La sera era calda e profumava di gelsomino e mare. Ero appoggiato alla balaustra della terrazza del mio attico, con un bicchiere di whisky in mano, la camicia bianca aperta sul petto. A cinquantadue anni il mio corpo era ancora solido, segnato dal tempo ma forte.
Sentii i suoi passi leggeri. Giulia, che aveva da poco compiuto vent'anni, arrivò scalza con quel vestitino di lino bianco che le arrivava a metà coscia.
«Fa caldo stasera» disse, la voce già roca di desiderio.
Mi voltai e la fissai senza pudore. «Troppo caldo per tenere addosso quella stronzata di vestito, piccola. Toglitelo.»
Giulia arrossì violentemente, ma obbedì. Fece scivolare le spalline e il lino cadde ai suoi piedi, lasciandola nuda davanti a me. Il suo corpo giovane era perfetto: tette piccole e sode, capezzoli già duri come sassolini, la fighetta liscia e già lucida.
«Cazzo, guardati» ringhiai. «Sei una troietta bagnata solo a stare qui nuda davanti a un uomo che potrebbe essere tuo padre.»
La attirai a me e la baciai con forza, la lingua che le invadeva la bocca. Le mie mani grandi le strinsero le natiche, poi la sollevai e la portai sul grande divano esterno. La feci sdraiare, le gambe spalancate.
Mi inginocchiai tra le sue cosce. «Apri bene quelle gambe, Giulia. Fammi vedere quanto sei zuppa.»
Soffiai sul suo sesso caldo, poi passai la lingua larga e piatta dalla fica fino al clitoride in una leccata lenta e profonda. Il suo sapore era dolce e salato, già abbondante.
«Mmhh… che fighetta buona» mormorai contro di lei. «Senti come cola? Sei proprio una puttanella giovane e vogliosa.»
Iniziai a divorarla con voracità. Leccavo il clitoride con cerchi veloci, poi lo succhiavo forte tra le labbra, tirandolo leggermente. Infilai due dita dentro di lei, grosse e callose, e cominciai a scoparla con quelle mentre la bocca non le dava tregua.
«Oh cazzo… gemette lei, i fianchi che si muovevano contro la mia faccia.
«Brava, spingi quella fighetta sulla mia lingua» ringhiai. «Inzuppami la barba, troia. Voglio sentirti venire come una puttana.»
Le dita pompavano veloci, curvate a colpire il punto giusto, mentre succhiavo il clitoride con forza brutale, la lingua che vibrava rapida. Giulia iniziò a tremare violentemente, le cosce che mi stringevano la testa.
«Sto per venire… ti prego!» urlò.
«Non ti azzardare a trattenerti. Squirta sulla mia faccia, cazzo!»
Giulia esplose. Urlò il mio nome mentre veniva con violenza, il corpo scosso da spasmi, la fighetta che mi bagnava il mento e la barba con i suoi umori caldi. Continuai a leccarla piano durante tutto l’orgasmo, prolungandolo finché non cominciò a spingermi via la testa, troppo sensibile.
Mi alzai, il viso lucido dei suoi succhi. Mi tolsi la camicia e i pantaloni. Il mio cazzo era durissimo, grosso, venato, la cappella gonfia e già bagnata di liquido preseminale.
Giulia lo guardò con occhi famelici.
«In ginocchio» ordinai con voce bassa e dura. «Fammi vedere quanto sei brava a succhiare il cazzo di un uomo maturo.»
Lei scivolò giù dal divano e si mise in ginocchio davanti a me. Le sue mani piccole afferrarono la base del mio membro. Prima lo baciò sulla cappella, poi tirò fuori la lingua e cominciò a leccarlo dal basso verso l’alto, lentamente, come se stesse assaporando un gelato.
«Brava… leccalo tutto» dissi, mettendole una mano tra i capelli. «Senti quanto è grosso? Questo cazzo ti spaccherà quella fighetta stretta.»
Giulia aprì la bocca e lo prese dentro. All’inizio solo la cappella, succhiando con forza mentre la lingua girava intorno. Poi scese più giù, prendendo sempre di più, finché non arrivò quasi a metà.
«Più a fondo, piccola. Non fare la timida. Voglio sentirti strozzare su questo cazzo.»
Le spinsi leggermente la testa e lei obbedì. Il mio cazzo le entrò in gola, facendola gorgogliare e lacrimare. Giulia tirò indietro la testa per prendere aria, un filo di saliva che le colava dal mento, poi ci riprovò, succhiando con più entusiasmo, la testa che andava su e giù con ritmo sempre più veloce.
«Cazzo sì… così, succhiamelo bene» ringhiai. «Sei una brava puttanella, Giulia. Guarda come ti cola la bava sul mento mentre mi prendi in gola. Ti piace il cazzo di papà, vero?»
Lei gemette intorno al mio membro, il suono vibrante che mi faceva impazzire. Accelerò, una mano che mi massaggiava le palle mentre l’altra pompava alla base di ciò che non riusciva a prendere in bocca. Io le tenevo i capelli stretti, guidando i suoi movimenti, scopandole la bocca con spinte brevi ma profonde.
Dopo qualche minuto la tirai su per i capelli, il cazzo lucido di saliva che pulsava.
«Basta così, altrimenti ti riempio la gola di sborra troppo presto» dissi con un ghigno. «Sdraiati. Adesso ti scopo come si deve.»
La feci sdraiare di nuovo sul divano. Mi posizionai sopra di lei, il peso del mio corpo che la schiacciava. La punta del mio cazzo sfregò contro la sua fighetta fradicia.
«Dimmi quanto lo vuoi, troia» ringhiai contro il suo orecchio.
«Ti prego,… scopami forte. Riempimi con quel cazzo grosso» implorò lei, la voce rotta.
Spingevo dentro di lei in un’unica lunga spinta brutale, fino alle palle. Giulia urlò di piacere e dolore mescolati.
«Cazzo, sei strettissima» grugnii mentre iniziavo a martellarla con spinte potenti. «Questa fighetta giovane è fatta per essere sfondata da un uomo come me.»
Le tenevo i polsi sopra la testa con una mano, mentre con l’altra le strizzavo le tette e le torcevo i capezzoli. Scopavo sempre più forte, il suono delle nostre carni che sbattevano che riempiva la terrazza.
«Più forte… ti prego, sbattimi!» supplicò.
Accelerai, martellandola senza pietà. Quando sentii il suo sesso contrarsi di nuovo intorno a me, le ringhiai all’orecchio: «Vieni sul mio cazzo, puttana. Stringilo forte mentre ti riempio.»
Giulia venne urlando, il corpo che si inarcava e si contraeva violentemente intorno a me. Solo allora mi lasciai andare. Con un ringhio animalesco spinsi fino in fondo e venni dentro di lei, fiotti caldi e abbondanti che la riempirono completamente.
Rimanemmo così, sudati e ansimanti.
Le baciai la fronte madida.
«Brava ragazza» mormorai. «Ma non abbiamo finito. Stanotte voglio vederti in ginocchio altre volte… e voglio insegnarti a prendere tutto il cazzo in gola senza piangere.»
Giulia sorrise debolmente, gli occhi ancora lucidi di piacere, già pronta per il resto della notte.
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