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Sposato, con due figlie.

Due premesse in merito, la prima; il racconto è in parte inventato per ovvi motivi, ma rimane comunque parte di esperienze vissute.

Seconda premessa; il racconto è lungo (come le vite che viviamo d’altronde), ma credo che per apprezzarne al massimo la storia la si debba conoscere fino in fondo e con ogni sua sfaccettature possibile. Il racconto all’inizio potrebbe sembrare semplice e privo di Eros, ma non lo è! 

L’arte del miele è un duro lavoro che richiede tempo; fioritura, impollinazione, raccolta ed infine duro lavoro. Questo è il mio miele. Buona lettura.

SPOSATA E CON DUE FIGLIE PART 1

Iniziò tutto così per caso e molto spontaneamente, mi ritrovai vestita da scolaretta, mezzo truccata con un bel rossetto rosso sulle labbra. Con l’incoscienza di un adolescente che si fa trascinare dall’eccitazione e non dalla ragione.

Mi chiamo Stefano, ho trentacinque anni, sposato e con due figlie. Mia moglie ha due anni meno di me, è una donna molto autoritaria e forte, non troppo bella e ne tanto meno particolarmente femminile, ma molto intelligente. 

Diciamo senza troppa vergogna che è lei la colonna portante della famiglia ed è sempre lei che per lo più porta il pane in casa. Ha una agenzia assicurativa che si è creata da se in toto. Questo perché lei ci è cresciuta in questo mondo, poiché i genitori già ne avevano una e lei da bambina bazzicava la, quasi a tempo pieno. La voleva e la ottenne, un po’ come fece con me. 

Si è così, il mio non è stato proprio un matrimonio d’amore, ma meno fu d’interesse. Lei mi piaceva e mi piace a tutt’oggi, mi sono sempre sentito al sicuro con lei, anche se alcune volte ci teneva a rimarcare il fatto che fosse lei ad avere i pantaloni in casa. Certo lo diceva con un fare ironico, ma di fatti lo pensava ed era proprio così. 

Ci fidanzammo dopo i miei primi due anni dell’Università.

Infine ci sposammo quattro anni più tardi, e già dopo il primo anno giunse la nostra prima figlia. Crescendo (la bambina), divenne sempre più autonoma e responsabile, quindi nove anni dopo arrivò anche la seconda, che cambiò radicalmente la mia vita.

Ho sempre lavorato, ma molto discontinuamente. Dopo la laurea in letteratura e storia iniziò il mio percorso d’insegnamento, che amavo si, ma che mi portava pure via un sacco di tempo, che invece avrei voluto dedicare più allo studio e alla scrittura e in particolar modo alle mie figlie. 

Quindi non mi sforzai mai con convinzione alla ricerca del cosiddetto “posto fisso”. Mia moglie poi (che guadagnava parecchio), era più dell’idea che mi trovassi un lavoro part time, mi disse che lei per forza di cose in casa con le nostre figlie (all’epoca solo una), non poteva stare e che se in futuro fosse cambiato qualcosa tra di noi, di sicuro non mi avrebbe mai lasciato senza una casa. E di fatti così fece. Dopo nemmeno cinque anni dall’apertura della sua agenzia comprò una seconda casa e la intesto a me senza nessuna clausola rescissoria. 

Per fortuna, se da un lato non andai mai alla ricerca del lavoro fisso, dall’altra non stetti mai con le mani in mano. Dopo appena due anni dalla laurea pubblicai due saggi storici che dopo qualche anno iniziarono ad essere venduti e mi apprestavo a pubblicarne un terzo, proprio poco prima che nascesse la mia seconda figlia. 

Insomma, non ce la passavano male entrambi. 

Fu proprio con l’arrivo di quest’ultima, che d’accordo con mia moglie decidemmo che sarebbe stato meglio che io passassi un po’ più di tempo in casa. 

Ho sempre svolto le mansioni domestiche fin da quando vivevo con i miei. Non mi ha mai pesato e anzi mi dava modo di muovermi un po e sentirmi bene con me stesso. 

In casa i ruoli si invertirono già dalla nascita della prima figlia. Non lo dico per vantarmi, ma perché l’anno sempre riconosciuto tutti e mia moglie in primis, ma lei (mia figlia) era molto più affezionata a me che alla mamma. Poi io ero quel tipo di papà molto coccolone e innamorato. Ho sempre scelto io i vestitini, scarpe etc, sempre io ho scelto per lei quale scuola frequentare, nonché quella di danza e così via. Ero di più che un papà, ero più un mammo o una mamma se preferite. 

Appena nata la seconda figlia io mi organizzai (secondo i patti) a rimanere in casa con lei, mia moglie dopo i primi tre mesi dovette tornare a lavorare in ufficio e io rimasi in casa con la piccola a occuparmi di lei. Facevo le solite cose; le cambiavo i pannolini, la lavavo, la vestivo, ci giocavo, ed infine le davo le poppate col biberon e talvolta con la tetta finta. Ne avevo trovata una che si allacciava sul petto e che simulava per bene la consistenza del seno, ma che per lo più usavo solo quando ero solo in casa con lei. 

Ricordo quei momenti con grande amore. Quei piccoli gesti mi sembravano così naturali che una volta mi venne pure qualche piccolo dubbio in merito. 

Una cosa che poi non riuscì a smettere di fare dopo da allora, era guardarmi allo specchio il petto, avevo come l’impressione che quei miei modi di fare avessero in qualche modo influenzato la forma del mio petto. Ovviamente era solo una mia convinzione, ma il capezzolo mi sembrava più grande e la forma del seno era leggermente più pronunciata. Sarà che non avendo alcun tipo di pelo nel petto ed essendo non proprio una siluetta (uno e settanta per ottantadue kg), mi sembrava proprio di vedere un seno da donna. Il mio fisico poi non era proprio la rappresentazione dell’adone per eccellenza; poca pancia, braccia non tanto grosse, per niente formose e con pochissimi peli. 

I chili però li avevo e come, per mia sfortuna si concentravano tutti tra culo e gambe, mia moglie poi che era solita vedermi nudo mi sfotteva; “Amore mi lasci un giorno quel bel culo e le gambe che voglio fare bella figura quest’anno al mare?”, Ero solito risponderle per le rime perché la cosa non mi faceva nemmeno tanto piacere.

Eravamo un po’ così, scherzavamo su tutto e ci dicevamo sempre le cose in faccia senza nasconderci mai niente (o meglio lo pensavo). Un giorno feci una scoperta che mi sciocco al quanto, mentre mettevo a posto la biancheria intima di mia moglie, roba che tra l’altro gli regalai io perché mi piaceva molto vederla indossata (lingerie di vario tipo), ma che lei, molto di rado usava, trovai un dildo di gomma di circa venti cm. Mi turbo parecchio perché non avevo mai sospettato una cosa del genere, tra l’altro acquistato non da tanto, perché sicuramente l’avrei già trovato. 

Rimasi lì a guardarlo chiedendomi il perché, anche se quelle misure erano già una risposta abbastanza palese. Non si può dire che io non sia una persona poco passionale a letto e poco capace, ma le mie misure erano ben al di sotto di quell’oggetto. 

Passarono i giorni e non riuscì a chiederle delle spiegazioni in merito. Durante i sonnellini pomeridiani di mia figlia mi capitava di aprire il cassetto e guardarlo, mi chiedevo come facesse a giocare con quella cosa. Mi era inconcepibile.

Una sera suono il citofono, era mia moglie che mi chiedeva di scendere per aiutarla a portare su la spesa. Scesi e nel mentre che eravamo intenti a portare la spesa dalla macchina all’ascensore ci raggiunse un coinquilino che viveva da poco nel nostro stesso palazzo (forse un mese o due credo), un ragazzo di colore di seconda generazione, era più grande di me di qualche anno.

L’ho sempre incrociato e salutato, ma non abbiamo mai avuto una particolare confidenza. Mia moglie invece sembrava che già ce l’avesse, certo non grandissima mi parve. Forse era stata solo una mia sensazione maliziosa, o forse perché essendo con loro con la mia presenza l’avevo un po’ smorzata e magari fingevano di non averla. 

Vi ho detto che mia moglie era molto intelligente, ma pure io non ero un coglione e quel poco mi servi per addrizzare le antenne. 

Mia moglie ha sempre avuto un abitudine, già dal primo anno di apertura dello studio, ogni giovedì lavorava da casa. Io il giovedì solitamente andavo a vedere mia figlia a danza e capitava pure che mi portassi la seconda con me per farle prendere un po’ d’aria e perché volevo lasciare Giovanna (mia moglie) in tranquillità a lavorare. 

Proprio un giovedì presi tutte e due le mi figlie e andammo alla palestra di mia figlia, però quel giovedì lasciai un registratore audio ben nascosto tra cucina e soggiorno. Rientrato dopo due ore lo ripresi e aspettai la notte per ascoltarlo.

Fu un colpo al cuore, i miei sospetti erano fondati. Dopo quindici minuti da che avevamo lasciato la casa sentii bussare alla porta, non il campanello, proprio bussare la porta e con non troppa forza. Sicuramente per non insospettire i vicini. Poi senti loro due parlare ed in fine il suono inconfondibile di alcuni baci. Dopo pochi minuti suoni di trambustò riconducibile a fusioni d’amore che provenivano sicuramente dalla camera da letto. 

Ero scioccato, ci soffrii parecchio, perché dopo tutto, anche se non completamente convinto, l’avevo sposata, e lei era mia moglie. Nonostante tutto non le chiesi nulla e anzi, iniziò a salire in me la morbosa curiosità di sapere cosa facessero, certo so benissimo cosa facessero, ma volevo vederlo con i miei occhi. Seppur ci soffrissi come un cane alla fine decisi di mettere una microcamera proprio in camera da letto.

Quasi tutti i giovedì cercai di uscire con entrambe le mie figlie e quasi tutti i giovedì loro si vedevano e scopavano.

I due si divertivano alla grande alle mie spalle, ma quella situazione iniziò pure a farmi eccitare in un modo che fino ad allora non aveva ancora mai sperimentato. 

Ecco c’è qualcosa che però non ho né anticipato e nemmeno detto in alcun modo, forse un po’ accennato con il fatto che mi sentissi più mamma che papà. Io da sempre ho avuto un piccolo fetish, innocuo si intende, per carità. Tutti, chi più chi meno ne hanno uno, il mio era quello di indossare alcuni indumenti femminili di nessuna importanza particolare (magliettine aderenti, qualche gonna ma niente più), prima iniziai con quelli di mia sorella, poi infine quelli di mia moglie. Insomma piccole cose, niente di eclatante. E sopratutto con il tempo mi capitava sempre più di rado, perché fondamentalmente mi sento etero e mi piacciono le donne. Ma in questo periodo qua è scattato in me qualcosa che mi ha portato a farlo più spesso. 

Sopratutto dopo quest’ultima rivelazione su mia moglie. 

La sofferenza e l’eros talvolta si fondono tra loro e danno vita a dei processi mentali quasi inarrestabili e incomprensibili. 

Iniziai a masturbarmi sempre più frequentemente guardando i loro video, che però riuscì a registrare solo tre volte per paura di essere scoperto. Lo facevo quando potevo, il pomeriggio quando mettevo mia figlia in culla e quando la grande andava agli scout o da qualche amica, alcune volte la notte, nella stanza che usavamo come ufficio/studio ma nella quale non potevo indossare nulla di che per via della loro presenza in casa. 

Fu proprio in uno di questi pomeriggi che suonò il campanello. Andai ad aprire dopo qualche minuto, era lui cavolo, quel bastardo del mio vicino “ciao scusa il disturbo, hai del sale?” ma io ti seppellisco nel sale testa di cazzo (pensai). 

Lo feci entrare, seppur visibilmente scocciato nei modi che tutt’altro si dovrebbero riservare ad un ospite che ti chiede un favore ma era l’uomo che si stava scopando mia moglie, non riuscivo a fare altrimenti. Andai in cucina a prenderglielo, lui, senza nessun briciolo di educazione mi venne dietro. Arrivato difronte alla credenza, aprii lo sportello in alto dove sapevo avere le scorte di sale, zucchero ed altro e cercai di prenderlo, ma lo sportello era troppo alto. Ci misi qualche secondo ma alla fine ce la feci. 

Lui poi mi disse; “l’avrei preso io” lo guardai con aria di superbia e gli dissi che non c’era bisogno; “a casa mia quello che mi serve lo prendo io”. 

Mi ringrazio e poi uscendo fece un commento su una statua greca in miniatura che avevo all’ingresso. 

-Bella, il corpo assomiglia un po’ al mio, a parte alcuni dettagli in miniatura.

-La testa intendi? (Gli dissi in maniera provocatoria).

-Si, la testa se così la vogliamo chiamare. 

Cazzo pungente l’amico, mo te la tiro proprio in testa e vediamo che c’è dentro (pensai).

Poi aggiunse;

-Mi piace molto l’arte greca, peccato solo per alcune parentesi spiacevoli tipo la schiavitù, hai presente? 

-Sono professore di lettere e storia classica, si ho abbastanza presente.

Poi lo salutai senza nemmeno aspettare la sua risposta e gli chiusi la porta in faccia. 

Questo coglione ha avuto la faccia tosta di venire a casa mia, chiedermi del sale, permettersi delle allusioni e farmi pure la morale sulla schiavitù. 

Quel pomeriggio mi passo la voglia di masturbarmi e feci altro.

Passo qualche settimana, non resistetti e rimisi la piccola video camera nascosta in una statuina raffigurante il Partenone. Era ben nascosta da alcuni suppellettili che gli stavano davanti, questa volta le immagini furono un po’ più chiare e vidi lui (che solitamente stava di schiena), di lato, col cazzo in mano, intento nel farlo sbattere sulla faccia di Giovanna. Lei non mi sembrava molto presa, ma quella infondo alla fine era lei, non è mai stata troppo passionale, faceva quel tipo di cose senza troppo trasporto. Poi sempre di lato, bene in vista alla microcamera la prese a pecorina e la cavalco per bene. Lei, nonostante lui sembrasse ben dotato, non emise grossi gemiti, che fosse ormai abituata? Non me lo chiesi più di tanto, in fine le venne in bocca e poi in fretta e furia sputo tutto su di un fazzoletto. Lui poi fece per accarezzarla ma lei con freddezza (sicuramente per la paura credo) lo fece rivestire di corsa e tutto finì li. 

Con questo video mi masturbai per delle ore, questa cosa di mia moglie mi eccitava molto. Sicuramente era anche colpa mia questo suo comportamento così sleale, ma non riuscivo comunque a non serbarle del rancore, rimanevo sempre incazzato e rancoroso nei suoi confronti, ero sempre e comunque un marito cornuto.

Un mercoledì mia figlia mi mando un messaggio chiedendomi di andarla a prenderla a scuola per via di alcuni libri pesanti che dovette ritirare quel giorno. Rientrando a casa, difronte al portone d’ingresso del palazzo, inaspettatamente intravidi quel bastardo del mio vicino, alla porta dell’ascensore che ci aspettava per farci un favore (secondo lui). Tergiversai con le mie figlie in modo da costringerlo a salire da solo, ma lui si voltò verso di noi e ci chiese; “dovete salire pure voi?”. 

Mia figlia corse subito in ascensore e io dovetti desistere. 

Mi lancio qualche occhiata per sfottermi sicuramente, poi mia figlia disse; “papà dopo pranzo viene Giulia a prendermi verso le tre, vado da lei a fare i compiti, rientro alle sette con mamma”. Le risposi ok. 

Pranzammo e alle tre mia figlia uscì di casa, la piccola dopo la poppata prese sonno e io mi diressi in ufficio per scrivere un po’. Non so com’è, ma qualche minuto più tardi inizia a ripensare al mio tarlo. Ci riflettei un secondo e pensai; la grande era uscita, la piccola dormiva e comunque bastava darle qualche occhiata ogni tanto per sincerarsi che stesse bene, quindi posso scrivere pure più tardi, tanto da lì il libro non scappa.

Andai in camera e presi due cose dall’armadio di mia moglie, poi apri il cassetto della biancheria e guardai quel fallo di gomma per qualche secondo. 

Mi misi al pc e iniziai a toccarmi.

Sentii il campanello, mi spoglia di corsa e mi misi il pigiama e andai alla porta, erano i testimoni di Geova, li liquidai in tempo record. Controllai la bambini e riandai nello studio, mi rimisi tutto come mio solito e ripresi da dove avevo lasciato. Dopo dieci minuti nuovamente il campanello, (impossibile pensai) non posso stare in piace per niente oggi. 

Apri la porta e mi si palesò davanti la sagoma di quel testa di cazzo del mio vicino. 

Era tornato a rompermi i coglioni, “ma che vuoi?” Gli dissi in maniera molto brusca (mi pentii pure). 

-Scusa, ti ho riportato il sale.

-No scusa tu, è che sto facendo alcune cose e non riesco proprio a finire oggi, grazie, alla prossima. 

Nel mentre che lo salutai in maniera sbrigativa accompagnai la porta per chiuderla, ma lui la bloccó con una mano.

-Senti ti sembrerà strano ma oggi sono senza zucchero.

-Ah, ma scherzi? 

-Non per niente. 

-Vabbè basta che ci muoviamo che ho da fare, entra e non fare casino perché ho la bambina che dorme.

Entrò e mi seguì nuovamente fino alla cucina, aprii lo sportello in alto e rimisi il sale a posto, poi feci per prendere lo zucchero che però stava leggermente più distante, lui si avvicinò dietro di me e poggiandosi a me mi aiutò a tirarlo fuori. Rimasi basito, mi aveva appena appoggiato il suo coso nel sedere per prenderlo. Mi girai stizzito, lo guardai ma non dissi nulla. Pensai subito che fece questo come uno sfregio solo per farmi sentire la differenza tra me e lui. Poi feci una scoperta tragica, nella fretta e dal nervoso mi ero scordato di chiudere i bottoncini del pigiama, dal quale si intravvedeva una magliettina rosa con degli strass, cosa più tragica è che per comodità avevo pure delle infradito sempre rosa di mia moglie. Ero leggermente mortificato, ma non persi di certo il controllo (al momento). Lo persi però in parte in seguito a quello che mi disse dopo. 

Fine prima parte, appena troveró il tempo vi racconteró il resto 😘.

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