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Giada

A volte basta solo osare per vivere avventure insperate. 


Un giorno, mentre passeggiavo da solo, diedi uno sguardo agli stati di WhatsApp, e mi saltò all'occhio una foto postata da una mia conoscente, Giada: non proprio un'amica, più una conoscenza lavorativa. Una donna adulta e sposata che avevo sempre trovato affascinante. Quel giorno aveva postato un suo primo piano, il suo solito sguardo austero e un assaggio del suo generoso décolleté. Non so cosa mi prese, ma decisi istintivamente di mandarle un messaggio.


Wow...


???


Scusa, ho visto questa foto ed è stata la mia prima reazione. 


Spero di non essere stato invadente o indelicato. 


No, anzi. Sono solo rimasta stupita


Hai ragione, ho superato un po' il limite.


Non in quel senso, ma mi sembra strano


che un ragazzo mi scriva "wow"


Ma in quella foto stai benissimo...!


Grazie, ma...non credo di essere da "wow"...per


un ragazzo giovane come te, poi


L'età non c'entra, sei bella da brividi in quella foto.


Comunque non volevo metterti a disagio…


No no, cosa dici? È solo che sono sorpresa, tutto qui


Non credo non ti arrivino apprezzamenti, dai...


Si... sinceramente sì, ma non da ragazzi. Più da uomini


Allora vedimi come un uomo ;)


Ahah certo. Potrei essere tua madre.


Forse è proprio quello che mi attrae, ci hai pensato?


Da quel momento cominciammo a messaggiare, a stuzzicarci quasi tutti i giorni. Giada cercava in tutti i modi di mantenere un atteggiamento neutro, mentre io, che sapevo già dove volevo andare a parare, cercavo di spingere le conversazioni sul sesso, sul suo corpo giunonico e affascinante, le facevo complimenti spinti, anche se velati. Lei non li disdegnava e più mi dava corda, più mi facevo ardito nei complimenti: spostavo l’asticella di giorno in giorno più in alto.


Hai un seno che fa girare la testa, impossibile che passi inosservato.


Menomale che qualcuno le nota...


Non credo di essere il primo a notarle…si fanno notare!


Questo lo so, ma chi dovrebbe, nemmeno le guarda più...!


Come se avesse accanto una statua di sale.


Non posso scriverti quello che sto pensando... perché scriverei insulti 


Sarebbero sprecati, purtroppo


Tu sei sprecata vicino a chi nemmeno ti guarda, 


nemmeno capisce la sua fortuna...! 


Chi lo sa chi la vorrebbe quella abbondanza...!!!


Conosci qualcuno che la vorrebbe?


Mha...forse si...forse uno... ;P


Ormai sentivo di aver fatto breccia, allora continuai con argomenti sempre più azzardati: iniziai a raccontarle delle mie esperienze sessuali passate, così pian piano anche Giada iniziò a sbottonarsi sulle proprie. Essendo una donna bella, affascinante e insoddisfatta non si era fatta sfuggire occasioni di piacere; cominciai ad ammirare sempre di più la sua voglia di esprimere la femminilità alle sue condizioni. Ad ogni nuova storia che ci scambiavamo il mio desiderio verso di lei aumentava, oltre che dal punto di vista fisico, anche da quello mentale: la femmina mi aveva attratto, ora la donna mi stava stregando. Ormai la volevo con tutto me stesso, volevo farmi ghermire dal suo desiderio di essere donna e non glielo nascondevo più con giri di parole. Giada continuava a glissare, ma decisi che non glielo avrei permesso per sempre. 


Ma non ti piacerei, fidati. Ormai sono roba d'antiquariato 


Mettimi alla prova se vuoi. Voglio dimostrarti che faccio sul serio. 


Cosa vorresti fare? Venire a casa mia?


Anche adesso, senza problemi.


Ma no, sei pazzo?? Mio marito torna tra mezz'ora. 


Ma poi non ti credo.


Dimmi quando ti posso trovare da sola e te ne darò la prova.


Domani mattina, dalle 8:30 sarò sola a casa...se hai coraggio.


Mi salì il cuore in gola: mi aveva invitato a vederci da soli e lontani da occhi indiscreti. Un misto di paura ed eccitazione mi travolse, la mia mente cominciò ad affollarsi di mille domande e dubbi. Quella sera non riuscii a prendere sonno fino a quando non decisi di scaricarmi con una lunga sega pensando a lei, come ormai facevo dall’inizio di questa storia. Una volta venuto crollai sfinito.


La mattina inventai una scusa credibile per arrivare più tardi a lavoro e alle 8:30 parcheggiai sotto casa di Giada: col cuore che batteva a mille entrai nel palazzo e raggiunsi il suo piano. Lei mi stava aspettando, chiuse subito la porta alle mie spalle per evitare sguardi indiscreti e fummo da soli. 


Dopo i convenevoli imbarazzati, mi portò in cucina per offrirmi un caffè. Era vestita, come al solito, in modo stupendo: stivaletti bassi, calze ricamate che si infilavano sotto un vestitino corto di filo e l’immancabile scollatura. Sarà perché già speravo nel finale dei miei sogni, ma era la donna più bella del mondo in quel momento: anche le sue curve prosperose diventavano tanto più sensuali quanto più il mio desiderio cresceva tra le mie gambe. 


Parlammo del più e del meno mentre lei preparava il caffè dandomi le spalle: avrei voluto alzare quel vestitino e tuffarmi in quel culo così invitante che ondeggiava davanti ai miei occhi. Decisi di sforzarmi e trattenermi: non avrei rovinato tutto proprio ora che ero ad un passo da quella creatura bellissima.


Andammo in salotto a bere il caffè, continuando a parlare di libri, articoli che ci interessavano, mentre io, con un po' di faccia tosta, cominciai pian piano ad avvicinarmi a Giada sul divano. Lei se ne accorse e un sorriso divertito e lusingato interruppe per un attimo i suoi discorsi. Quello per me fu come un segnale: cominciai a sorriderle carico di desiderio e ad avvicinare piano il mio viso al suo. Lei non si mosse, ma lasciò che fossi io ad avvicinarmi per un bacio accennato, che subito si caricò di lussuria. 


Cominciai a baciare quelle labbra sottili e calde con passione, le nostre lingue cominciarono ad intrecciarsi, leccarsi, succhiarsi, mentre le mie mani si fiondarono sul suo seno. Finalmente avevo sotto le dita quelle tette enormi che avevo sognato fino a quel giorno: cominciai a massaggiarle, godendomene ogni centimetro, strizzandole leggermente come a volerle rubare e tenerle per me. Giada mi assecondò in tutto, lasciando il suo corpo nelle mie mani e ricambiando i miei baci, mordendo a volte le mie labbra per invitarmi a continuare.


Scesi con la bocca a baciarle il collo, per godere dei piccoli gemiti che le provocavano i miei baci, finché non tuffai tutta la mia faccia nella scollatura. Con le mani massaggiavo quelle tettone spingendole verso la mia faccia, per leccarle e baciarle, infilando la lingua il più possibile tra i suoi seni. Alzando lo sguardo, vidi che anche Giada si stava godendo quei preliminari, allora guardandola negli occhi infilai le mani nel reggiseno per tirare fuori quelle meraviglie. Quando le vidi, nude davanti a me, mi lasciai scappare un gemito anche io prima di cominciare a succhiare e leccare i capezzoli già induriti dall’eccitazione.


Succhiavo quelle grosse tette mentre Giada cominciò ad incitarmi: “Ah, si, leccale tutte. Mi piace farmi succhiare le tette”


Sentirla partecipe di quel piacere mi diede coraggio. Cominciai a leccare e succhiare come un ossesso, baciando da cima a fondo lo spazio tra le tette, affondando la faccia fino a soffocare tra quei seni morbidi e caldi. Ero in estasi, col cazzo duro a premere contro i pantaloni.


Sentendo i suoi gemiti crescere ci diedi dentro ancora, poi tornai su, per sentire di nuovo le sue labbra attaccate alle mie, per reclamare di nuovo il possesso anche della sua bocca.


Mentre le nostre lingue ricominciavano a danzare in fiamme, abbassai una mano a massaggiarle le cosce, salendo sempre di più, accarezzando le calze fino ad arrivare a toccare la figa. Al mio tocco sentii un lieve sussulto, come un singhiozzo nel nostro bacio appassionato, ma Giada non smise di esplorare la mia bocca anzi, spinse più forte le sue labbra contro le mie, come a volermi penetrare col quel bacio. Allora cominciai a massaggiare quella passera calda che mi ritrovavo sotto le dita, calda anche attraverso i collant e le mutandine. Più lei si contorceva sotto le mie carezze, più le carezze si facevano insistenti, cercando di far cadere ogni ulteriore inibizione di quella donna bellissima. Non potevo resistere a tanta eccitazione: era lì, nelle mie mani, e io la volevo. 


Sciolsi quel bacio bollente per inginocchiarmi davanti a Giada, aprendo delicatamente le sue gambe per raggiungere quello che più desideravo; alzando gli occhi la vidi guardarmi dall’alto, con le mani sulle tette e lo sguardo carico di desiderio. Mi tuffai a baciare i suoi collant, per sentire il calore di quella figa sulle labbra, scontrandomi con gli strati di vestiti che mi separavano da lei. Giada allora allungò una mano, afferrò  le calze dal centro e, tirando, le strappò leggermente: quel piccolo squarcio era il mio biglietto di ingresso al paradiso. Guardandola negli occhi, infilai le dita nello squarcio per allargarlo sempre di più, liberando la mutandina candida già bagnata: con uno sguardo mi spronò a proseguire, allora afferrando le mutandine con l’indice, le spostai di lato e così la vidi. Non dovevo più sognarla: la figa di Giada era lì, bagnata per me, ed era esattamente quella che avevo sognato da mesi. Avvicinai le labbra al mio trofeo, inebriandomi del suo odore, con la punta della lingua cominciai a leccare le grandi labbra, prima una poi l’altra, pregustando il piatto forte. Giada mi afferrò all’improvviso per i capelli, come per non farmi scappare dal mio dovere, spingendo la mia bocca a baciare la sua passera calda e bagnata; subito insinuai la lingua tra i suoi umori, gustandomi il sapore di quella figa matura, leccando il clitoride già turgido e infilando la lingua il più possibile in quella meraviglia, per possederla tutta nella mia bocca. Giada cominciò a dimenarsi, a gemere e godere: 


“Aah, si, leccamela! Mangiami la figa, fammi godere!”


Galvanizzato dalle sue reazioni, leccai quella figa come se ne andasse della mia vita, gustando tutta la dolcezza che aveva da offrire, trovando e succhiando tutti i punti più sensibili per farla godere. Non ero mai stato così eccitato, il mio cazzo rischiava di esplodere già solo per i gemiti di Giada, che continuava a tenermi la faccia incollata tra le sue gambe. Un piccolo fremito percorse quella bella figa, sotto la mia lingua, Giada cominciò a premere più forte contro la mia nuca, allora decisi di andare fino in fondo. Infilai la lingua più a fondo possibile in quella passera bollente, portai un dito sul clitoride per massaggiarlo assecondando i movimenti convulsi del corpo di Giada fino a quando, con un tremito delle cosce e un urlo soffocato a stento, non mi fu chiaro che avesse goduto. In un attimo le cosce turgide di Giada si rilassarono sulle mie spalle, respiri corti e affannosi le scuotevano il ventre e la figa: sembravamo entrambe esausti.


Tornai su, seduto accanto a lei, con una voglia incontenibile di baciarla, di farle assaggiare tutti quei sapori che mi avevano inebriato, le nostre labbra condite della sua magnifica passera. Ci riunimmo in un bacio ancora più caldo e sensuale e, mentre la sua lingua ripuliva e gustava le mie labbra, sembrò come se quel bacio risvegliasse di colpo le nostre forze. La mia mano corse subito tra le sue gambe, la mano di Giada si appoggiò sui miei pantaloni, tastando e accarezzando il gonfiore del mio cazzo; allora infilai il dito medio nel lago della sua fica, cominciando a masturbarla ritmicamente. Ad ogni affondo del mio dito, lei gemeva sommessamente poi, staccandosi dal nostro bacio, mi sussurrò: “Di più…”


Con l’eccitazione che cresceva all’inverosimile, infilai un altro dito, senza smettere di masturbarla. I gemiti si fecero più forti, ma guardandomi con sguardo implorante, quella donna meravigliosa mi sussurrò di nuovo: “Ancora…di più…”


Infilato il terzo dito, Giada socchiuse le labbra in un gemito continuo sempre più forte; ne approfittai e, continuando il ditalino, passai la lingua sulle sue labbra insinuandomi nella sua bocca mentre lei continuava a gemere e godere. Con gli occhi chiusi in preda al piacere, Giada gemette quasi con disperazione: “Di più…! Infilale tutte! Aaah”


Non me lo aspettavo, tanto che mi scoprii a gemere alla sua richiesta. Strinsi il più possibile le dita della mano e gliele infilai tutte nella figa, scoprendo con mio grande stupore che riuscivo ad infilarle fino alle nocche. Era la passera più grande e deliziosa che avessi mai avuto la fortuna di maneggiare. Con il cazzo che minacciava di esplodere per l'eccitazione, continuai quel ditalino, mentre Giada riversò la testa all’indietro, gemendo sempre più forte fino a godere di nuovo. Tirate fuori le dita bagnate di umori, me le portai alla bocca per leccarle ad una ad una, senza sprecare nemmeno una goccia che quella figona mi aveva generosamente regalato. 


Ero assorto nella mia degustazione, avevo chiuso gli occhi per godere il più possibile dei sapori di quella dea, appagato dall’aver dato piacere alla donna che avevo sognato da tempo, quando sentii Giada slacciarmi la cintura. Stupito, abbassai gli occhi giusto in tempo per vederla tirare fuori il mio cazzo, che non aveva accennato a rilassarsi, stringerlo in mano e cominciare a segarmi dolcemente. “Ti sei meritato un bel premio”


Abbassò la testa verso il mio inguine e senza esitazione me lo prese in bocca, succhiando prima la cappella, poi leccandolo da cima a fondo. Non trattenni un roco gemito di piacere, accarezzandole i capelli e accompagnandola nel pompino. La sua lingua correva lungo il mio cazzo rivelando una certa esperienza, mentre con una mano cominciò a massaggiare delicatamente le palle. Ad ogni colpo il mio arnese scompariva nella sua bocca, ad ogni colpo le sue enormi tette nude strusciavano sulle mie cosce, ad ogni colpo vibravo per l’eccitazione: poi lo tirava fuori, roteava la lingua sulla cappella, e di nuovo lo ingoiava in quella bocca vellutata. Era così brava a spompinarmi che avrei voluto durasse per sempre.


Ma non durò per sempre: dopo qualche minuto delle sue attenzioni, sentivo che l’orgasmo stava arrivando prepotente. “Sto per godere Giada…mi fai venire!” Allora Giada alzò la testa verso di me e mi disse: “Ti voglio sulle mie tette”


Si sistemò sul divano porgendomi i seni maestosi, sorreggendoli con le mani; io mi misi a cavalcioni su di lei puntando il cazzo verso il suo petto. Con pochi colpi di mano e un urlo animalesco, il mio orgasmo esplose inondando di sperma il petto di Giada: cinque schizzi potenti ricaddero sulla sua pelle, colando verso i capezzoli. Lei non perse tempo e si spalmò il seme sulle tettone, guardandomi con aria soddisfatta.


Avevo fatto godere una donna incantevole e avevo avuto il mio premio. Non avrei potuto sperare di meglio, se non qualche altro premio, magari in futuro. Chissà. 


 

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