Il corridoio del reparto di lungodegenza sembrava rilassato quando si udivano i passi di Lucia. Non correva mai, il suo corpo le imponeva un’andatura lenta
Per i pazienti, quella "lentezza" non era pigrizia, ma un dono: Lucia non aveva mai fretta di andarsene, era una volontaria. Quando si sedeva al bordo di un letto per leggere qualcosa, la stanza sembrava improvvisamente più piccola, più calda, più sicura.
Aveva appena girato pagina quando una sonora, impertinente pernacchia di trombetta squarciò il silenzio.
Lucia sussultò, voltandosi mentre stringeva al seno un volume che stava leggendo.
Ehi, Bibliotecaria! Troppa quiete fa male alla salute, serve un po' di vitalità!
Flavio apparve saltellando, un uomo di quasi quarant'anni che sembrava averne dieci nel cuore. Il naso rosso di spugna era leggermente storto, e i pantaloni troppo corti rivelavano calze a righe assurde.
Flavio, mi hai fatto perdere il segno! rispose lei, con quella voce bassa che faceva vibrare l'aria, E stavo portando un po' di pace, se non ti dispiace.
C'è troppa quiete, Lucia, disse lui, avvicinandosi con un passo che era un mix tra una danza e un agguato. Si fermò a pochi centimetri da lei. Tu li addormenti con la tua calma... io li sveglio con la vita.
Flavio! Stavo creando un momento catartico! sussurrò lei, cercando di restare seria, ma sentendo il petto sussultare per la tentazione di ridere.
Catartico? Sembrava un funerale di stato, Lucia! ribatté lui sottovoce, togliendosi il naso rosso con un gesto rapido.
Si avvicinò ancora di più. Il signor Alberto ha bisogno di ridere, non di un'altra lezione di greco.
Il signor Alberto, intanto, si era addormentato con un sorriso, finalmente sereno. Restarono in silenzio per un momento, osservando il signor Alberto dormire.
La stanza 4 era ora immersa in una penombra dolce. Il respiro del signor Alberto era diventato regolare, un ritmo lento che sembrava sintonizzarsi con la calma naturale di Lucia. Lei era ancora seduta sulla sedia accanto al letto, con il libro aperto sulle ginocchia e un’espressione di pace sul viso tondo.
Flavio, che fino a un attimo prima faceva smorfie impossibili dietro le sue spalle, si fermò. Guardò Lucia: la luce della lampada da notte accarezzava le sue curve morbide. Sentì un impulso improvviso, un misto di tenerezza e audacia.
Mi hai convinto, Lucia. La tua voce è un ipnotico naturale, sussurrò lui con un sorriso.
Flavio sedette accanto a lei e, con un gesto teatrale ma incredibilmente morbido, appoggiò la testa direttamente sul seno di Lucia, chiudendo gli occhi e fingendo di russare sommessamente.
Lucia ebbe un sussulto, ma non si scostò. Il peso della testa di Flavio era solido, caldo. Sentiva il calore dei suoi capelli e la pressione del suo viso contro la morbidezza del suo corpo. Era un gesto nato per scherzo, ma l’effetto fu immediato e spiazzante.
Lei sorrise, restando al gioco. Iniziò ad accarezzargli i capelli con dita lente e sicure, come se fosse un bambino o uno dei suoi pazienti. Povero Dottor Sorriso, si è esaurito a forza di fare capriole, mormorò lei, continuando a coccolarlo.
Ma sotto quella facciata giocosa, la temperatura nella stanza sembrò salire.
Flavio, con il viso affondato in quella morbidezza accogliente, smise di fingere di russare. Sentiva il profumo della pelle di Lucia e il battito del suo cuore, accelerato, proprio sotto il suo orecchio. Non era più una gag da clown. Il contatto con il corpo di lei, così generoso e fermo, gli mandò una scossa lungo la schiena.
Lucia, dal canto suo, sentiva la mano di lui che, quasi involontariamente, si era appoggiata sulla sua gamba per sorreggersi aumentare la pressione delle dita.
Il respiro di lei si fece più corto, e le sue carezze sui capelli di lui diventarono più lente, quasi incerte, cariche di una tensione che nessuno dei due riusciva più a nascondere dietro un sorriso
Lei smise di accarezzargli i capelli, ma non ritrasse la mano; le sue dita rimasero tra i ciuffi castani di lui, mentre con il palmo gli premeva delicatamente la nuca, quasi a volerlo tenere lì.
Flavio...sussurrò lei, e il suo nome, pronunciato con quella voce bassa, fu come una carezza fisica. Il petto di Lucia si alzò in un respiro profondo, premendo ancora di più contro il viso dell'uomo.
Flavio, scese con una lentezza studiata sulla curva della coscia, finché le sue dita non trovarono spazio tra le gambe di lei, dove il tessuto del camice si faceva teso.
Lui sollevò lo sguardo, incontrando gli occhi di Lucia. L'atmosfera nella stanza si era fatta improvvisamente intensa
Il gesto di Lucia fu lento e deliberato, una risposta silenziosa ma inequivocabile a quel contatto. Mentre continuava a guardare Flavio negli occhi, allargò le gambe con un movimento morbido, permettendo alla mano di lui di risalire lungo l'interno fino a raggiungere la sua fica
Invece di ritrarsi, Lucia si abbandonò completamente allo schienale della poltrona. Le sue forme sembrarono espandersi, occupando tutto lo spazio con una sicurezza nuova. Chiuse gli occhi, lasciando che la testa cadesse all'indietro, mentre il suo respiro si faceva pesante, un ritmo sordo che accompagnava il movimento sapiente della mano di lui.
Il signor Alberto, a pochi metri, continuava il suo sonno profondo, ignaro della tempesta silenziosa che si stava scatenando proprio vicino a lui.
In quel momento, l'atmosfera nella stanza cambiò drasticamente. Lucia, mossa da un desiderio che non sentiva da tempo, guidò la mano di Flavio ancora più a fondo, all' interno delle sue mutande di cotone. Il contatto diretto con la sua pelle calda e la scoperta della sua eccitazione fisica fecero mancare il respiro a entrambi.
Flavio, con gli occhi fissi in quelli di lei, sentì una scarica di adrenalina attraversarlo. Quella donna, che fino a pochi minuti prima appariva come un’ancora di calma, ora gli rivelava una passione travolgente e carnale. La consapevolezza di trovarsi in un luogo pubblico, con il rischio di essere scoperti, non faceva che alimentare il fuoco tra loro.
Lucia, sentendosi desiderata come non mai, allungò a sua volta la mano verso i pantaloni di lui, percependo chiaramente quanto lui la desiderasse. Il contrasto tra la morbidezza delle sue dita e la rigidità di lui creò una scossa che li lasciò entrambi senza fiato.
In quel silenzio rotto solo dai loro respiri pesanti, il mondo esterno sembrava essere svanito, lasciando spazio solo al calore dei loro corpi e a quella connessione improvvisa e potente.
Flavio si alzò con un movimento fluido e, con una pressione decisa ma gentile sulle spalle, invitò Lucia ad alzarsi dalla poltrona. Lei obbedì, sentendo le proprie gambe pesanti e vibranti. Lui si posizionò subito dietro di lei, incollando il proprio petto alla schiena generosa di Lucia.
Lucia, sentendo il calore di Flavio contro la propria schiena, cercò la mano dell'uomo dietro di sé. Le sue dita trovarono quelle di lui e, con un movimento lento ma privo di esitazioni, le guidarono nuovamente verso il basso, riportandole esattamente dove il contatto era stato interrotto.
La mano di Flavio scivolò sotto l'orlo dei vestiti di lei, trovando di nuovo quella pelle calda e accogliente. Lucia chiuse gli occhi e reclinò la testa sulla spalla di lui, lasciando che la propria fisicità si abbandonasse completamente alla presenza dell'uomo. Il respiro di Flavio le solleticava il collo, diventando sempre più profondo man mano che le sue dita riprendevano a esploravano più a fondo.
Il silenzio del reparto sembrava amplificare ogni minimo rumore: il fruscio del cotone delle divise, il respiro irregolare di Flavio contro il collo di Lucia.
Lei non si limitò a ricevere il tocco dell'uomo; con un gesto deciso, fece scivolare la mano libera verso il basso, stringendo con forza la stoffa dei pantaloni di Flavio.
Erano entrambi in bilico tra la necessità di restare in silenzio per non svegliare il signor Alberto e il desiderio di lasciarsi andare completamente a quella scoperta fisica inaspettata.
In quella penombra, l'azzardo superò definitivamente la prudenza. Flavio, con il respiro che gli bruciava nei polmoni, allentò la chiusura dei propri pantaloni con un gesto rapido, permettendo alla mano di Lucia di scivolare finalmente oltre la barriera della stoffa. Lucia non esitò: la sua mano, calda e sicura, avvolse Flavio con una fermezza che lo lasciò senza fiato. Allo stesso tempo Flavio la penetrò a fondo con le dita trovando Lucia completamente pronta e vibrante.
Il contrasto tra la forza muscolare di lui e la morbidezza accogliente di lei creò un'intesa fisica perfetta, un incastro di corpi che sembrava fatto apposta per quel momento proibito.
Si muovevano in sincronia, un ritmo lento e silenzioso scandito solo dai battiti dei loro cuori. Lucia si abbandonava all'indietro, sentendo il corpo di Flavio contro ogni centimetro della sua schiena, mentre le loro mani continuavano quell'esplorazione audace e senza sosta.
Flavio fece scivolare le mani con una lentezza quasi cerimoniale lungo i fianchi di Lucia. Con un gesto fluido, accompagnò l'orlo dei pantaloni della divisa verso il basso, centimetro dopo centimetro, finché il tessuto non si fermò appena sotto la curva delle cosce, rivelando la pelle chiara e vellutata delle sue forme generose.
Lucia non oppose resistenza; al contrario, assecondò il movimento con una leggera flessione delle ginocchia, un gesto armonioso che permetteva a Flavio di scoprire la sua fisicità senza fretta.
Flavio, sempre alle sue spalle, sentì la curva morbida delle natiche premere contro di lui, un contatto pieno che rendeva il silenzio della stanza quasi insostenibile.
Il signor Alberto continuava a dormire, ma per loro due il mondo si era ristretto a quell'unico punto di contatto, dove la morbidezza di una donna curvy e la determinazione di un uomo di quarant'anni trovavano un equilibrio perfetto.
Flavio, appoggiò la cappella all'entrata delle grandi labbra bagnate di Lucia, con un movimento deciso e profondo lei indietreggiò risucchiando il suo cazzo che entro con facilità.
Lucia si lasciò andare completamente, sentendo come il peso del proprio corpo venisse accolto e sostenuto dalla forza di Flavio, in un equilibrio perfetto tra abbandono e controllo.
Le mani di lui, ferme sui suoi fianchi, guidavano quel ritmo silenzioso che sembrava vibrare fin nelle ossa. Lucia, per mantenere l’equilibrio mentre Flavio la spingeva da dietro, aveva appoggiato le mani sul bordo del materasso. Con una dolcezza istintiva, le sue dita iniziarono a muoversi ritmicamente sulla coperta, proprio vicino ai piedi del signor Alberto.
Ogni spinta decisa e profonda di Flavio trovava un’eco nel movimento delle mani di Lucia
In quell'ultimo istante di assoluta intensità, Flavio si spinse fino in fondo, restando poi immobile, con il respiro spezzato contro la schiena di Lucia. Il tempo sembrò fermarsi mentre i loro muscoli, ancora tesi per lo sforzo, iniziavano a rilassarsi in un abbraccio appagante.
Lucia restò con la fronte appoggiata al bordo del letto, gli occhi chiusi e il petto che sussultava. Sentiva il calore di Flavio svanire lentamente, e una sensazione fluida e calda che le accarezzava la pelle dell'interno coscia, scivolando verso il basso.
Rimasero così per lunghi secondi, mentre il battito dei loro cuori rallentava all'unisono.
Con un movimento fluido e attento, Lucia si scostò da Flavio, mantenendo lo sguardo fisso sul suo viso per un istante carico di significato. Senza fretta, tirò su la biancheria e i pantaloni della divisa, assicurandosi che il tessuto aderisse bene alla sua pelle. Quel gesto non era solo una necessità pratica per non lasciare tracce sul pavimento dell'ospedale ma un modo per custodire dentro nella sua intimità ciò che Flavio le aveva appena donato
Lucia si avviò alla porta spingendo il carrello dei libri, mentre ogni passo le faceva percepire il bagnato fra le gambe facendola sorridere di consapevolezza
Flavio rimase qualche secondo guardandola uscire, e restò senza fiato quando il signor Alberto aprì gli occhi e gli fece l'occhiolino.
Flavio sorrise, in fondo aveva concentrato il suo obiettivo donando un po' di vitalità...
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