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Fecondata dal mio migliore amico

Capitolo 3 : Il Ritorno a Casa e la Verità della Carne


Finita la serata alla "Lanterna", salutammo Sergio e Sara con i soliti modi cordiali. Sergio mi diede la solita pacca spavalda sulla spalla, stringendo poi la mano a Giuliana con una pressione leggermente più lunga del dovuto, mentre mia moglie manteneva gli occhi bassi, con il viso ancora arrossato.


Durante tutto il tragitto in macchina verso casa, decisi di continuare a portare avanti la mia recita. Non feci alcuna menzione al blackout, né alla borsa sul sedile posteriore che custodiva le sue mutandine. Allungai semplicemente la mano destra sul suo sedile, posandola sulla sua coscia coperta dal vestito leggero, cominciando ad accarezzarla dolcemente mentre guidavo nel buio della provinciale. Giuliana sussultò appena al mio tocco, girando la testa verso il finestrino per nascondere l'imbarazzo profondo e il respiro che le si faceva di nuovo corto. Sapeva di essere completamente nuda sotto la mia mano, ancora impregnata dell'odore e del tocco di Sergio, ma il mio silenzio la rassicurava e, al tempo stesso, aumentava la sua eccitazione colpevole.


Arrivati finalmente nell'intimità della nostra camera da letto, l'atmosfera divenne rovente. Giuliana si sfilò l'abito in fretta, cercando di infilarsi sotto le coperte per non farsi guardare troppo, ma io la raggiunsi immediatamente.


Quando iniziammo a fare l'amore, la realtà fisica di ciò che era accaduto alla balera mi travolse. Non appena le mie mani accarezzarono il suo corpo, notai che i suoi capezzoli erano turgidi, durissimi, eretti come raramente le succedeva. E quando scesi con la mano tra le sue gambe, scoprii che la sua figa era letteralmente una spugna: era caldissima, incredibilmente bagnata, colma di un liquido lubrificante che era il risultato diretto del ditalino e del bacio che Sergio le aveva dato in pista durante il blackout.


Mentre la possedevo, guardando il suo viso scarlatto che si voltava di lato sul cuscino con gli occhi lucidi, decisi di lanciare la mia esca, sussurrandole all'orecchio con voce dolce e ignara:


"Giuliana... sei incredibilmente calda stasera. Non ti ho mai vista così eccitata e bagnata. Forse tutta quella confusione in balera e la musica ti hanno fatto venire una gran voglia di me, vero? Mi desideravi proprio tanto stasera..."


Giuliana trattenne un gemito acuto, stringendo i denti e affondando le unghie nelle mie spalle. Sotto di me, il suo corpo ebbe un sussulto violento di puro piacere e vergogna: sentirmi lodare la sua eccitazione, attribuendola al mio desiderio quando invece era il frutto del possesso del mio amico, la fece crollare in un orgasmo intenso e tremante, mentre continuava a custodire quel segreto che bruciava tra le lenzuola.


La notte ha sigillato la prima parte del gioco: Giuliana ha goduto con me ma sotto l'effetto dell'eccitazione di Sergio, e io ho finto di credere che fosse per me.


Nei giorni successivi a quella notte memorabile, l'atmosfera all'interno della nostra casa si fece ancora più densa e carica di un'elettricità sospesa. Giuliana camminava per le stanze con un'aria distratta, quasi trasognata, ma c'era un dettaglio che non sfuggiva alla mia attenta osservazione: il suo legame ossessivo con il telefono cellulare.


Non lo lasciava mai, nemmeno per un istante. Lo portava con sé in cucina mentre preparava la cena, lo teneva sul bordo del lavandino mentre si faceva la doccia e, sul divano la sera, lo stringeva tra le mani con lo schermo rigorosamente rivolto verso il basso. Ogni volta che un segnale acustico rompeva il silenzio del salotto, notavo un sussulto immediato nei suoi occhi lucidi; il suo viso andava istantaneamente a fuoco, accendendosi di quel rosso scarlatto che ormai avevo imparato a riconoscere come il segno inconfondibile della sua sottomissione psicologica a Sergio.


I messaggi del mio amico stavano diventando sempre più frequenti, audaci e pressanti. Sergio, forte della spavalderia dimostrata alla "Lanterna", stava colonizzando lo spazio mentale di mia moglie giorno dopo giorno.


Una sera, mentre Giuliana era in bagno a lavarsi, il telefono rimase per un attimo sul tavolo della cucina. Un bip vibrò sul ripiano, seguito subito da un altro. Mi avvicinai lentamente, senza fare rumore. Sullo schermo bloccato apparvero due notifiche consecutive con l'anteprima del testo, inviate da Sergio.


«Ancora sento le mie dita bagnate della tua figa in pista, cagnolina. Sabato prossimo voglio di più. Non metterti le mutandine nemmeno per uscire di casa.»


«Tuo marito continua a fare l'ignaro? Meglio così, ci lascia campo libero.»


Mi mancò quasi il respiro per l'eccitazione profonda che provai nel leggere quelle parole stampate sul display. Sentii lo scatto della serratura del bagno: Giuliana stava uscendo. Mi allontanai rapidamente, tornando a sedermi sul divano con la massima calma, continuando a recitare la mia parte.


Quando entrò in cucina e vide il telefono sul tavolo, si avventò sull'apparecchio con una fretta colpevole. Controllò lo schermo e il suo collo si tinse immediatamente di un rosso porpora. Si voltò verso di me, cercando di capire se avessi visto, ma io le rivolsi un sorriso sereno, del tutto naturale.


Tuttavia, decisi che il tempo del silenzio era finito. Era il momento di far saltare il banco e di svelare a mia moglie i miei veri pensieri.


"Giuliana, vieni qui un secondo sul divano," le dissi con voce bassa, ferma e priva di rabbia, ma carica di una sfumatura che la bloccò sul posto.


Lei si avvicinò lentamente, stringendo il telefono al petto come se volesse proteggere quel segreto. Si sedette sul bordo del cuscino, mantenendo una postura rigida, con il cuore che le batteva così forte da essere visibile sotto la camicetta.


"Prendi il telefono, sbloccalo e mostrami i messaggi di Sergio," le ordinai, guardandola dritto negli occhi.


Giuliana spalancò gli occhi, il viso le andò letteralmente a fuoco, diventando scarlatto fino all'attaccatura dei capelli. Provò a formulare una scusa, la voce le tremava: "Luigi... cosa dici... sono solo messaggi normali..."


"Giuliana, so tutto," la interruppi, accarezzandole delicatamente una guancia bollente. "So delle mutandine nella borsa alla Lanterna. So cosa ti ha fatto Sergio in pista nel buio, e so quanto eri bagnata in figa e calda quando siamo tornati a casa. E ho appena letto quello che ti ha scritto adesso."


Un pianto misto di vergogna devastante e di paura le rigò le guance. Ma prima che potesse implorare il mio perdono, le presi le mani, stringendole con calore.


"Ascoltami bene, però: a Sergio non devi dire assolutamente nulla. Lui deve continuare a pensare che io sia completamente ignaro di tutto," le sussurrai, avvicinandomi al suo orecchio mentre il suo respiro si faceva affannato. "Ti confesso che sono geloso... una gelosia che mi brucia dentro, Giuliana. Ma al tempo stesso, l'idea mi fa impazzire. Mi piacerebbe moltissimo che tu avessi una storia con Sergio. Voglio che tu continui a vederlo, voglio che tu sia sua, mentre io resto qui a guardare e ad ascoltare i tuoi racconti."


Giuliana lanciò un gemito soffocato, completamente sopraffatta dalla confessione e dalla perversione inaspettata di quel momento. Il terrore nei suoi occhi si trasformò in un'eccitazione indicibile. Sotto il mio sguardo, con il viso in fiamme, realizzò che il suo matrimonio non era finito, ma era appena entrato in una dimensione totalmente nuova e proibita.


Ora il segreto è condiviso tra me e Giuliana, ma Sergio è ancora convinto che io non sappia nulla, il che rende il gioco ancora più piccante.... continua

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