FANTASIE EROTICHE CHE APRONO UNA PORTA SULL’ ABISSO
Non so neppure io come sia capitato ma è capitato, trasformare delle fantasie perverse ha cambiato per sempre le nostre vite.
Silvia è mia moglie 50 anni affascinante e desiderabile mora carnagione olivastra pelle vellutata due occhi azzurri,senza esagerare direi ancora un fisico da modella con delle magnifiche gambe ed un sedere a mandolino. Due tette invidiabili da una diciottenne. Insieme dalla maturità, stessa classe stesso liceo e poi ancor stessa università fino alla laurea lei in legge io in ingegneria. Niente figli ma affiatati, felici praticamente non ci mancava nulla. Una casa d’epoca, unica pecca un vicino fastidioso e una cantina,una cella dell’inquisizione direi, inutilizzata divisa in otto loculi alcune comunicanti.
Forse il sesso con gli anni si era un poco appannato: lei sempre assorbita dal suo lavoro ed io che talora fantasticavo di vederla più audace nella nostra intimità. Non sarei mai riuscito a pensarmi con un’altra, né avrei mai immaginato che lei potesse avere delle pulsioni erotiche o che potesse tradirmi del resto Silvia ormai sembrava aver perso interesse al sesso. Così passavamo la nostra normale routine fatta di occasionali viaggi nei fine settimana quando il lavoro non ci limitava. Ormai mi ero rassegnato pensando che tutto sarebbe continuato senza nessun cambiamento.
Mi compiacevo scoprire che era ancora ammirata. Una volta le feci notare come vestiva la nostra cameriera , Sharifa, una ragazza di colore che avevamo assunto da poco. Silvia la trattava sempre in modo estremamente severo, quasi con altezzosità. Spesso criticava con disprezzo il suo modo di vestire e per un episodio banale si era inoltre spinta anche più in la imponendole un grembiule da vecchia domestica “Quando lavori in casa mia ti vesti così, non con quegli abbiti indecenti” le aveva detto e lei rassegnata aveva accettato.
Anche se non avrebbe sfigurato ,Silvia non ha mai avuto voglia di indossare abiti che la valorizzassero esteticamente. Da quando la conosco il suo guardaroba è estremamente classico, giacca e gonna al ginocchio, e negli ultimi tempi preferibilmente pantaloni. Anche quando le ho suggerito qualcosa di meno serio obiettava sempre che non potrebbe vestirsi diversamente data la sua posizione sociale e il suo lavoro che la portava spesso con impegni tra tribunale e ufficio. Non smetteva di sottolineare che tutto questo richiedeva una estrema sobrietà e ancora di più quando si recava da clienti nelle carceri. Un aspetto questo che le dava molto fastidio anche perché capitava che avesse che fare con persone coinvolte in giri tra locali ambigui e prostituzione. Non ero indifferente a saperla a contatto con questi mondi e quasi provavo una perversa eccitazione immaginandola come oggetto dei desideri di quei suoi clienti.
Parlandogliene, sempre molto superficialmente, palesava la sua convinzione che nessuno si sarebbe mai permesso di pensare a lei se non come avvocato, così quando successe il contrario , si destabilizzò moltissimo prima di confessarmi tutto .
Erano alcuni giorni che non aveva il solito umore. Preoccupazioni sul lavoro pensai. Una sera vomitò la sua rabbia, almeno mi sembrò tale. Era schifata. Il racconto che mi fece, certamente volgare e fastidioso, era quasi un vero e proprio atto di libidine violenta. Un certo Vito, proprietario di locali equivoci, era diventato un suo cliente per una causa di non poco conto. In uno dei loro incontri di lavoro Vito la prese di sorpresa baciandola sul collo mentre lei era ancora seduta e gli voltava le spalle. Silvia si retrasse e lui deciso,per niente turbato, la lasciò senza parole con un volgare apprezzamento : “avvocato perché non viene a lavorare da me farebbe un figurone se si esibisse nel mio locale come spogliarellista o anche se girasse vestita come le mie cameriere con il suo bel culo in mostra”.
Dopo quella sortita ovviamente Silvia aveva interrotto il rapporto professionale.
L’avvocato che l’aveva sostituita però le fece pervenire uno scritto di Vito ancor più offensivo. Silvia me lo mostrò “il brivido che hai provato quando ti ho baciato sul collo è la dimostrazione della tua disponibilità ad abbandonarti nelle mie mani. Già ti immagino tutta nuda nel mio locale. Tanto per cominciare ti voglio più sexy anche sul lavoro,basta con i tuoi seri tailleur, ma abiti succinti solo per farti guardare. So che è quello che vuoi ma non hai il coraggio di fare. Sei sprecata come avvocato il tuo posto è con me. Ti aspetterò con il tuo collega, anche lui muore dalla voglia di vederti sul mio palco, dopo sarai solo mia e vedrai che ti piacerà metterti in mostra come meriti”.
Ovviamente la mia prima reazione fu di solo disgusto, rabbia e voglia di fare qualcosa contro quel maiale.
Eppure decise di non dare seguito a quel fatto.
Quella che a prima vista sarebbe sembrata una battuta di cattivo gusto, si insinuò come un tarlo nella mia mente e non riuscivo a fare a meno di pensarla camminare in minigonna per la città, esibirsi seminuda in uno di quei locali nella periferia piena di vergogna di fronte a quel suo cliente.
“chi l’avrebbe mai detto il nostro serio avvocato che viene a lavorare nel mio locale” mi immaginavo sentirle dire da questo signor Vito. Non smisi di immaginarla in quel ruolo anche mentre facevamo sesso, ma restava solo una fantasia erotica che le celavo segretamente ma che ormai era diventata un mezzo per amplificare la mia eccitazione.
Talvolta facevo qualche tentativo ritornando su quel biglietto ma, lei quasi disturbata, cambiava sempre discorso con una scusa qualunque.
Poi una sera sotto le coperte, al buio, non so per che motivo, scattò una molla in tutte e due.
segue......
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