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Domodresky 40  y.o.
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La storia di Emma 2

Emma, rimase a lungo chiusa nel bagno. Provare a rimettere insieme i pezzi di se fu una fatica immane, si sciacquò la faccia con l’acqua gelida del lavandino, fissò a lungo l’immagine riflessa nello specchio provando un misto tra vergogna ,rabbia, cercando di respingere il piacere che ancora le scorreva dentro , piacere i cui effetti trasudavano la sua biancheria intima e, spinti dalla gravità ,le scivolavano all'interno delle cosce.

Tolse gli slip fradici, li lasciò sul marmo del lavandino, forse in un gesto non del tutto ignaro,  di li a poco il cognato li avrebbe trovati e con essi si sarebbe deliziato, ancora una volta.

Davanti alla porta Emma trasse un profondo respiro prima di uscire.

Prese coraggio e lasciò il bagno ,con ansia crescente face le scale che l’avrebbero portata al piano di sopra, con cautela si avvicinò alla sua stanza. 

Michele non c’era.

Emma entrò nella sua camera con circospezione ,come un detective su il luogo di un delitto, il letto era stato rifatto in maniera impeccabile poi ai piedi di esso , in un angolo vicino al comodino, trovò un fagotto minuscolo, nero, ragrinzito, erano un paio delle sue mutandine puzze di sperma, appena lo prese tra le dita una sensazione tiepida, viscida ,le incollo le mani.

La prova del delitto appena consumato, una dimenticanza, oppure no, un promemoria del cognato rivolto proprio a lei.

Il tassello al suo interno era la parte più pregna del seme dell’uomo, un odore forte muschiato la raggiunse e le solleticò le narici, fu l’istinto ,che le riaccendeva il ventre, a guidarla ,avvicinare la faccia a quel tessuto e poi, in un gesto sconsiderato, nell’ultima traccia residua su di esso, ci intinse la lingua.

Il sapore era metallico quasi alcalino, non estraneo ma, inusuale, combattuta tra l’imbarazzo e l’angoscia ,Emma, si sorprese a gemere di piacere per poi un attimo dopo inorridire per quella sua reazione.

Non si riconosceva, cosa stava facendo?

Si alzò di colpo disgustata da se stessa, e poi di nuovo lo specchio ,questa volta quello della sua camera in cui vedeva riflessa una donna che a stento riconosceva.

Prese lo slip su cui il cognato aveva lasciato il segno della sua presenza e, come la prova di una colpevolezza che sentiva sua, lo nascose in fondo ad un cassetto del comodino.

Passarono i giorni. Tutto tornò nella solita quotidianità. Aldo, preso dai suoi impegni lavorativi, continuava ad essere assente. 

Michele era sempre lì. Nulla era cambiato nel suo atteggiamento, nei suoi lampi di lussuria e nelle sue attenzioni distorte verso di lei.

Emma, però, aveva iniziato a percepire qualcosa di diverso, come se lui avesse trovato un ritmo preciso nel tormentarla.

A volte si avvicinava, la sfiorava appena, poi si ritraeva. Altre volte lasciava cadere una frase ambigua e subito la lasciava sola con il battito accelerato.

Emma incapace di prendere una posizione, combattuta tra la tentazione e la morale, sceglieva l’inerzia, lo assecondava anche quando i suoi tocchi le sue battute, era tutt’altro che leggeri.

Michele inaspettatamente, si dimostro, capace di sottigliezze che la cognata non si aspettava.

Allentava la lenza quel tanto che bastava a farla respirare, poi la tirava di nuovo, lenta e sicura, o con uno scatto deciso, aspettando che lei si arrendesse e abboccasse da sola.

E ciò che la sconvolgeva non era la paura di essere trascinata a riva, ma la consapevolezza che, quando sarebbe arrivato quel momento, non avrebbe avuto la forza o la volontà, di divincolarsi.

Lui non andava mai oltre, sembrava deciso a giocare con lei, proprio quella pazienza crudele la rendeva ancora più inquieta, più esausta, la lasciava in fremente attesa.

Una sera, accadde qualcosa.

Aldo, di rientro da una lunga trasferta, avrebbe passato la notte a casa e, come il figliol prodigo, Emma accolse nel suo letto.

Si senti sollevata nel concedersi al marito, eppure qualcosa le pesava sul cuore.

Lui era lì, con lei. Eppure Emma non poteva far a meno di sentirsi distante. 

Nonostante l’enfasi di suo marito, il tentativo di dimostrare il suo amore, la sua passione, ogni suo atto, ogni gesto, ogni sospiro , le sembrava in un certo senso ,inappropriato.

Qualcosa era cambiato.

All’inizio sembrò funzionare il sesso, come sempre, l’intesa tra di loro era sempre la stessa. il modo in cui lui l’aveva cercata, con un ardore che sembrava riemerso da un tempo lontano, avrebbero dovuto rassicurarla, ma non era cosi. Le mani di Aldo erano tornate a esplorarla come se volessero ricordare.

Ma , per quanto attivamente partecipe, Emma dentro era assente.

Poi, proprio nel momento in cui il ritmo del coito con il marito raggiungeva l’attimo più alto del loro amplesso, sopraggiunse improvvisa, inattesa, una sensazione. Una presenza estranea nell’ombra. Gli occhi ancora non la vedevano ma ,l’intuito di lei la percepiva.

Emma si guardò intorno, mentre Aldo ingaro continuava la sua impresa, la porta non era chiusa del tutto, nell’oscurità della notte, dietro di essa, si stagliava indefinita, confusa con le ombre, la sagoma di suo cognato Michele che li spiava. Immobile. Gli occhi, simili quelli di un lupo brillavano feroci, fissi su di lei, ansimava e anche se Emma non poteva vederlo chiaramente, si dava piacere da solo assistendo a quella scena di sesso cognugale. 

Il sangue di Emma si gelò, non per l’imbarazzo, ma per il senso di colpa.

La donna ebbe l’impressione, nel profondo della sua anima, di averlo invocato, che il cognato, come una presenza maligna e piena di desiderio, avesse risposto alla sua supplica palesandosi. Emma si sentiva in trappola, stava sul fianco, il marito la prendeva da dietro, completamente esposta, in un attimo di pudore , nuda indifesa, cercò di coprirsi, di afferrare le lenzuola, di nascondermi, ma il gesto fu goffo, inefficace. Il tessuto , impigliato nei piedi, le scivolò dalle dita. Rimase lì, mentre Aldo continuava a scoparla con decisione a lungo senza alcun riparo.

Il cazzo del marito le scivolava dentro la fica visibilmente fradicia e dilatata.

Dentro e fuori, in un ritmo sempre più incalzante che non le dava scampo, facendola gemere e supplicare una tregua. 

Colta nel mezzo di qualcosa che Emma , sconvolta dal mix di sensazioni che le frullavano dentro, non sapeva più se appartenesse a lei ,al marito o al cognato che li spiava.

l’imbarazzo sali alla gola a formare un nodo.  Insieme a quello, una vertigine. Non era solo vergogna, era qualcosa di più profondo. Più torbido, primitivo, direttamente dal fondo della sua anima.

Era rabbia. Era eccitazione profonda, viscerale. Era frustrazione, imbarazzo , piacere immenso dato dall’essere spiata , violata nella propria privacy, ma anche ammirata nella forma più cruda, carnale, della sua natura.

Una parte di se si era risvegliata. Emma sentii abusata tanto dal marito ,quanto dal cognato. Eppure ,nell’intensità di quello sguardo rubato, in quegli occhi che da dietro la porta la spiavano, c’era qualcosa che Aldo, anche in quell’attimo denso, non le aveva più dato da molto tempo.

Il respiro di Emma cambiò, divenne sempre più intenso, crebbe, come un’onda lenta, inarrestabile e in fine la colpì dal basso verso l’alto. 

l’orgasmo la travolse senza chiedere il permesso, un attimo prima che Aldo, si svuotasse dentro di lei e Michele, seguendone l’esempio, lasciasse come segno della sua devozione, il proprio seme contro lo stipite della porta.

Mentre il marito esausto, si acquietava dietro di lei, Emma, cercò il cognato con lo sguardo, Michele in un battito di ciglia, si era defilato, richiudendo la porta e lasciandola sola. Lei , mentre gli spasmi e le contrazioni del suo utero continuavano, provò ricordare da quanto non aveva provato una simile sensazione, domandandosi quanto tempo sarebbe passato per riprovarla ancora, posò la testa sul cuscino, le palpebre si fecero pesanti, fino all’ultimo gli occhi restarono sulla porta, forse sperando di rivedere ricomparire il cognato, poi vinta dalla stanchezza si addormentò.

Quelle poche ore che la separavano dall’alba di un nuovo giorno, i sogni di lei furono vividi come non lo erano stati mai, caldi e umidi, intensi, amplessi onirici in cu si ritrovava a volte amata da Aldo altre spartita, contesa o amata all’unisono, da suo marito e suo fratello Michele.

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