Successo
Tema scuro
Scegliere la lingua
Sito in Un Click!

Ottieni accesso rapido a nuovi appuntamenti e chat. Dettagli.

Tradimenti Per Donne
  • uno a uno
  • bella
  • tette grosse
  • chat
  • hot
  • masturbazione
  • sesso
  • ragazza sopra
  • infedele

SESSI RIFLESSI

Vidi la sua foto quasi per caso, mentre switchavo distrattamente su un sito dedicato agli amanti degli animali. Mi colpì perché era bizzarra: lei in primo piano, ridente, seduta al tavolino di un locale; sullo sfondo un’altra donna, più seria, quasi rabbiosa nello sguardo. Era un agosto post-pandemico, caldo e immobile. Nell’accidia che mi sbranava, le mandai un saluto, gentile ma privo di complimenti.

Ricambiò telegrafica. Mi venne spontaneo scriverle che il suo sorriso, incorniciato da quelle labbra carnose, era ironico e seducente.

"Scusami, sono al mare e voglio dormire un po’, ma ti prometto che più tardi ti scrivo".

Quel modo disinvolto di rispondere mi agganciò subito. Mantenne la promessa: la sera trovai i suoi messaggi. Aveva studiato il mio profilo – foto vere, pulite, e uno stato civile dichiarato senza giri di parole: sposato. Non cercavamo storie d'amore, cercavamo un incendio. Sapere di abitare a poca distanza fece il resto.

Quando ci sentimmo al telefono la prima volta, la sua voce risvegliò qualcosa che credevo spento da anni. Fu quasi un contatto fisico, una scossa che accelerò tutto. Nel giro di poche sere, le conversazioni clandestine su WhatsApp diventarono sfacciate. Io sposato, lei con un compagno, entrambi a caccia di un brivido nascosto nelle nostre frequenze. Disinibita, senza freni, cominciò a mandarmi foto a seno nudo. Aveva quarant'anni, una quinta abbondante e sapeva che in quella spaccatura di carne pallida sprofondavano gli occhi degli uomini. E i miei con loro.

Le parole e i vocali non bastavano più. Organizzammo una videochiamata in un pomeriggio strategico, scelti tra i vuoti lasciati dai nostri doveri. Io ero solo nel mio studio, senza collaboratori tra i piedi; lei approfittava di un giorno libero e del compagno in trasferta.

Quando lo schermo del mio pc si accese, rimasi muto. Aveva lo stesso sorriso ironico della prima foto e una canotta scura che a stento tratteneva il volume del seno. Ma a rendermi tutto insostenibile furono gli occhiali da vista: un dettaglio inaspettato che la trasformava in un'ossessione colta e ferocemente erotica.

Ero già acceso, affamato, fuori controllo. Lei restava calma, il muso deliziosamente storto a studiarmi, proprio come una professoressa agli esami.

"Fammi vedere il colore dei capezzoli" le dissi. "Lo sai che ne vado pazzo".

Via la canotta, accontentato. Fissandomi nella telecamera, sollevò con la mano uno di quei seni enormi, ne portò l'estremità alle labbra e cominciò a leccarsi, lentamente, per me. Mi sfilai la maglietta per ricambiare, ma la bellezza e l'armonia delle forme era tutta dall'altra parte dello schermo.

"Dovrei essere lì con te, così è una tortura".

"Può succedere" mi rispose, accostando il viso alla telecamera per scrutarmi meglio.

Mi alzai in piedi, mostrando i jeans vistosamente gonfi. Per tutta risposta lei si infilò un dito in bocca, cominciando a succhiarlo senza staccare lo sguardo dal mio: un comando muto, preciso. Abbassai i pantaloni e lasciai che il desiderio saltasse fuori dallo slip, duro e caldo. Lo guardò in silenzio. Poi si allontanò dall'inquadratura per mostrare il resto del corpo: indossava un paio di pantaloncini scuri, così aderenti da stringere i fianchi e disegnare il solco profondo tra le gambe.

"Non porti le mutandine là sotto?"

La mia domanda esigeva una risposta visiva. E lei non si fece pregare. Si girò di schiena e, con un movimento calcolato, quasi teatrale, fece scivolare via i pantaloncini sculettando. Sotto non c'era nulla. Solo la perfezione soda di due glutei pieni che, nella curva inferiore, lasciavano già intuire l'intimità nascosta, ancora chiusa ma pronta a sbocciare.

Vidi spuntare la sua mano da quell'anfratto di carne: mi ricordò una vecchia copertina di Flash Art, una performance fotografica che adesso, però, muoveva le dita per me dal vivo.

Si voltò. Aveva i capelli raccolti in una coda di cavallo, e quegli occhiali sul naso la rendevano insostenibile. I seni enormi, l'incavo dell'ombelico e, più giù, potei finalmente guardare il cespuglio scuro che sormontava il sesso, nascosto solo in parte. Con la mano accompagnavo, lento, il piacere di guardarla.

Lei prese una sedia e si accomodò proprio davanti all'obiettivo, allargando le gambe. Iniziò a toccarsi senza fretta, divaricando le dita per offrire la carne turgida e umida ai miei occhi. Godemmo insieme. Lei tremò sulla sedia, lasciandosi sfuggire un gemito roco; io, rimasto in piedi, liberai il seme denso che mi finì addosso, macchiandomi la pelle.

"Vorrei pulirti io" sussurrò, mentre mi vedeva cercare un fazzoletto di carta.

Ci salutammo con il fiato corto, ma la sera eravamo già al telefono a cercarci di nuovo. Fu allora che iniziammo a calcolare il primo incontro dal vivo, protetti dalla crittografia dei messaggi.

"Tra una settimana lui parte per due giorni"— mi scrisse. — "Scegli il posto"

Scelsi un motel a ore fuori città, un posto discreto che apparteneva alla geografia dei miei vecchi tradimenti. Non era certo un albergo di lusso, ma offriva quello che serviva: un letto e la certezza dell'anonimato. Di quel posto ricordavo un dettaglio preciso: ogni stanza aveva un grande specchio laterale che costeggiava il materasso. Lo specchio perfetto per continuare a guardare.

Le comunicai il piano. Le dissi di prendere la metropolitana, come faceva ogni mattina, e di scendere a una fermata periferica. Lì l'avrei aspettata io in sella alla moto, con un secondo casco pronto per lei: era l'unico modo per infilarsi nel cortile dell'albergo a visi coperti, senza rischiare di essere riconosciuti.

I sette giorni successivi furono un'attesa ossessiva. Continuammo a scambiarci messaggi e immagini ravvicinate, ma stringemmo un patto spietato: vietato toccarsi fino al giorno dell'incontro. Volevamo arrivare a quel letto con tutta la fame intatta.

Ci incontrammo all'uscita della metro. Mi vide sulla moto e mi raggiunse: t-shirt e jeans, l'uniforme dell'ordinario che le avevo suggerito per mimetizzarsi. Ci scambiammo un bacio rapido sulla bocca, il tempo di infilare i caschi e volare verso il nostro covo.

Sbrigate le formalità all'ingresso, salimmo in camera tenendoci per mano come bambini sulle giostre. La lasciai entrare e mi chiusi la porta alle spalle. Fece per voltarsi, forse per dire qualcosa, ma non le diedi il tempo: le fui addosso, ci avvinghiammo. Toccavo tutto ciò che avevo desiderato per una settimana; per uno scultore, verificare le forme attraverso il tatto è l'unica vera conferma della vita. Le sfilai la maglietta, scoprendo un reggiseno già scomposto dalle mie mani, che tagliava a metà il pallore della pelle non abbronzata. Preso dalla foga, agganciai i ferretti tirandoli verso l'alto, facendole un po' male.

Lei mi impose la calma con un gesto fermo. Si slacciò il reggiseno da sola, lasciando liberi i seni enormi e i capezzoli chiari, poi si sfilò i jeans. Restò in perizoma nero.

“Aspetta” mi disse.“Siediti sul letto e stai buono”.

Obbedii, placando il respiro. In quell'istante di sospensione mi guardai intorno e lo vidi, alla sinistra del materasso: il grande specchio laterale che ricordavo. Il nostro doppio era già lì, pronto a spiarci.

“Sai cosa mi piace di te? Quando mi parli d'arte o mi dici cose erotiche. Ma adesso voglio che tu capisca bene come fa sesso una puttana in calore”.

Si accostò al letto. Si girò di schiena per sfilarsi il perizoma e si piegò a novanta gradi, offrendo la sua intimità bagnata direttamente alla mia bocca, per farmi respirare l'odore della sua voglia.

"Adesso, bambino capriccioso, succhia tutto per bene".

Si voltò di nuovo e mi offrì il petto, strusciando i seni contro le mie guance prima di imboccarmi i capezzoli, uno alla volta, più volte, prendendomi la testa tra le mani.

Mi sfilò la maglietta e mi distese sul letto. Iniziò a carezzarmi il torace e a baciarmi il petto, leccando i miei capezzoli, mentre il peso dei suoi seni si schiacciava contro di me. Quando la sua mano scivolò lungo i pantaloni, trovò una carne già tesa al massimo. Scese più giù, slacciò la cintura e buttò giù i jeans, scoprendo lo slip teso. Prima di abbassarlo, afferrò la stoffa con i denti in una finta morsa, fissandomi negli occhi per ricordarmi chi fosse la predatrice.

Liberò il mio sesso, durissimo, e lo serrò nell'incavo tra i suoi seni. Ci giocò per qualche istante, poi lo prese in mano, usandolo per battersi leggermente i capezzoli, prima di leccarne la punta e affondarlo in bocca.

Sentire le sue labbra mentre guardavo il nostro riflesso nello specchio mi tolse il fiato. La implorai di darsi a me, di lasciarmi ricambiare quella fame. Lei assecondò il mio impeto: incrociammo le posizioni sul materasso, lei accostò il suo ventre al mio volto, e ci incastrammo in un bacio cieco di bocche e di carne.

Affondavo con la lingua dentro la sua intimità, mentre le mie dita esploravano la carne più stretta e nascosta dietro. Gradiva. Inumidii la punta dell'indice e la spinsi dentro di lei. Trasalì per l'audacia, poi tornò a succhiarmi con decisione: non voleva concedermi alcun vantaggio.“Sei bravo, un vero artista” mi disse, staccandosi all'improvviso e privando la mia bocca del suo sapore. “Adesso lo voglio dentro. Tu resta fermo lì”.

Rimasi disteso. Lei si spostò appena più avanti, portando il ventre a ridosso del mio sesso eretto. Lo afferrò con la mano e iniziò a strusciarlo contro la vulva, con calma, esasperando l'attesa; poi si sollevò su un fianco e lo guidò dentro di sé. Guardavo le sue spalle e la linea perfetta dei glutei riflessi nello specchio laterale, mentre lei, sinuosa, oscillava su di me. Roteava il bacino per accogliere tutta la lunghezza, poi puntò le mani sul materasso e cominciò a muoversi, facendolo entrare e uscire a un ritmo sempre più serrato. 

Il battito dei corpi e il nostro ansimare riempivano la stanza, mentre lo specchio laterale mostrava la verità di quel corpo a corpo: due figure, una sull'altra, incastrate dentro lo stesso ritmo. Lei era al comando, decideva le geometrie del movimento.

La posa successiva la decise lei, mettendosi a quattro zampe sul letto perché la montassi da dietro. Le dissi di posizionarsi in direzione dello specchio, così da poter guardare la sua faccia e i seni penduli che oscillavano sotto i miei colpi.

“Guarda” le dissi. “È come chiavarti due volte. È pazzesco”.

La settimana di astinenza stava per esplodere. Avevamo spiato i nostri colori proibiti e le forme più nascoste attraverso uno schermo, ma finché tutto si riduceva a masturbarsi davanti a un monitor, restava sempre un senso di incompiuto, qualcosa di trattenuto. Adesso eravamo l'uno dentro l'altra, carne nella carne. Respiravamo l'odore acido della nostra voglia; le bocche avevano già ingoiato i sapori mescolati dai baci. E lo specchio era lì a restituirci i sessi riflessi, uniti, senza più l'inganno della distanza.

L’orgasmo arrivò travolgente. Rimontò su di me, stavolta di fronte, mentre io, disteso, le reggevo e le strizzavo i seni. Spingeva e si strusciava, invasata di piacere. Capii che era al limite: le pizzicai i capezzoli dando forti spinte dal basso, sollevandole il bacino. La vidi, bellissima, infilarsi due dita tra le labbra per leccarle senza vergogna, un attimo prima di gridare la sua estasi.

Riuscii a tirarmi fuori in tempo. Lei si allungò sul materasso, posizionando il viso proprio sotto il mio sesso. Voleva il mio seme sul volto, e la accontentai. Mi liberai, scaricando una foga accumulata per giorni: le coprii le labbra, le guance, le ciocche dei capelli, riservando le ultime gocce alla pelle pallida dei seni. Poi lei si sollevò, mi ripulì con la lingua e mi guardò dritta negli occhi.

Fummo felici. Non avevamo mai avuto dubbi su quell’incontro, né avevamo intenzione di mescolare la nostra quotidianità con l'angolo segreto che eravamo stati capaci di inventare. Ci serviva solo quello spazio di carne per evadere, per un pomeriggio, dalla noia del mondo.

0/5 - (0 Totale voti)
Ti è piaciuto?

Le storie più votate della categoria tradimenti

Commenti