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Quel Maledetto Sorrisino

Erano passati anni, troppi anni, dall'ultima volta che l'avevo vista o sentita. La nostra storia si era conclusa male, ma l'impatto che Laura, la mia Laura, aveva avuto sulla mia vita era stato innegabile. Avevo saputo che aveva avuto una bambina, si era sistemata. Fino a quel sabato sera.

Laura, 45 anni, era minuta, proprio come piace a me – sono un feticista delle donne piccole e magre – ma aveva una proporzione corporea perfetta. Un culo a mandolino ancora d'acciaio, un seno non esagerato ma sodo, anche dopo aver avuto la bimba. Era semplicemente bella, e la nostra storia di cinque anni era stata la più movimentata sessualmente della mia vita.

Sabato scorso, avevo organizzato la serata: aperitivo e cena fuori con gli amici. La mia compagna, ignara, aveva la sua serata libera. Entrammo nel locale e, come un fulmine a ciel sereno, eccola. Laura. Seduta in un angolo col suo nuovo compagno.

Il colpo al cuore fu violento. Indeciso se salutarla o meno, i nostri sguardi si incontrarono. Accennò un sorriso, io ricambiai, e tirai dritto. Indossava un vestitino nero, aderente, tagliato a metà coscia con un cinturone in vita. Stivali neri sotto il ginocchio, senza tacco. I capelli, che non avevo mai visto così lunghi, erano raccolti in una coda alta e sexy. Era fottutamente figa. La sola visione mi aveva già provocato un'erezione.

Io e i miei amici ci sedemmo. Mi assicurai di avere una visuale perfetta. La serata procedeva tranquilla, tra risate, cibo e alcol. Ma ogni tanto, il mio sguardo puntava inevitabilmente al suo tavolo, e notavo che anche lei mi ricambiava con occhiate lunghe e intense.

Ad un certo punto, si alzò per andare al bagno. Passò vicino al mio tavolo, e in quell'istante fugace, i suoi occhi si fissarono nei miei, un fuoco inestinguibile che mi avvertiva che stava per succedere qualcosa. Poi sparì dietro l'anta della porta.

Ci pensai solo un attimo. Quello sguardo aveva acceso la miccia. Mi alzai e mi avviai anch'io verso la toilette. Aprii la porta e la trovai lì, ad aspettare. I nostri sguardi si incontrarono di nuovo, e lei mi offrì quel suo maledetto sorrisino, lo sguardo di chi ha una voglia che non aspetta altro che essere sfogata.

Non ci dicemmo una parola. Le feci un cenno con la testa. Senza esitare, lei mi seguì. Entrai in una delle toilette e chiusi la porta con un tonfo secco che sigillò il mondo esterno. Mi girai, la guardai, e il suo sorriso si fece carnale.

La spinsi contro il muro con una forza bruta dettata dalla frustrazione di tutti quegli anni. La baciai passionalmente, le nostre lingue si avvinghiarono in una danza furiosa. Le morsi le labbra, mentre le mie mani esploravano ogni centimetro del suo corpo. Mi fermai sul suo culo, stringendolo con entrambe le mani. Era ancora d'acciaio, nonostante la figlia e il tempo passato.

Mi staccai dalle sue labbra, le appoggiai le mani sulle spalle e la spinsi giù. Lei, senza fare resistenza, si inginocchiò davanti a me. Subito mi slacciò la cintura, mi sbottonò i pantaloni e lo tirò fuori. Il mio cazzo era durissimo, svettava davanti a lei.

Cominciò a massaggiarmelo, muovendolo su e giù, fissandomi negli occhi con un'intensità sfacciata. Poi, ancora quel sorrisino, e di colpo se lo infilò in bocca, iniziando a succhiarmelo con avidità. Si muoveva velocemente, aiutandosi con la mano, ingoiandolo tutto, poi rallentava, passandoci la lingua dal basso verso l'alto, per poi rinfilarselo fino in gola.

La feci alzare e la girai, facendole appoggiare le mani al muro. La piegai leggermente in avanti, mi chinai dietro di lei e le sollevai il vestito nero. Agganciai con le mani il perizoma e glielo tirai giù. Le mie mani strinsero forte le sue natiche.

Poi, con un dito, scesi in mezzo alle sue cosce: la sua fica, completamente depilata, era bagnatissima. Cominciai a sfregarle il dito tra le grandi labbra, avanti e indietro. Le feci appoggiare una gamba sul water per avere più spazio, e iniziai a leccarla da dietro.

La sentii ansimare sonoramente, muovendo il bacino come se la mia lingua la stesse scopando. Continuai a leccarla, mentre due dita entravano dentro di lei, muovendosi ritmicamente. Non ce la facevo più, il cazzo mi stava per esplodere.

Mi alzai. Le appoggiai il mio membro teso da dietro. Lei, con la mano, lo prese e se lo puntò verso la fessura. Entrai piano, lentamente, sentendola come non mai. Il suo calore mi avvolse, e le pulsazioni della sua fica lo fecero indurire ancora di più.

Cominciai a muovermi ritmicamente. La mia mano destra si avvolse intorno alla vita per massaggiarle il clitoride con il pollice, mentre la sinistra si infilò nel reggiseno. Sapevo che adorava quando le strizzavo i capezzoli.

La stavo montando da dietro, giocando con le sue tette, stringendole i capezzoli e baciandole il collo. Lei girò il viso e cercò la mia bocca, la sua lingua mi riempì, mi baciò con una foga disperata. Sentivo le sue contrazioni aumentare: stava per raggiungere l'orgasmo.

Aumentai il ritmo del cazzo e delle mani. Non resistette e emise una serie di gemiti piuttosto rumorosi – i primi suoni che sentivo uscire dalla sua bocca. Mi spinse via con le mani, si girò e si riabbassò. Riprese il mio cazzo e se lo infilò in bocca. Muoveva le mani velocissima finché non sentii l'orgasmo sopraggiungere come un tuono.

Venni. Tre o quattro getti che le riempirono la bocca. Non riuscì ad ingoiarlo, e un po' di sperma le colò dalle labbra.

Mi rivestii, raccolsi da terra il suo perizoma e me lo infilai in tasca. Mentre lei si sciacquava il viso nel lavandino, io uscii e tornai al mio tavolo.

Dopo un paio di minuti, uscì. Passò davanti al mio tavolo e mi rivolse per l'ultima volta quel maledetto sorrisino, poi andò a sedersi dal suo fidanzato. Mi lanciò un'ultima occhiata, aprì le cosce per farmi vedere che era senza perizoma, dato che l'avevo rubato io. Poi si alzò e se ne andò.

Quella è stata l'ultima volta che l'ho rivista. Ma nella mia mente c'era una promessa: l'avrei avuta ancora, anche solo per scopare come facevamo un tempo. Anche se ora è mamma ed è piena di impegni, ho ancora il suo numero...

Continua... (La storia, chiaramente, è destinata a proseguire.)

 

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