In realtà, ho sempre pensato di essere etero, prima di conoscere la mia Eri, ma pensandoci bene, mi ero già innamorata della mia migliore amica, quando avevo 18 anni.
Franci era una ragazza intelligente, divertente e tosta da cui ero attratta, ma che non ho mai osato avvicinare.
Quando ci conoscemmo, non appena entrate in confidenza, mi confidò di essere lesbica. Forse questo è uno dei motivi per cui mi sembrava coraggiosa: io nascondevo la mia sessualità. Era carina in un modo che mi piaceva. Non aveva necessità di truccarsi o indossare abiti che la valorizzassero. Sorrideva e andava d’accordo con tutti. Aveva una personalità radiosa.
Forse era anche questo che la faceva così attraente per me, che invece ero scontrosa e perennemente incazzata con il mondo.
Facemmo amicizia durante i primi set fotografici. Ore e ore a aspettare che ci chiamassero per degli scatti sotto le luci che ti facevano sudare. Con mani sbrigative che ti mettevano a posto abiti, trucco e capelli. Sempre terribilmente affamate. Sempre terribilmente assonnate.
Sedute una accanto all’altra ci raccontavamo le nostre cicatrici. I nostri sogni di principesse del jet set. La nostra volontà feroce di farcela.
Ricordo esattamente il momento in cui avrei posato le mie labbra sulle sue. Ma lei sembrava non avere alcun interesse per me in quel senso e pensai in un flash che per il suo sorriso e la sua risata, per non rischiare di perderli, potevo pagare il prezzo di non sentire mai le sue labbra sulle mie. Ero sfrontata e dura con i ragazzi, con lei mi sentivo insicura.
In quel momento non sopportavo il pensiero di perdere la nostra amicizia. Mi sentivo sola. Ero da poco andata via di casa e abitavo in una stanza con lei. Una stanza in una casa di periferia. Ci pagavano poco e vivevamo mangiando frutta. Mi sentivo persa in una città sconosciuta dove chi ti avvicinava lo faceva pensando che le modelle fossero tutte un tipo di prostituta.
Dopo qualche mese, io ero uscita con dei ragazzi, e lei con delle ragazze. Un giorno le dissi che mi sentivo bisessuale. Pensavo in questo modo di cambiare qualcosa del suo atteggiamento verso di me. Non che fingessi. In realtà la desideravo così tanto. Volevo solo che lei si accorgesse di me, che mi guardasse con altri occhi.
Ma niente. Io continuavo a uscire con ragazzi. Si può dire che ero promiscua sessualmente e non ne facevo mistero con lei. Ci dividevamo l’uso della stanza per fare sesso. Solo che io la occupavo molto più spesso di lei. Ostentavo i miei ragazzi. Mentre lei era molto più discreta.
C’è stato un momento in cui mi ero decisa a dirle quello che provavo. Da lì a pochi giorni sarei dovuta andare per un periodo in un’altra grande città. Ero eccitata, forse era il mio momento. Quello dei grandi nomi, che mi avrebbe messa patinata nelle riviste giuste. Ma ero triste pensando che Franci non aveva avuto la mia stessa occasione.
Ci sedemmo a gambe incrociate sul letto e le nostre ginocchia ossute si sfioravano.
Lei si lamentava di quanto fosse difficile trovare ragazze lesbiche. Mentre dentro di me una voce urlava: “e la ragazza bisessuale proprio davanti a te??”
Glielo dissi. In modo indiretto. Con noncuranza. Come parlassi di cose irrilevanti.
"Prenderesti mai in considerazione l'idea di incontrare una donna bisessuale?"
"Oh, certo, non sono schizzinosa", rispose subito, poi cambiò argomento.
"Ci crederesti che Betta mi abbia detto che è etero dopo due appuntamenti e aver giocato per un’ora?! Che cazzo?"
"Voi… ehm.. lo avete fatto?" Non ero sicura se volevo la risposta o volevo solo immaginare me e Franci che lo facevamo.
"No. SÌ. "Non lo so", Franci storse il naso, cercando di decidere. Era così carina quando lo faceva. "Abbiamo giocato con le tette l'una dell'altra e ci masturbavamo guardandoci. Questo conta?"
Deglutii, immaginando la scena dal punto di vista di Betta.
"fammi vedere" quasi è uscito dalla mia bocca. Quasi. Ma ero una codarda, una codarda innamorata.
"Non credo che conti", risposi, provando un irrazionale senso di sollievo.
Deve cambiare, disse Franci con convinzione. Devo cambiare ambiente e sarà più facile fare sesso. Chiunque può fare sesso a meno che non sia brutta.
Mi ha guardata con occhi tristi: “Dimmi la verità Moni, pensi che sia brutta?”
"Cosa? Certo che no! Tu sei...Io..." Non sono riuscita a finire la dichiarazione. Cercando di riprendermi, ho sbottato la prima cosa che mi è venuta in mente. "Guarda, se non fossi la mia migliore amica, ti scoperei ora, subito adesso!"
Mentre lo dicevo mi sarei data un pugno in un occhio. Perché l'avevo detto così?
Gli occhi di Franci si spalancarono, poi lei ridacchiò. "Mi fai sempre ridere! Grazie comunque. Anche scherzando, mi fa sentire meglio."
Si sporse in avanti e mi strinse in un abbraccio.
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Una settimana dopo, me ne ero andata. Mi stavo trasferendo in una casa che la mia agenzia aveva in affitto permanente e dove mandava le ragazze promettenti ma che ancora non erano nessuno.
Avevo una stanza tutta mia e una città fantasmagorica da conoscere. E’ stato un mix fra la mancanza di Franci e l’entusiasmo di una nuova vita.
Continuavamo a sentirci ogni giorno. Il che a volte diminuiva, a volte aumentava il dolore.
Poi, non dico che me ne dimenticai. Ma lei aveva incontrato una ragazza e mi parlava di come fosse felice. Io me ne feci una ragione da lì a poco andai a vivere con un ragazzo. Anche lui faceva il mio stesso lavoro, ma la sua famiglia aveva questa casa vuota e lui ne approfittava per viverci con me. La vita andava un po’ meglio, non mangiavamo più solo mele e forse gliela stavamo facendo.
Fu dopo circa un anno che rividi Franci. Era anche lei nella città degli angeli per un provino. Solo un paio di giorni, potevamo vederci per un saluto?
“certo che si! Ma dove dormi? “
“pmi hanno trovato un hotel…”
“ma niente affatto, starai da me, tutto il tempo che vuoi!”
Tyler non c’era in quei giorni. Aveva un lavoro sull’altra costa.
La casa era piccola e ovviamente c’era solo un letto. Il nostro.
Mi faceva uno strano effetto pensare che avrei dormito con lei. Dopo averla tanto desiderata. Ma proprio io, che ero tanto libera nella mia sessualità, con lei mi sentivo bloccata e insicura. Timida.
Passammo ore a raccontarci la vita. Il suo splendido sorriso era contagioso come sempre. Tutte le sue storie, di amore e di lavoro. Era in crisi con la sua compagna proprio per questo viaggio che però poteva rappresentare una svolta dal punto di vista professionale. Lei era gelosa.
Io le raccontavo di me e di Tyler, di me e del lavoro, di me e di quanto mi fosse mancata. Si fece tardi. E il giorno dopo avevamo un sacco di impegni.
Le prestai un pigiama di flanella. Era una mezza stagione e in casa l’unica fonte di riscaldamento erano delle stufe elettriche che facevano un cattivo odore e mi assicuravano un mal di testa se le avessi tenute accese mentre dormivo.
Lei si spogliò davanti a me senza alcun imbarazzo indossando il pigiama. Lo stesso feci io cercando di avere la sua stessa naturalezza. Ma la visione dei suoi capezzoli scuri mi diede una scossa di sensualità. Devo averla guardata con più intensità del solito, perché lei piegò il viso di lato e disse: “tutto bene? Voglio dire… stai bene?”
“si si… assolutamente… penso di essere molto stanca...”
Mi infilai sotto le coperte velocemente ma tenendole sollevate le dissi: “dai, salta a bordo...”
Lei sorrise e un momento dopo era sdraiata al mio fianco, il mio braccio sotto la sua testa e la sua gamba destra e il suo braccio su di me.
"Grazie", sussurrò mentre i suoi capelli mi solleticavano il collo.
Sospirò e si rilassò, con gli occhi chiusi, mentre io fissavo il soffitto. Nemmeno due strati di flanella riuscivano a mascherare la sensazione delle sue curve morbide che si insinuavano nelle mie. Con l'adrenalina e il calore che mi scorrevano nelle vene, ci ho messo un po' ad addormentarmi, nonostante fossi esausta.
Più tardi mi sono svegliata, non so che ora fosse e ho sentito Franci accanto a me borbottare in modo incoerente e dimenarsi. All'inizio ho pensato che i suoi movimenti fossero casuali, poi ho notato che mi strofinava il bacino contro la coscia. Mi sono bloccata, non sapevo cosa fare. Stava ancora dormendo? Alla luce dei un’insegna al neon che filtrava da fuori i suoi occhi erano chiusi e il suo viso aveva una qualità sognante che suggeriva che non fosse consapevole di quello che mi stava facendo. Mentre la guardavo, la sua mano scivolò tra due bottoni del mio pigiama, mentre quattro dita cercavano il mio seno. L'avrebbe trovato da sola se il suo pollice non fosse rimasto incastrato in una piega.
Stavo lì, lasciando che la mia bellissima amica mi toccasse e l'indecisione si mescolava ai suoni sempre più erotici che emanava. I suoi mormorii si erano attenuati, sostituiti da respiri pesanti e grugniti e gemiti disperati e piacevoli. La mia eccitazione cresceva con ogni secondo che passava.
Non mi approfitterei mai di una donna addormentata, ma lei si stava già approfittando di me senza saperlo. Quale sarebbe il male nel permetterglielo? C'era una perversione nell'idea che la rendeva ancora più eccitante.
Muovendomi lentamente per non svegliarla, tolsi la piega del lenzuolo che le impediva di entrare nella mia maglietta. Solo un attimo dopo la sua mano trovò il bersaglio e le dita si avvolsero attorno al mio seno. Era goffo e poco focalizzato, ma dolce. Mi rilassai di nuovo e lasciai che mi palpasse.
In poco tempo, il mio bisogno di qualcosa di più ha preso il sopravvento. Bsarebbe bastato un piccolo aggiustamento, ma avrebbe potuto svegliarsi in qualsiasi momento; dovevo stare attenta. Una delle mie gambe era per lo più libera. In un modo calcolato per sembrare il movimento di una persona addormentata, ho piegato il ginocchio di lato, allargandomi di fatto.
Immediatamente, il ginocchio di Franci si alzò per premere contro il mio sesso, e io sussultai involontariamente prima di mordermi le labbra per stare zitta. Continuava a strofinarsi contro la mia coscia, ma ora strofinava e premeva anche la gamba contro il mio clitoride.
Al mio petto, la sua mano continuava a massaggiare. Il mio capezzolo scivolava tra due delle sue dita e veniva pizzicato, mandandomi una scossa meravigliosa ad ogni stretta. Ho fatto del mio meglio per restare in silenzio e immobile mentre lei usava il mio corpo per realizzare qualsiasi sogno stesse facendo.
Col passare del tempo, le sue piccole spinte divennero più grandi, più lunghe e la pressione contro il mio clitoride aumentò. La donna che avevo più desiderato nella mia vita si muoveva contro di me. La sua testa si inclinò verso l'alto e per un momento temetti che si stesse svegliando e che avrei visto imbarazzo sul suo viso. Invece, aveva gli occhi chiusi e la sua espressione era di pura gioia. Le sue labbra si muovevano sensualmente ad ogni piccolo gemito, ad ogni piccolo grugnito. Stava per venire sulla mia gamba e non riuscivo a pensare a niente di più sexy che guardarla in faccia mentre lo faceva.
Fu allora che sentii il mio orgasmo iniziò a salire. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Cercavo di coordinarmi con lei, il suo respiro, i suoi gemiti. Quando il suo corpo si irrigidì e i suoi fianchi tremarono, un gemito profondo e gutturale, insieme all'espressione del suo viso, si diresse dritto al centro del piacere del mio cervello, innescando il mio orgasmo. Ho fermato il respiro e mi sono lasciata andare, sussultando contro il suo ginocchio per ottenere solo un po’ più di contatto. Finì per prima, ma si rannicchiò più vicino, permettendomi di rabbrividire un'ultima sbirciatina prima di ricadere nel materasso.
Poi ci sciogliemmo dall’abbraccio. Ci addormentammo. Al mattino dopo nessuna delle due fece menzione della cosa. Solo molti anni dopo, io tornata a vivere in Italia, lei rimasta negli Usa, ricca e famosa, ci confessammo per email quanto ci eravamo desiderate entrambe senza avere il coraggio di dirselo. La mia migliore amica. Lei oggi sposata con due figli. Io sto con una donna.
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