Chi sono i cuckold e in cosa si differenziano dal marito tradito?

Il termine «cuckold» viene spesso usato come insulto, senza approfondirne il significato. Viene messo sullo stesso piano del tradimento, della debolezza o dell’umiliazione, anche se in realtà si tratta di un fenomeno diverso. Proviamo a fare chiarezza sui concetti.
Il marito tradito è una persona che non sapeva del tradimento della partner o non aveva dato il proprio consenso.
Il cuckold è un uomo che è consapevole di ciò che accade e, in una forma o nell’altra, è d’accordo con questo modello di relazione. Il suo consenso è la differenza fondamentale e il fulcro stesso del termine.
Nella concezione moderna, il cuckolding è più spesso legato non all’inganno, ma a un accordo. Talvolta è associato a specifiche preferenze sessuali, in cui il fatto stesso dell’infedeltà della partner o la consapevolezza di essa diventa fonte di eccitazione. Altre volte riguarda dinamiche psicologiche più complesse all’interno della coppia.
Quali tipi di cuckold esistono
In modo convenzionale si possono distinguere diversi tipi, anche se nella pratica i confini tra di essi sono spesso sfumati.
La prima variante è quella basata sul consenso reciproco. In queste relazioni entrambi i partner scelgono consapevolmente questo formato, discutono regole e limiti, comprendono i rischi. Per loro è una delle forme di pratica sessuale o di gioco di ruolo.
La seconda variante è quella forzata. In questo caso l’uomo acconsente formalmente, ma lo fa per paura di perdere la partner, a causa di una bassa autostima o di una dipendenza dalla relazione. Il suo consenso è più imposto che desiderato.
La terza variante è il cosiddetto «cuckold morbido». Si tratta di una situazione in cui la persona, col tempo, si adatta a un formato per lei indesiderato, trovando compromessi o benefici secondari, ma senza una reale accettazione di ciò che accade.
Dietro la stessa parola possono celarsi stati psicologici completamente diversi: da una scelta volontaria a relazioni distruttive.
Perché gli uomini accettano questo tipo di relazione?
Le ragioni possono essere molteplici. Per alcuni si tratta di una fantasia sessuale “proibita”. Per altri è la paura della solitudine. A volte entrano in gioco differenze di libido, esperienze traumatiche passate o una pressione diretta da parte della partner. Non esiste una spiegazione universale.
È una cosa negativa?
Non esiste una risposta univoca a questa domanda. Se il modello di relazione è scelto volontariamente, non viola i confini dei partecipanti e non compromette la salute mentale dei partner, non richiede una valutazione morale esterna.
Se invece il consenso si basa sulla paura, sulla manipolazione o sulla violenza psicologica, il problema non è il termine, ma la relazione stessa.
Per questo, in situazioni simili, è più importante non l’etichetta, ma una risposta onesta alla domanda:
si tratta di una mia scelta consapevole — o di un consenso forzato?