Notai che mi guardò dalla testa ai piedi, ero imbarazzato e interruppi quella spiacevole situazione dicendogli che avevo del lavoro da fare.
Lui tutt’altro che imbarazzato e con tutta calma mi disse;
-Guarda che non sono venuto mica per lo zucchero, o meglio non solo, lo zucchero in realtà mi serviva veramente. Il caffè nero amaro ci va a nozze con lo zucchero dolce e bianchissimo.
Colsi subito l’allusone provocatoria che mi disse, questa volta ne ero sicuro,,si riferiva alla sua relazione con mia moglie.
-Allora cos’altro ti serve oltre lo zucchero, perché sei venuto?
-Eh perché a quanto pare abbiamo altro che condividiamo oltre allo zucchero.
A questa sua affermazione non seppi più controllare la mia educazione e self control.
-Si, intendi alla relazione che hai con mia moglie… Guarda che non sono un coglione e sappi che abbiamo un rapporto aperto, quindi oltre a questa tua grandissima e sconvolgente rivelazione che sei venuto a dirmi (mentii riguardo al rapporto aperto).
-Tua moglie? No, non mi riferisco a quello.
-Ma di cosa parli?
-Mi riferisco al fatto che a entrambi piacciono i filmati amatoriali.
-Senti, francamenti hai rotto un po i coglioni ora, quindi invece di girarci in tondo, parla chiaro o levati dalle palle.
A questo punto venne verso di me col cellulare in mano.
Lo sblocco e mi fece vedere un video di me mentre tiravo fuori della roba dall’armadio di mia moglie, compresa la breve sosta sul cassetto dove teneva il fallo di gomma.
Appoggiandomi una mano sulla spalla mi disse “Da prima pensai che fossi quel tipo di persona che si masturba sopra il vestiario femminile, ma da come prendevi quel cazzo di gomma in mano e da come lo muovevi ho iniziato a sospettare che ci fosse altro”.
Ora stavo veramente iniziando a sprofondare dalla vergogna.
Poi mi disse;
-guarda che non c’è niente di male eh.
-Con questo cosa vorresti dimostrarmi? Non mi sembra una grande scoperta.
-No, in effetti era veramente poco per alludere a qualcosa.
A questo punto la sua mano si spostò dalla spalla al mio fianco. Apri un’altro video e aggiunse; “Vedi quando dentro di me, sale la curiosità, difficilmente riesco a non assecondarla”.
Nel secondo video mi cascarono le braccia a terra. Ero nuovamente io nella camera dello studio, mentre di spalle mi masturbo guardando il loro video, vestito con qualche indumento di mia moglie e per giunta con quel fallo di gomma in mano.
-Con quel fallo, purtroppo, a parte agitarlo per bene, non sono riuscito a capire che facevi perché stavi di spalle.
-Come cazzo hai fatto a mettere queste microcamere?
-Anzitutto sappi che seppur io sia di origine africana non ho mai vissuto in una capanna, per tua informazione sono nato e cresciuto qua in Italia e neppure io come te sono un coglione. Pensavi veramente che non mi accorgessi che in quella statuina del Partenone c’era qualcosa che non andava? Ti ho detto che sono amante dell’antica Grecia.
La situazione cambiò radicalmente e mandarlo affanculo su due piedi non era più una buona idea.
-Si ma quando hai avuto il tempo di mettere le microcamere?
-Tua moglie fa sempre la doccia dopo il sesso no?
-Ok, ho capito, che pezzo di merda che sei. E quindi ora cosa credi di potermi fare, mi vuoi ricattare, vuoi dei soldi? Beh caschi male, perché…
-Ma quali soldi, ma che stai a dire, ma ti sembra che mi manchino i soldi? Sono un pilota civile, non vado mica in giro a vendere calze.
-Ma allora che vuoi? cerca di essere diretto cazzo!
Alla fine lo fu, e mi prese totalmente alla sprovvista.
-Voglio vedere di persona quello che ho solo intravisto nel video, tutto qua.
Cazzo, a questo punto avrei preferito di gran lunga il ricatto economico.
La nostra conversazione fu interrotta dal pianto di mia figlia che riposava nella culla in camera delle bambine. Mi precipitai da lei, la presi in braccio e andai nuovamente in soggiorno, e la cullai tra le braccia per farla riaddormentare come ero solito fare.
-Senti guarda si è pure svegliata la bambina e tra non molto rientrerà pure l’altra mia figlia.
-Ma se sono solo appena le quattro. Bella mia, guarda che ci stavo pure io in ascensore con te, ricordo bene cosa ha detto tua figlia “rientro alle sette con mamma” ha detto così giusto?
Cavolo, mi ero scordato di questa piccola parentesi.
-Si, però qua ho lei (riferito all’altra mia figlia), e di certo non sono proprio dell’intenzione di esaudire questo tuo malsano desiderio.
-Ah, vorresti dirmi che sono solo io quello strano?
-Sai cosa significa essere etero, Io sono etero punto!
-Ma guarda che non dobbiamo fare niente di fisico, io starò lì solo a guardare.
Questa tiritera andò avanti per più di dieci minuti con noi due che parlavamo sottovoce.
-Guarda non mi sembra il caso di parlarne ora.
-Ma non vedi che sta già quasi per dormire, anzi mi sembra bella che addormentata.
Aveva ragione, non mi accorsi di lei per via della situazione paradossale che stavo vivendo, l’amante di mia moglie che al posto di continuare a fottersi lei in tutta tranquillità, mi viene a rompere le palle in casa mia per qualcosa di ancora non ben chiaro.
Rimisi mia figlia nella culla e lo raggiunsi nuovamente.
-Senti devi andartene ora.
-Hai della birra in casa?
-Cosa, della birra, ma che domande mi fai? Hai una faccia tosta, ma ti sembra una semplice chiacchierata al bar?
-Dai ce l’hai, prendimene una, anzi prendine due così ti calmi un po’.
Ero frastornato e pensai che forse una birra mi avrebbe aiutato un po’ a rilassarmi e a gestire meglio la situazione.
Non riuscì però a sedermi nel mentre che discutevo con lui, e finii la birra in pochissimo tempo. Ceravo di spiegargli perché facevo quello che facevo e che nonostante tutto mi sentivo etero. Mentre gli parlavo animatamente, talvolta mettevo entrambe le mani sul tavolo e mi scostavo verso di lui con il petto (che stava sul divano difronte a me), sollevandomi in punta di piedi in modo un po’ agitato e non molto mascolino. Dopo una paio di volte notai che lui nel fare questo movimento mi guardava dal sotto il tavolo. Smisi di farlo, presi un’altra birra. Lui poi iniziò ad incalzarmi con alcune domande scomode a cui non riuscivo bene a spiegargli il perché, tipo; perché se mi piacesse solo travestirmi usavo pure una fallo di gomma in quel modo e perché c’era una tetta finta sul tavolo della cucina?
-Quella la uso per mia figlia per allattarla, e poi quale travestirmi, ti sembra che una maglietta e una gonna facciamo di me un travestito? -Ti sei dimenticato queste belle infradito rosa con quel bel fiorellino davanti.
-Coglione, sono comode, tutto qua.
Ero leggermente esausto e mi sedetti su di una sedia che stava tra il tavolo e il divano, accavallai le gambe e mi passai una mano tra i capelli e iniziai a far dondolare l’infradito con la punta del piede, era un modo involontario che mi capitava di assumere in alcuni momenti. Ma a lui non gli sfuggì per niente questo particolare e mi riprese. “Ma sei sicuro di sentirti così etero?” Mi accorsi solo a quel punto cosa io stessi facendo. In questi momenti di agitazione o estrema gioia viene sempre fuori quel mio lato vagamente femminile ma che hanno tutti in fondo. Universalmente dal sesso!
Iniziò a dirmi che questo mio lato nascosto lo incuriosiva parecchio e iniziò a farmi degli apprezzamenti e osservazioni che sino ad allora nessuno mi fece. Ero infastidito ma pure sorpreso, confuso e molto stanco, poi mi prese la mano e mi tiro a se per farmi sedere su di lui, tirai la mano verso di me in segno di disapprovazione.
Lui tutt’altro che scoraggiato non me la lascio e dopo qualche minuto riprovo e mi disse; “vieni mica ti mangio o tanto meno ti stupro eh”. Mi sedetti sopra di lui, tra il centro e la sua gamba sinistra, sentivo qualcosa sotto ma non gli diedi troppa importanza, poi per l’ennesima volta gli dissi che i maschi non mi piacevano e che stare sopra di lui non mi faceva né caldo né freddo, infine mi disse; “hai un culo che mi sbalordisce per quanto è morbido e grande, prima quando ti ho aiutato a prendere lo zucchero non credevo a quel avevo sentivo”.
Iniziai a sentire qualcosa sotto di me, gli stava diventando duro e riuscivo pure a vedere la sagoma spostarsi sul mio fianco sinistro verso la sua gamba destra, era grande quanto il fallo di gomma di Giovanna. Mi vide spostare lo sguardo in quella direzione e mi mise una mano dietro, tra il fianco e il fondoschiena. Continuai istintivamente a guardare quella cosa prendere vita, allora mi prese la mano e me la poggiò sopra, poi me la lascio e io la lascia quasi volontariamente sopra. Accennai una minima stretta, poi tornai in me e mi sollevai di scatto.
Fu un attimo ma mi ripresi subito, mi allontanai da lui ma mi venne dietro, andai verso lo studio forse per chiudermi dentro ma lui mi segui fin lì e mi disse; “senti se fai quello che ti ho chiesto tutto finisce lì e poi me ne vado, lo giuro”. Ero tra il martello e l’incudine, è vero che aveva detto in precedenza che non voleva ricattarmi, ma non potevo saperlo, infondo non lo conoscevo e non mi fidavo affatto. Se bene stanco e stremato ero pure visibilmente eccitato e quindi acconsenti a fare quello che mi aveva chiesto, che per altro avrei fatto in ogni caso appena sarebbe andato via. Pensai che alla fine mi aveva già visto farlo e si trattava solo di farsi guardare. Era un malato che andava solo assecondato. Mi sedetti e misi un porno interrazziale etero e lui si mise di fianco a me, in piedi. Gli dissi che doveva stare ai patti e non fare niente, mi fece cenno con la testa di conferma e poi mi tolsi il pigiama e rimasi solo con quella stupida magliettina rosa, culotte e infradito, tutto di mia moglie ovviamente, quelle culotte poi erano imbarazzanti perché avendo il culo più grande di quello di mia moglie, gran parte del culo stava fuori e le culotte tendevano a stringersi sul centro.
Iniziai a passarmi il fallo di gomma in mezzo alla gambe poi misi entrambi i piedi sulla scrivania per stare più comodo, ogni tanto mi giravo per osservare osservare lui che stesse facendo. Poi lo vidi che si sbottonava i pantaloni.
-No, però i patti non erano questi.
-Mi potrò almeno fare una sega no, che dici?
Non dissi niente al riguardo, tutto sommato era inevitabile che si masturbasse e alla fine bastava solo non guardarlo.
Iniziai a prendere il fallo di gomma in mano e a passarmelo per il corpo, ero tutto preso da me stesso quando riguardai lui e lo vidi con il suo coso in mano. Ero esterrefatto, era leggermente più grande del fallo che avevo in mano, pieno di vene al contrario di quello di gomma e con due palle belle gonfie. Rimasi quasi immobile per qualche secondo. Lui si accorse e con un sorriso beffardo si si avvicinò a me. Me lo fece penzolare davanti agli occhi, stavo in trance mentre lo guardavo penzolare difronte alla mia faccia. "Ti diverte di più giocare con quello di gomma?"Mi disse. Lo guardai per un'istante in faccia con un espressione incredula. A quel punto mi accorsi pure di avere della bava alla bocca. Con la mano destra ancora sul fallo di gomma allungai leggermente la sinistra verso quella cosa, ero curioso solo di sentire se fosse diverso dall’altro che avevo in mano. Quello di gomma lentamente mi scivolò dalla mano destra. Con la sinistra iniziai ad accarezzarlo, ma solo con un dito, lo passavo sopra e cercavo di premergli quelle grosse vene. Alla fine le appoggiai tutte e quattro e come se avessi un pennello glielo accarezzai, andando avanti e indietro per tutta la sua lunghezza. Poi lo strinsi con tutte e cinque e lo tenni a pochi centimetri dalla mia faccia. Non volevo assolutamente metterlo in bocca, vedevo quel liquidi pre seminale uscirgli da quella grossa cappella, che in video non riuscivo a vedere così chiaramente, mi sembrava pure più grosso ora che ce l’avevo davanti.
Mi voltai interamente con la poltrona d’ufficio girevole, verso di lui, infine poggiai pure l’altra mano e gli afferrai l'uccello per bene e iniziai a masturbarlo con due, sempre molto lentamente. Lui invece, appoggiando una sola sua mano mi prese la testa e iniziò ad accarezzarmi i capelli, sentivo il mio pisello bagnarsi per via dell’eccitazione. Mi sfilai le infradito e gli misi entrambi i piedi sopra le sue scarpe come se volessi tenerlo a distanza o forse per sentirlo di più a me, non so spiegare bene perché lo feci. Ero in preda a sensazioni contrastanti che mi stavano sfuggendo di mano, benché le mie ora, erano belle salde sul suo uccello. Lui con la sua invece continuava ad accarezzarmi i capelli con molto vigore ma senza mai accennare minimamente un movimento verso di lui. Sembrava che non avesse nessuna intenzione di spingere la mia bocca verso di se. Non capivo, perché dopo tanta insistenza per arrivare a questo punto, esitava nel fare questa mossa. Forse sapeva che mi sarei ribellata, o forse si accontentava solo di questo. Lo masturbavo e vedevo sempre quel liquido sulla punta del suo pene. Il mio ritmo inizialmente era sempre lento ma continuo senza alcuna sosta, incuriosito dal quelle gocce che ogni tanto gli uscivano cambiai. Ora dopo un paio di pompate, alla fine lo stringevo leggermente più forte prima della cappella, come se stessi cercando di sfilargliela dal tronco per intero. Tutto per facilitare la fuoriuscita di quel liquido.
Non riuscivo veramente a fermarmi, poi lo presi e lo appoggiai leggermente sopra la mia fronte e lo guardai in volto, pure lui stava parecchio fuori di se, il mio mento era poggiato sopra le sue palle che sentivo essere bollenti, tutto il suo membro in realtà emanava calore. Non riuscivo a capire bene cosa io stessi facendo, ma mi venne così. Il suo cazzo era sempre più duro e gonfio. In fine lo feci nuovamente scivolare verso giù e lo riguardai dritto negli occhi, lui mi guardò mentre la sua grossa cappella guidata dalle mie mani mi passava strisciando dalla fronte, al naso (distolsi lo sguardo dal suo), dove lo lasciai per qualche secondo per sentire il suo odore, infine lo portai alla bocca. Quel liquido particolare mi si appiccicò proprio sulle labbra. Non volevo, ma infine lo staccai nuovamente di qualche centimetro dal mio viso. Quel liquido vischioso creo un filo tra me e lui. Lo riguardai negli occhi e nel mentre che lo fissavo me lo puntai dritto in bocca. Nel mentre che lo masturbavo, ad ogni movimento delle mie mani cercavo di allontanarlo (quella era la parte di me che ancora si ribellava), ma allo stesso tempo me lo portavo nuovamente sempre più vicino. In fine lo allontanai di almeno dieci centimetri. Purtroppo non resistetti a lungo e lo ripogiai sulle labra premendo con forza, infine aprii la bocca. Me lo misi dentro stringendoglielo con le mani sempre più forte, come se non volessi più renderglielo. Lui a questo punto mi appoggio entrambe le sue sulla mia testa, come se non aspettasse altro e con la stessa passione con cui io gli tenevo il cazzo mi disse; lo sapevo che lo volevi, e sapevo pure che saresti venuta tu a prendertelo da sola senza nessuna forzatura. Aveva ragione, solo io non capivo ancora cosa volevo veramente. Capii pure perché non insistette, voleva vedere fino a che punto avrei potuto sottrarmi al mio istinto.
Tutta questa cosa mi fece venire il pisello durissimo, e le culotte nere che avevo indosso facevano intravedere quanto fossi bagnata pure io. Era un eccitazione indescrivibile e diversa da tutte quelle provate in precedenza. Iniziai a succhiarglielo con voracità, nel mentre la bava mi colava dappertutto. Poi misi una mano sulle sue palle e gliele schiacciai, ma con delicatezza. Nel succhiarlo emettevo un sacco di rumori assurdi mai fatti prima d’ora.
Più lo succhiavo e più le vene dell’uccello gli scoppiavano in una maniera quasi preoccupante.
Con una mano sulla spalla mi fece scendere dalla poltrona e si sedette lui al posto mio.
Mi chiese di mettermi quasi a pecora e di far ballare il mio grosso culo. Lo feci e iniziai quasi a mimare un twerk.
Poi mi disse “Guardami bambina” con voce quasi strozzata dall’eccitazione. Mi inginocchiai sapendo già cosa stesse per succedere e mi sedetti sui talloni, le mie grosse cosce nascosero sotto di esse per intero il mio piccolo pisello. Sollevai solo gli occhi e incrociai i suoi. Alla fine lo sentii gemere dopo nemmeno quindici minuti. Mi venne tutto così spontaneo, fu una cosa naturale. Lo tirai fuori e me lo appoggiai sulla lingua, e inizia a masturbarlo sempre più velocemente, parti la prima sborrata, fu una fucilata. Pure se ben indirizzata verso la mia bocca, parte della sborra si infranse sui miei denti e mi arrivo sin sul viso. Sembrava che uscisse da una di quelle pistole ad acqua. Il resto riuscì a mettermelo tutto dentro. Sembrava non finire mai, lo ingoiai subito tutto. Poi se lo prese in mano e mi scrollo le ultime gocce sempre sulla lingua come se stesse spremendo un tubetto di dentifricio. Buttai giù pure quelle, tirai fuori la lingua per fargli vedere che in bocca non avevo più nulla e lo guardai come a chiedergli se ora fosse soddisfatto. Mi guardò tutto sudato in volto e pieno di soddisfazione.
-hai visto di cosa sei stata capace?
-Beh non mi hai lasciato altra scelta, doveva pur finire questa storia.
-Ah quindi è piaciuto solo a me?
-A te di sicuro, riguardo a me non esserne così convinto!
-ok, però dopo ricordati di mettere a lavare le mutande di tua moglie che hai indosso perché riesco a vedere persino da qua cosa gli hai combinato.
Lo guardai in una maniera contrariata, mentendo spudoratamente sul fatto che mi fosse piaciuto per non dargli nessuna soddisfazione, si sarebbe fatto sicuramente strane idee in merito.
Alla fine ci lasciammo con la promessa da parte sua che non avrebbe detto niente e con un altra promessa; avrebbe cancellato i miei video, solo se però sarei stata brava con lui. Gli chiesi spiegazioni e che a prescindere da tutto non avrei mai più rifatto una cosa del genere. Lui mi fece una smorfia allusiva quasi di stupore e mi lascio con un sorriso.
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