti vedrei in minigonna mostrando le tue belle gambe. Perché non lo fai mai?”
“mi vergogno, lo sai… e poi ho un ruolo”,ma la risposta sembrava attendere un mio seguito, e così feci:
“Ammettilo, e se quel Vito avesse insistito …..”. Solo qualche tempo sarei venuto a conoscenza di quanto vero ci fosse in quella mia affermazione.
Le accarezzai il sesso, era eccitata.
“smettila mi fai sentire una ….” Si bloccò forse per pudore.
“una puttana?” chiesi.
Vista la mancanza di una sua immediata risposta, ebbi paura di aver usato una frase offensiva con il rischio di concludere quella serata che,per un attimo, mi era parso potesse diventare sempre più eccitante.
Il suo silenzio però mi spinse a continuare
“certo dovresti ci vorrebbe qualcosa di più adatto calze, reggicalze una camicetta trasparente - dissi con la voce in gola - … seminuda in pose provocanti in mezzo a quella gente.” Mi appoggiai al suo culetto facendole apprezzare la mia vorace erezione.
Silvia, sorprendendomi, si lasciò andare di più “mi fai vergognare,non accetterei mai le proposte di un altro uomo, solo tu puoi chiedermi qualunque cosa”
Sembrava un invito a continuare.
“Lo potrei anche fare” risposi accarezzandole una tetta e con l’altra mano sprofondando nel suo sesso “ma tu lo faresti veramente?”.
“farò tutto quello che vuoi” sospirò.
“anche la spogliarellista in un locale di infima categoria?”
Si lasciò sfuggire un si soffocato.
Sentivo di poterle raccontare qualunque fantasia, anche la più indecente “Ti accompagnerò vestita come vuole lui e ti esibirai nel suo locale…. magari ci sarà anche quel tuo collega.”
“non voglio, no.. ti prego” Le parole erano l’esatto opposto di quello che il suo corpo sembrava dimostrare.
“Tanto lo so che tu non mi faresti mai uscire vestita in modo provocante e sembrare una zoccola”. Contrariamente a pochi minuti prima, usò il termine più volgare con estrema naturalezza lasciandomi ancor più sconcertato.
Era una sorta di sfida, di provocazione, per cercare ancora di più la mia complicità .
Un attimo di silenzio solo i nostri respiri ansimanti e mi abbandonai in quel mio farneticare nell’immaginarla calata in un ruolo che non avrebbe mai potuto essere il suo.
“…è quello che ti ha chiesto Vito, mi pare, ed è quello che vuoi anche tu…” ribaltando la domanda e continuando ad accarezzarla, mi accorsi di averla ancora di più destabilizzata.
Silvia muoveva i fianchi cercando il mio sesso.
“Ammetti che ti piacerebbe, vero?” le accarezzai il sesso con minore dolcezza e più intensamente ed iniziai a penetrare le sue intimità.
Il serio avvocato,la signora per bene, cedeva al gioco perverso “…siiiii..” sbiascicò dopo un attimo, sorprendendomi mentre io non le lasciavo tregua cercando di capire fino in fondo quanto fossero perverse le sue fantasie.
Ero troppo coinvolto per pensare e finimmo per immaginare quello scenario travolti da una voglia erotica che non avevamo mai provato.
“Fammi vestire come vuole Vito e accompagnami da lui” continuò a bassa voce.
Capii che avrei potuto osare qualunque cosa: “e dopo ti lascerò nelle sue mani così che ti possa chiedere quello che vuole”
Silvia con un filo di voce, eccitata riprese dalle mie ultime parole “…cosa mi potrebbe chiedere?”
Chiuse gli occhi la sentivo godere nell’abbandonarsi a quelle fantasie e riprese con voce quasi tremante:
“Vito ha delle denunce per sfruttamento della prostituzione, una donna in quel locale non è solo una spogliarellista”. Non capivo se fosse un ritorno alla realtà o una fantasia che diventava sempre più spinta.
Non mi feci scrupoli e continuai “Se vai da lui vestita da zoccola ti farà esibire e cosa pensi di diventare?”
Non parlava muoveva il suo corpo dolcemente seguendo il mio, poi gemendo sbiascicò “la sua puttana”.
“una delle sue puttane da esibire nel suo locale o in mezzo ad un strada” non resistetti e divenni ancor più volgare per la prima volta in anni di matrimonio.
Mi girai verso di lei che allargando le gambe mi offriva la sua disponibilità.
“Scopami” , mi disse bruscamente mentre mi coricavo su di lei appoggiando il mio sesso sul suo.
Sgranava gli occhi “ Vito mi ha trattata come una puttana, vuole trattarmi come una delle sue puttane”
riprese dimostrandomi ormai una sua assoluta sfrontatezza. Restai senza parole, non me lo sarei aspettato Sentirla parlare in quel modo accentuò la mia eccitazione.
Lentamente la penetrai sentendo il calore del suo sesso avvolgermi.
Lei accelerò i movimenti del bacino dettandomi il ritmo come se volesse sentirsi completamente posseduta.
Non riuscii a dire altro lei scoppiò in un’intensa eccitazione e poi anche la mia foga e la voglia di consumare tutto in modo famelico da rubarci il fiato.
“sei una puttana” fu l’ultima mia frase a cui fece seguito il suo si soffocato.
Restammo avvinghiati nel nostro sudore e con il mio sesso che scivolava fuori da lei.
… la sera non era ancora finita. Alla prossima.
Comments