Luca aveva trent’anni e insegnava letteratura italiana e inglese in un liceo del centro di Bologna. Alto, robusto, con la barba nera ben curata e uno sguardo intenso, era il tipo di uomo che le donne notavano facilmente. Viveva al secondo piano di un antico palazzo in via Farini, in un appartamento piccolo ma luminoso.
Al piano di sotto abitava lei.
Elena aveva settant'anni, ma portava l’età con una grazia che non aveva nulla di rassegnato. Era alta, e una vita a praticare yoga le avevano dato una linea flessuosa, con una corporatura ancora snella e delle gambe lunghe, affusolate, che attiravano lo sguardo anche quando erano coperte. I capelli bianchi li portava raccolti in una treccia morbida, e il viso, segnato dal tempo in modo elegante, conservava lineamenti fini e occhi scuri molto vivi. Era nata a Bologna, ma aveva vissuto a lungo all’estero — soprattutto in India e in Turchia — e il suo appartamento ne conservava l’eco: libri ovunque, statue di bronzo, tappeti kilim e un profumo leggero di sandalo e incenso che usciva sempre dalla porta socchiusa.
Si erano incontrati per la prima volta sulle scale, qualche mese prima. Lei stava rientrando con due borse della spesa; lui le aveva offerto di aiutarla. Da quel giorno, ogni tanto si fermavano a parlare sul pianerottolo. Niente di più. Saluti, qualche commento sul tempo, un consiglio su un libro. Eppure Luca aveva cominciato a notare certe cose: il modo in cui lei saliva le scale con passo sicuro, la linea delle sue caviglie nude quando indossava sandali, la curva del polpaccio sotto l’orlo della gonna.
Una sera di fine maggio, mentre Luca saliva con una pila di compiti da correggere, la porta di Elena si aprì.
«Luca» disse lei con la sua voce calma e leggermente roca. «Stavo per preparare un tè. Se non hai troppa fretta…»
Lui accettò senza pensarci troppo.
L’appartamento di Elena era come sempre: ordinato, pieno di libri, con la luce bassa delle lampade da terra. Lei indossava un caftano leggero color avorio che le cadeva morbido sul corpo, lasciando scoperte le braccia e i piedi. I piedi erano nudi, lunghi, curati, con le unghie laccate di un rosso scuro. Luca li notò subito, come sempre, sperando che Elena non se ne accorgesse.
Si sedettero in salotto. Elena versò il tè in tazze di ceramica scura e si accomodò sul divano di fronte a lui, incrociando le gambe con naturalezza. Il caftano si aprì leggermente su una coscia.
«Mi sembri stanco. Studenti indisciplinati?» chiese, osservandolo con quei suoi occhi attenti.
«Più o meno» rispose Luca. «Ma mi piace. Mi tiene giovane.»
Elena sorrise, un sorriso lento che le illuminò il viso.
«Sei già giovane» disse semplicemente. «Non hai bisogno di niente per esserlo.»
Ci fu un silenzio. Non imbarazzato, ma carico. Luca sentì lo sguardo di lei posarsi su di lui con una calma che non aveva niente di materno. Era uno sguardo da donna. Da donna che sa cosa vuole.
Elena appoggiò la tazza sul tavolino e si sistemò meglio sul divano. Una delle sue gambe si distese leggermente in avanti. Il piede, affusolato e elegante, rimase visibile. Luca non riuscì a non guardarlo.
«Luca, mi stai guardando i piedi?» chiese lei all’improvviso, con voce bassa e senza alcuna ironia.
La domanda cadde nella stanza come qualcosa di pesante e caldo.
Luca alzò gli occhi. Elena lo stava guardando senza imbarazzo, con un’espressione serena ma diretta. Non c’era sfida. C’era solo una domanda sincera.
«Scusi» rispose lui, dopo qualche secondo. La voce gli uscì più roca del previsto. «Non l'ho fatto apposta.»
Elena annuì lentamente, come se quella risposta la soddisfacesse. Si tolse con calma la ciabattina dal piede sinistro e lo sollevò leggermente, appoggiandolo sul bordo del tavolino basso tra di loro. La pianta era liscia, la curva dell’arco pronunciata, le dita lunghe e ben formate.
«Allora guardali» disse piano. «Senza vergogna.»
Luca sentì il sangue affluirgli caldo nelle vene. Non era solo eccitazione. Era qualcosa di più profondo: il riconoscimento che quella donna, con i suoi settant'anni, stava facendo qualcosa di audace e bello. Stava offrendosi senza filtri.
Si sporse leggermente in avanti. Il suo sguardo scese sul piede di Elena, poi risalì lungo la caviglia, il polpaccio, fino all’orlo del caftano che le copriva appena il ginocchio.
Elena lo osservava in silenzio. Il suo respiro era diventato un po’ più profondo.
«Vieni qui» disse infine, con voce bassa.
Luca si alzò. Fece il giro del tavolino e si fermò davanti a lei. Elena alzò lo sguardo su di lui, poi tese una mano e gli sfiorò l’interno della coscia, sopra i pantaloni, con una leggerezza che gli fece battere forte il cuore.
«Siediti» mormorò.
Luca si sedette sul divano, accanto a lei. Elena si girò leggermente verso di lui. Il caftano si aprì di più, scoprendo parte della coscia. Il suo piede nudo si posò con naturalezza sulla gamba di Luca.
«Da quanto tempo volevi toccarmi?» chiese lei, senza giri di parole.
Luca deglutì.
«Da un po’» ammise.
Elena sorrise. Un sorriso piccolo, femminile, soddisfatto.
«Allora tocca» disse semplicemente.
Prese la mano di lui e la portò sulla sua coscia. La pelle era calda, liscia, ancora sorprendentemente soda. Luca sentì sotto le dita la consistenza di una donna che si era presa cura del proprio corpo per decenni.
Elena si avvicinò. Il suo respiro gli sfiorò l’orecchio.
«Luca» sussurrò, «non ho più l’età per perdere tempo.»
Poi lo baciò.
Fu un bacio lento, profondo, senza fretta. La bocca di Elena sapeva di tè e di qualcosa di più dolce. La sua lingua cercò quella di lui con una sicurezza che non aveva niente di timido. Mentre si baciavano, la mano di lei scese e gli accarezzò il membro già duro sopra i pantaloni, con una pressione decisa e sapiente.
Luca gemette piano contro la sua bocca.
Elena si staccò appena, gli occhi scuri luccicanti.
«Vieni in camera» disse. «Voglio sentirti dentro di me.»
Si alzò con grazia, il caftano che le cadeva lungo il corpo. Prima di voltarsi, gli lanciò un’ultima occhiata da sopra la spalla.
«Voglio che mi baci i piedi mentre mi scopi.»
Poi si diresse verso la camera da letto, scalza, lasciando Luca seduto sul divano con il cuore che gli batteva forte nel petto e il desiderio che gli bruciava nelle vene.
Comments